Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 7 Giugno 2020

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Ad ogni celebrazione eucaristica viene proclamata una preghiera chiamata Prefazio. Con essa cominciamo la preghiera eucaristica dopo la liturgia della Parola. Essa si conclude sempre con il canto dei Serafini: Santo, santo santo! Il profeta Isaia (c 6) è testimone di questo canto, che noi facciamo risuonare con un’infinità di melodie. Davvero santo è il Signore, davvero grande il nostro Dio e degno di essere lodato e cantato da tutte le voci, anche dalle nostre, che certamente non possono competere con quelle degli angeli! Dio però gradisce la nostra voce, perché in essa ode il desiderio del nostro cuore e la gioia del nostro spirito, gioia di figli che si sanno da lui amati. Noi poi completiamo il canto dei Serafini con le parole con cui i discepoli hanno accompagnato Gesù in Gerusalemme: Benedetto colui che viene…! Osanna nell’alto dei cieli! In tal modo la nostra lode diventa un atto di fede, fede nella uguaglianza di dignità di Gesù e del Padre, fede nell’amore del Padre che ci dona il Figlio, fede nello Spirito che ci riempie il cuore di gioia per riconoscere e l’uno e l’altro uniti come unica luce! Questo canto conclude la grande preghiera di azione di grazie e vi fa partecipare tutta l’assemblea, che si dispone poi a vivere nel silenzio il mistero più grande: la presenza di Dio nel pane e nel vino.

Dio è uno, e di fronte all’unicità di Dio noi ci curviamo e ci prostriamo colmi di timore, come Mosè sul monte Sinai. Pur sapendo che Dio è “ricco di grazia e di fedeltà”, che si chiama “Dio misericordioso e pietoso”, siamo atterriti dalla sua presenza, perché è misteriosa, tanto superiore a noi, che non riusciamo a fare altro che riconoscere la nostra indegnità dovuta al peccato sempre attuale in noi.

Mosè, nonostante l’indegnità degli uomini, chiede a Dio di “camminare in mezzo a noi”. E Dio lo ha esaudito! Le brevi righe del vangelo di oggi ci manifestano come Dio è venuto in mezzo a noi. Egli, volendo camminare in mezzo a noi senza farci paura, ha mandato il Figlio, il suo Figlio unigenito. Lo ha rivestito di carne umana, per non spaventarci, per incontrarci nella quotidianità, nella normalità, per lasciarci gustare la bellezza e tenerezza del suo amore in un incontro a tu per tu con gli occhi di Gesù!

A Nicodemo Gesù manifesta questo bellissimo disegno di Dio: egli “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Chi incontra Gesù non muore di spavento, anzi, riceve la pienezza dell’amore divino, tanto da diventarne recipiente fortunato. Chi incontra Gesù e lo accoglie viene salvato, viene tratto fuori dal pericolo di sprofondare nel vuoto dell’inutilità e nella sofferenza tipica di chi non ama. Chi incontra Gesù comincia a conoscere l’unico Dio nella bellezza della sua intima vita fatta di relazione d’amore.

Oggi noi professiamo consapevolmente questa conoscenza di Dio che vive in sè l’esperienza della comunione. Dio è Trinità! Dio è uno, ma la sua unità non è quella della solitudine, bensì quella realizzata dall’amore, che unisce cuori diversi come tre fiamme risplendono di un’unica luce!

Dio è Trinità: questa fede compenetra talmente la nostra vita che ne diventa rivelazione e profezia. La gioia, l’aiuto reciproco, la pace che ci rende un cuor solo e un’anima sola, altro non sono che il riflesso o l’eco della meravigliosa unità delle Tre Persone Divine.

L’apostolo Paolo ci benedice invocando su di noi come un’unica benedizione l’azione vivificante di Gesù, del Padre e dello Spirito Santo. Da Gesù la grazia, da Dio Padre l’amore, dallo Spirito la comunione: la grazia ci rende amabili e colmi di speranza, l’amore ci fa attenti ai fratelli e operosi nel compiere il loro bene, la comunione ci unisce in modo che le diversità non diventino causa di gelosia o di invidia e di divisione. Grazia, amore e comunione sono doni di Dio che ci uniscono in unica famiglia, facendo risplendere tra noi la tenerezza, dolcezza e pienezza della vita di Dio!

Oggi è il giorno in cui non solo con le voci, ma con tutto il nostro essere, dobbiamo dire: Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo! Gloria all’amore del Dio unico, unità senza differenze, gloria a colui che è, che era e che viene, gloria a colui che, incontenibile dall’universo intero, si fa ospitare dai nostri cuori e cammina in mezzo a noi!

don Vigilio – cinquepani.it