Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 6 Dicembre 2020

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Gesù ha assicurato ai suoi discepoli che tornerà, benché in modo imprevisto e imprevedibile. Oggi siamo stimolati a prepararci osservando come è stata preparata la sua prima venuta in mezzo al suo popolo. Ecco: Giovanni, nel deserto, sulle strade di comunicazione tra Israele e i popoli pagani, quindi in un luogo dove anche questi possono ascoltare, ricorda le profezie più belle annunciate dai profeti antichi e annuncia la loro imminente realizzazione. Quelle profezie, presenti nella memoria del popolo da secoli, e per questo ritenute un sogno lontano che non si realizzerà, sono invece ormai alle porte: infatti colui che viene mandato a compierle è già presente in mezzo agli uomini.

L’evangelista Marco, che ci accompagnerà quest’anno nel nostro ascolto del Signore, riassume in poche righe la missione di Giovanni. Ce lo presenta come uno degli antichi profeti, sia per il suo guardaroba, povero ed essenziale, che per il menù dei suoi pasti, improvvisati e semplici, ma soprattutto per la concisione e sicurezza del suo messaggio. Giovanni non segue la moda degli uomini, non si lascia influenzare o condizionare dalle loro abitudini. Così, chi lo vede e lo ascolta, riesce più facilmente ad ascoltare le sue parole come parole che vengono dall’alto: il suo modo di vivere trasmette fiducia che il suo messaggio sia autentico e senza interesse personale.

Egli invita a conversione, a cambiare cioè il modo di pensare, e quindi di agire: Non pensare più che Dio è lontano e lontane le possibilità di incontrarlo. Egli sta avvicinandosi a te: preparagli la strada, togli gli ostacoli, quelli creati dai tuoi peccati, dalle tue disobbedienze quotidiane, dal tuo egoismo che sbuca fuori in tutte le tue azioni. Come sono stati concreti i gesti del tuo disobbedire a Dio, siano concreti ora i passi che fai per ritornare a lui: lasciati lavare nell’acqua, abbassati sotto la mia mano in modo che tutti vedano, in modo da comprometterti con il resto del popolo.

Colui che viene è molto più grande di me, ha dei compiti infinitamente più belli del mio: io ti preparo un po’ ripulito, lui ti riempirà il cuore con lo Spirito Santo, con la vita stessa di Dio. Io sono come colui che lava dalla sporcizia una bottiglia, lui è colui che la riempie con un liquore prezioso. Io te lo indico e te lo presento, lui ti amerà come lo sposo ama la sposa, con un amore unico, profondo, gioioso e completo.

La presenza e la parola di Giovanni è consolazione per coloro che da sempre attendono la venuta di Dio nella storia degli uomini. I poveri l’attendono, perché oppressi da ogni parte. Essi, che non hanno potere nel mondo e non vogliono contare nemmeno sul potere del denaro, attendono il regno di Dio: essi vedono Giovanni come segno e dono di Dio, del Dio fedele che mantiene le promesse. Per questo essi corrono da lui, allontanandosi così dal tempio di Gerusalemme, nel quale non risuonano più parole consolanti che danno speranza: essi comprendono che egli è davvero la voce che “reca liete notizie e dice: Ecco il vostro Dio”. Non faranno fatica a dare la propria adesione a Gesù.

Il messaggio di Giovanni ci consola, ci apre alla speranza, ma abbiamo ancora bisogno di pazienza, dice l’apostolo Pietro nella seconda lettura. La pazienza l’adopera Dio verso di noi, ma anche noi dobbiamo unirla alla vigilanza: attenzione alla venuta quotidiana di Dio, nostro salvatore, e pazienza nell’attendere il compiersi della sua liberazione e della sua salvezza dalle quotidiane situazioni di sofferenza. Attendiamo, senza fretta!


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