Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 15 Agosto 2019

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“Si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l’arca dell’alleanza”! Con questa immagine inizia la prima lettura. Nel primo Tempio, quello di Salomone, una cassa di legno ricoperto d’oro conteneva le tavole della Legge consegnate da Dio a Mosè, un vaso con della manna raccolta nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto e qualche altro oggetto sacro. Il popolo d’Israele, quando aveva con sé l’arca dell’alleanza, si sentiva al sicuro, come fosse presente Dio stesso. Era custodita nel Santo dei santi: nessuno quindi la poteva vedere oltre al sommo sacerdote. Ora, aprendosi il Santuario, tutti la vedono, tutti possono godere di questo segno della presenza del Dio Altissimo. Si potrebbe dire che Dio non nasconde più la propria presenza, tutti ora possono accostarsi a lui!

Arca dell’alleanza è uno dei titoli che i cristiani fin dall’antichità hanno attribuito a Maria. È lei che, quando il Cielo si è chinato sulla terra, ha portato in sé il corpo – cioè la presenza fisica – di colui che è chiamato Figlio dell’Altissimo, Figlio di Davide, Figlio dell’uomo, Figlio di Dio! Nel corpo di Maria la presenza di Dio stesso! Davvero arca che racchiude il compiersi dell’alleanza di Dio con l’umanità, cioè il suo amore! Gesù è l’amore con cui il Padre “ha tanto amato il mondo”! Egli stesso ha chiamato il proprio sangue “mio sangue dell’alleanza”. Egli è stato chiuso nel corpo di Maria, che ha partecipato così della sua santità, e, potremmo azzardarci a dire, della sua divinità.

Il richiamo all’arca è accompagnato da un’immagine che presenta una donna partoriente perseguitata. Con tale immagine il Signore ci vuol rivelare la storia della Chiesa, ma il nostro pensiero va anzitutto a colei che per prima ha dato vita al Figlio “destinato a governare tutte le nazioni”. Certamente è il Figlio suo al centro dell’attenzione e il motivo per cui ella stessa è stata scelta da Dio. Lo scopo della sua vita e di tutto il suo servizio è il Figlio, Figlio di Dio, salvatore degli uomini, re che instaura il regno di Dio sulla terra. Dio, a coloro che lo servono con amore, è solito dare il premio, come Gesù stesso ha raccontato in varie parabole, anzi, ha pure detto che coloro che lo servono il Padre li onorerà. Su queste promesse si fonda l’origine della festa di oggi.

L’onore che il Padre riserva alla madre del Figlio suo, serva obbediente e fedele, è un onore degno di colui che lo attribuisce. L’onore che Dio dà potrà essere solo una medaglia, o non invece un premio concreto, pieno, eterno, degno di Dio? Siamo capaci noi di pensare qualcosa di meglio di quanto può aver pensato lui?

Maria, come l’arca dell’alleanza, riceve tutti gli onori e riceve lo stesso destino di ciò che ella porta in sé. Non facciamo grande fatica quindi ad accogliere la notizia che Maria condivida con Gesù la grazia che il suo corpo non sia corrotto nel sepolcro. Il dono gratuito fatto da Dio a Maria noi, della Chiesa latina, lo chiamiamo “Assunzione al cielo”; gli orientali danno un altro nome a questo mistero: “Dormizione di Maria”. Questo privilegio donato a lei è, come tutte le realizzazioni della volontà del Padre, un dono per noi, per tutti i cristiani e per tutti gli uomini. Noi godiamo al vedere completata e resa gloriosa la Madre, che è stata data anche a noi come Madre. Noi godiamo e riceviamo forza di perseveranza per la nostra speranza, perché ciò che gode la madre è ricchezza e consolazione e fierezza dei figli.

Oggi perciò facciamo festa, cantiamo a colei che il nostro Padre ha onorato. Lei ha portato in sé corporalmente la pienezza della divinità! Cantiamo con lei la misericordia del Padre, la bellezza della sua fedeltà e del suo amore ai poveri e ai peccatori, cantiamo con lei la nostra riconoscenza al Dio che guarda all’umiltà dei suoi servi. Cantiamo con lei, perché anche noi siamo stati scelti a portare in noi la persona del suo Figlio: ci nutriamo anche oggi del suo Corpo, e così diveniamo noi pure in modo reale arca della nuova alleanza di Dio con gli uomini. Da Maria impariamo la gioia e la fedeltà per vivere questa grazia, più che come impegno gravoso, come riconoscenza lieta e incessante.

1ª lettura Ap 11,19; 12,1-6.10 * dal Salmo 44 * 2ª lettura 1Cor 15,20-26 * Vangelo Lc 1,39-56

A cura della Casa di Preghiera S.Maria Assunta – Tavodo  -Via della Pieve, 3 – 38078 SAN LORENZO DORSINO – TN

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Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1, 39-56

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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