Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 3 Maggio 2020

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Il vangelo di oggi ci aiuta a comprendere il valore del simbolo della nostra fede! Questo è come la voce del pastore che le pecore riconoscono. Il Credo è un elenco di verità, detto “Simbolo della fede”: in forma sintetica propone quelle verità senza le quali non possiamo ritenerci cristiani. Attraverso di esso riconosciamo chi è nostro fratello e lo distinguiamo da chi non può dirsi tale. È il segno di riconoscimento sia per i cattolici che per gli ortodossi e i protestanti, espressione di quella fede comune che fa di noi fratelli in Gesù Cristo. Se qualcuno introducesse delle varianti al Simbolo della fede sarebbe da ritenersi eretico, rientrerebbe tra quei falsi fratelli da cui gli apostoli ci raccomandano di difenderci, perché pericolosi per la nostra vita. Cambiare qualcosa al Credo significa infatti accettare un’immagine diversa di Dio, e quindi dell’uomo, e con ciò minare le basi della nostra convivenza e del nostro modo di amarci e stimarci l’un l’altro. Non per nulla la formulazione del Credo ha assorbito tante energie, ha impiegato tanti decenni e impegnato tanti dibattiti a Concili e sinodi. All’inizio il Credo era breve, poco più del nostro attuale segno di croce. Col passare del tempo i santi padri hanno avvertito che bisognava difendere i fedeli da sottili eresie che avrebbero, a lungo andare, reso la fede vana, inefficace per la speranza e senza frutto di carità. A varie riprese, ogni volta che si rendeva necessario, furono indetti Concili dei Vescovi per trovare le esatte e complete formulazioni per la fede dei cristiani, in armonia con i santi Vangeli e con la tradizione secolare della Chiesa. Il Simbolo che proclamiamo oggi si chiama niceno-costantinopolitano, perché è stato formulato al concilio di Nicea (325) e fu completato poi a Costantinopoli (381). Un cristiano non può accontentarsi di sapere a memoria il simbolo della fede, ma deve averne assimilato e compreso i contenuti, cosa che avviene in lunghi periodi di partecipazione alla liturgia e agli incontri di catechesi.

Noi, nella grande abbondanza di parole e discorsi che ci vengono proposti e anche gridati, dobbiamo saper distinguere ciò che è vero da ciò che ci inganna, ciò che viene dal Signore da ciò che è propinato dal suo nemico. Ecco, il Credo, pur nella sua formulazione scarna, è un criterio sicuro. Se qualche dottrina o qualche attraente discorso si discosta da esso, dobbiamo rafforzare la nostra attenzione. Caso mai dobbiamo farci aiutare da qualcuno che conosce meglio la nostra fede.

Riconoscere la voce del nostro Pastore è di vitale importanza, per non seguire falsi pastori e trovarci poi su strade senza pace che non ci portano che a cercare di soddisfare gli egoismi nostri o altrui! Il Credo ci aiuta per quest’opera di discernimento, come ci aiutano coloro che nella Chiesa hanno il carisma e il compito di rappresentare il Pastore, la guida e il difensore!

In questa IV domenica di Pasqua tutta la Chiesa prega il Padre che faccia sempre dono di tali persone al suo popolo, perché ne abbiamo bisogno, perché siamo sempre poveri, deboli e ignoranti. Abbiamo bisogno di chi ci orienti a Gesù, “la porta delle pecore”: se sbagliamo porta non entriamo nella pace e nella casa del Padre! Gesù insiste a dire che lui è la porta, la porta vera, quella usata da chi agisce alla luce, da chi non vuole ingannare. I ladri non passano per la porta, ma cercano altri ingressi perché vogliono passare inosservati e agire di nascosto per non essere riconosciuti. Il pastore, e chiunque in accordo con lui ama le pecore, entra per la porta. Ebbene, Gesù è la porta per tutti coloro che amano gli uomini! Se vedo che qualcuno evita Gesù, starò attento, non mi fiderò di lui! Se qualcuno evita Gesù o lo accantona nei suoi ragionamenti e nelle sue scelte è una persona che devo ritenere un pericolo per me!

Gesù è il mio pastore, egli è la mia porta! “Salvatevi da questa generazione perversa!” dice oggi San Pietro, esortando ad affrettarsi a correre da Gesù! Non importa se con lui dovremo soffrire portando la croce con pazienza, ma con lui saremo al sicuro, perché egli è “il pastore e guardiano delle vostre anime”!

Preghiamo quindi perché il Signore chiami molti a seguirlo e servirlo, e preghiamo perché coloro che percepiscono questa chiamata rispondano generosamente. Nella Chiesa ci sarà ancora chi esercita per i fratelli il carisma e il servizio del pastore! E naturalmente preghiamo anche per coloro che già lo esercitano, perché siano forti, gioiosi e sereni e il loro lavoro sia efficace!

don Vigilio