Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 7 Marzo 2021

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Che idea abbiamo di Dio? Come ce lo immaginiamo? No, non vogliamo immaginare Dio, rischieremmo di costruirci un’immagine o peggio un’idea che non corrisponde. Possiamo e dobbiamo soltanto metterci in ascolto di lui, accogliere la sua Parola e ubbidirgli: dopo, soltanto dopo l’ubbidienza sapremo quanto sono grandi il suo amore e la sua sapienza, sapremo incontrarlo presentandogli la nostra lode e i nostri desideri, potremo rispondergli offrendogli la nostra disponibilità per la realizzazione dei suoi desideri. La Parola che ci viene offerta mentre continuiamo il cammino verso il battesimo, cui si stanno preparando i catecumeni, ci presenta uno dei momenti decisivi della vita del popolo d’Israele: Dio rivela i suoi precetti. Questi sono i fondamenti della vita personale, familiare e sociale dell’uomo così come Dio lo ha “sognato” perché egli sia davvero “a immagine e somiglianza” di lui.

Da quelle dieci Parole noi iniziamo a conoscere il nostro Dio. Lo conosciamo non come un estraneo, come un oggetto osservato dall’esterno, ma come qualcuno che fa parte della nostra vita, impegnato con la nostra esistenza, che si è collocato nel nostro intimo, o, meglio, che tiene noi nel suo cuore. Lo conosciamo col desiderio con cui una sposa conosce il suo sposo. Lo conosciamo geloso di una gelosia bella e gradita, perché vuole che corrispondiamo al suo amore in modo esclusivo. La sua gelosia non è egoismo, ma preoccupazione che non ci lasciamo ingannare da altri, da chi ci vuole attirare solo per sfruttarci, illuderci e ingannarci. Lo conosciamo come un figlio conosce il proprio padre e la propria madre, con la stessa tenerezza, ma anche con la stessa inadeguatezza. La nostra conoscenza di Dio non è mai alla pari, non è mai completa, mai esaustiva, non è mai finita.

Gesù, arrivando a Gerusalemme, si accorge che il tempio presenta ai pellegrini, che vi salgono, uno strano spettacolo: è divenuto mercato per gli animali da offrire in sacrificio a Dio. I fedeli che vi entrano non incontrano una dimostrazione dell’amore gratuito del Dio d’Israele, ma la brama di guadagno di coloro che dovrebbero far da tramite con lui. Chi viene a pregare riceve l’impressione che l’amore di Dio debba essere comprato, e che l’uomo non possa incontrare il suo Dio direttamente, ma solo passando per il portafoglio. L’immagine di Dio che ne risulta è quella di un commerciante o di un amico dei ricchi: immagine disgustosa, ma soprattutto menzognera.

Gesù, sapendo d’essere il Figlio di Dio, e di avere quindi autorità in quel Luogo, vuol fare in modo che chiunque entra nel tempio santo possa conoscere Dio come Padre, e riconoscere il suo amore tenero, fedele e meraviglioso. Con pace, ma con decisione e fermezza, egli allontana commercianti, cambiavalute e, in particolare, la loro merce. Assomiglia a Mosè, quando con forza è intervenuto per abbattere il vitello d’oro, che dava al popolo l’idea, diremmo noi, della forza del denaro, la convinzione che col denaro si può tutto e che il denaro dà felicità: inganno peggiore non c’è. L’oro non è la risposta ai bisogni dell’uomo. E nemmeno la forza fisica o la potenza, di cui il torello è emblema.

Gesù però sa anche che nel tempio di pietre, per quanto artistico e bello, l’uomo non incontrerà mai la pienezza dell’amore del Padre. Gustare pienamente il suo amore è possibile solo in lui, nella sua vita offerta con amore e per amore. È lui il vero Tempio di Dio, il luogo dove ci incontriamo con la perfezione dell’amore eterno e fedele del Padre. Quando questo Tempio di carne potrà essere riedificato dopo la sua morte, quella morte che incute paura a tutti, allora ogni uomo potrà accostarglisi ogni giorno per godere di essere amato e di riuscire ad amare. Gesù crocifisso e risorto è davvero ricchezza e “potenza e sapienza di Dio”!


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