Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 14 Giugno 2020

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Oggi, solennità del Corpo e del Sangue del Signore, abbiamo la grazia di celebrare la grandezza del mistero eucaristico. La bellezza e necessità di questo mistero sovrasta le nostre capacità di mente, e anche di cuore.

La preghiera eucaristica, che inizia con il Prefazio, viene chiamata Canone. È una parola latina che dice che è fissata da una regola cui non si apportano cambiamenti. Fino al Concilio Vaticano II usavamo sempre la stessa, il Canone romano. Dopo il Concilio i Vescovi hanno approvato l’uso di altri Canoni, riscoperti dall’antichità o formulati nuovi. I sacerdoti scelgono di volta in volta quello che ritengono più opportuno. Lo schema di queste preghiere è sempre lo stesso: lode al Padre, invocazione dello Spirito Santo sui doni del pane e del vino, le parole dette di consacrazione, quelle pronunciate da Gesù nell’Ultima Cena, l’acclamazione dei fedeli, il ricordo del mistero centrale della salvezza, l’offerta del sacrificio, l’invocazione dello Spirito sui fedeli, la memoria dei santi, la preghiera per i pastori e per i propri cari viventi e defunti, e la dossologia finale.

La terza, ad esempio, inizia riprendendo la parola del Santo: Padre veramente santo, a te la lode da ogni creatura. Il Padre è degno di essere lodato perché per mezzo di Gesù e grazie allo Spirito dà vita e santità alla Chiesa e la riunisce come popolo che non ha altri confini che quelli della fede. La Chiesa è riunita proprio per celebrare l’Eucaristia, il sacrificio perfetto. Noi godiamo di questo disegno del Padre che ci fa grandi, ci rende degni di un mistero che mette in risalto la nostra indegnità e la nostra dignità!

La prima lettura di oggi ci fa ammirare la bellezza e la forza dell’amore del Padre: egli ha dato al suo popolo la manna, cibo sconosciuto, imprevisto. Da questo cibo il popolo avrebbe dovuto comprendere che non abbiamo bisogno “soltanto di pane”, perché “l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”. Dio è capace di dare un pane sconosciuto all’uomo affamato e assetato, all’uomo che si trova nel deserto, nel bisogno continuo di ricevere nutrimento, di essere accompagnato e protetto. Dio ha dato la manna quando l’uomo ormai disperava di poter trovare qualcosa che gli permettesse di vivere, di continuare a camminare, di giungere là dove Dio stesso lo attendeva. “Non dimenticare”, dice Mosè al suo popolo. Non dimenticare quel pane misterioso piovuto dal cielo. Non dimenticare che Dio ti ama e trova modo di superare per te ogni difficoltà.

Al duplice comando di Mosè, ricòrdati e non dimenticare, fa eco la Parola di Gesù che ripetiamo ad ogni Eucaristia: Fate questo in memoria di me. È un comando del Signore, un comando nuovo, che si accosta a quello ripetuto nel vangelo secondo Giovanni: amatevi l’un l’altro come io vi ho amato. Difatti, che cos’è il « questo » che Gesù ci chiede di « fare » in sua memoria? Egli certamente non pensa solo ad un rito col pane e col vino, ma a ciò che questi doni significano: l’offerta che egli ha fatto al Padre del proprio corpo e del proprio sangue, il sacrificio che lo ha portato a dare la vita per noi. Noi obbediamo a questo comando di Gesù offrendoci, offrendo il nostro corpo, cioè la concretezza della nostra vita, a vivere l’amore del Padre e di Gesù per gli uomini. « Fate questo » è il comando nuovo. Ci amiamo gli uni gli altri in memoria di Gesù. Ci amiamo gli uni gli altri unendoci a Gesù, ricevendo la forza dal suo Corpo e dal suo Sangue, offrendoci con lui al Padre. Mangiare e bere il corpo e il sangue di Cristo diventa il momento di comunione più profondo con Dio e con gli uomini, col Padre e con i fratelli. È Gesù stesso che opera questa unione perché egli ha donato se stesso affinché in noi entri la vita.

Noi mangiamo il Corpo e il Sangue del Signore: mistero della nostra fede.

Questo mistero lo adoriamo con grande desiderio di esserne continuamente resi degni. Non ci limitiamo ad adorarlo mentre ce ne nutriamo, ma lo adoriamo costantemente nelle nostre giornate, perché esso le illumina e le riempie di significato e di forza.

Riusciremo ogni tanto a trovare un’ora di tempo per sostare in silenzio davanti al Pane Eucaristico per essere illuminati dalla sua luce e trasformati dallo Spirito che da esso si sprigiona su di noi?

don Vigilio – cinquepani.it