Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 19 Settembre 2021

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Prima l. Sapienza 2,12.17-20
dal Salmo 53/54
Seconda l. Giacomo 3,16 – 4,3
Vangelo Marco 9,30-37

Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà”. Queste parole del libro della Sapienza hanno certamente ispirato Gesù. Lo hanno aiutato ad intravedere il proprio futuro e a rivelarlo con sicurezza ai suoi. Essi non riuscivano a comprendere come mai Gesù parlasse così: aveva fatto molti miracoli, era sulla bocca di tutti, desiderato dalle folle. Come mai egli ora cerca di evitare la gente per rimanere solo con i discepoli, così pochi, e per di più parlando di una imminente morte violenta? Non era davvero facile comprendere. Ma le Scritture parlano con chiarezza, e Gesù sa che quelle parole dicono il vero, mentre i sentimenti degli uomini fanno presto a cambiare. Egli deve realizzare tutto ciò che è stato scritto, perché quella è la volontà con cui il Padre realizza la pienezza del suo amore per gli uomini peccatori, bisognosi di salvezza. La Parola di Dio resta, mentre il cuore dell’uomo si disorienta facilmente, segue gli impulsi delle passioni e cambia: su di esso Gesù non fa assegnamento.

È proprio vero che i discepoli non comprendono, e nemmeno fanno attenzione a quanto Gesù dice loro. Cammin facendo essi discutono di tutt’altro, pur intuendo che la loro preoccupazione non è condivisa dal Maestro. Essi sono bramosi di grandezze, di quelle grandezze che sono ammirate dagli uomini. Chi è il più grande tra loro? Mirano alla gloria umana. Gesù si siede, parla con solennità.

Prima non hanno ascoltato? Ora devono far tesoro della sua parola. È grande chi è amato da Dio. È grande chi somiglia a Dio. Sono amati da Dio i piccoli e i poveri, coloro che non sanno difendersi: se Dio li ama, li deve amare anche l’uomo di Dio. Possiede la grandezza di Dio chi si offre a servire coloro che Dio stesso ama. I piccoli sono grandi, perché amati da Dio. È doppiamente grande chi si fa piccolo e servo, sia perché Dio lo serve, sia perché diventa servitore di Dio.

Le parole di Gesù ci lasciano a bocca aperta, perché cambiano i nostri modi di pensare e di agire, e ci fanno vedere che il mondo in cui viviamo deve essere cambiato radicalmente. Così com’è, il mondo continua ad accrescere le sofferenze, mentre, se comincia a vivere come dice Gesù, le sofferenze vengono alleviate o scompaiono. Egli è davvero salvatore, e noi possiamo collaborare con lui: la sua salvezza comincia ad agire in noi quando conosciamo il Padre e il suo amore incarnato, che è il Figlio.

Se le parole di Gesù non ci convincono, ascoltiamo san Giacomo, che elenca le tribolazioni derivanti dalla smania di grandezza e dall’egoismo che la genera. Chi porta in sé la smania di grandezza non è nemmeno capace di pregare adeguatamente, perché non può incontrare il Dio dell’amore. Se gli pare di pregare, si illude. Il Padre può donarci soltanto una sapienza che ci rende umili, pacifici e misericordiosi, portatori di buoni frutti per la gioia nostra e di molti. Una sapienza diversa non è divina, ma sarebbe menzogna ingannatrice. Saremo per questo anche noi perseguitati? Anzitutto perseguiteremo noi stessi il nostro egoismo. Con la nostra vita umile, con la nostra misericordia e con l’essere portatori di pace, daremo gioia anche a quel mondo che non vuole i discepoli di Gesù.


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