Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 11 Agosto 2019

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Le letture di oggi continuano a farci riflettere sul tema affrontato domenica scorsa. Siamo provvisori su questa terra, in cammino verso una patria definitiva! Colui che ci ama ci attende al di fuori dei confini di questo mondo!

Il libro della Sapienza mette in evidenza l’attenzione di Dio per il suo popolo: lo ha fornito di segni per guidarlo nel “viaggio sconosciuto” e lo ha protetto dai pericoli da cui nessun uomo da solo potrebbe difendersi. I santi, coloro che vogliono appartenere a Dio, per poter godere sempre la sua guida, si sono muniti di una regola di comunione in ogni situazione, comunione fondata sulla lode di Dio!

In questa pagina poetica vediamo descritta la Chiesa: essa è il popolo che affronta il viaggio sconosciuto nella storia, a tratti molto difficile, di questo mondo; lo fa con grande fiducia e gioia: sa infatti di essere guidata da Dio e di essere di aiuto a tutti i popoli della terra! Le regole del viaggio le prende dalla bocca stessa di Gesù, che le offre con sicurezza e fiducia!

I consigli di Gesù per i suoi discepoli mirano a farci vivere nel regno che al Padre nostro è piaciuto darci! Il Padre deve poter manifestarsi sempre Padre, e noi quindi dovremmo tenere con lui un comportamento che non lo umilia al rango di padrone e nemmeno di servo. È necessaria una fiducia totale. Questa può crescere in noi man mano che la togliamo alle cose, alle ricchezze, ai tesori che normalmente occupano il cuore dell’uomo. Gesù perciò consiglia il contrario di ciò che noi istintivamente saremmo portati a fare. Egli ci consiglia di vendere quanto possediamo, di essere generosi, di donare tutto. Non avremo più il pensiero fisso su come difendere il denaro e la proprietà, né su come farlo fruttare. Saremo liberi di occupare il nostro cuore in relazioni di amore, relazioni costruttive, che saziano la fame più profonda del nostro essere e ci rendono comunicatori di gioia e di serenità per gli altri. “Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.

Egli, Gesù, non sarà sempre con i suoi, andrà a compiere il suo atto d’amore più grande, a donare la vita, andrà cioè “alle nozze”. Ma poi tornerà, e tornando non si dimenticherà dei suoi servitori! Raccontando le parabole Gesù parla di se stesso per aiutare i suoi a crescere nel rapporto con lui, e a viverlo con amore profondo. Egli non è un padrone normale. Quando egli tornerà sarà attento al comportamento che hanno tenuto i suoi servitori, si accorgerà se lo attendono o meno. Da come essi lo attendono egli si accorgerà se lo amano, se sono fedeli, se hanno mantenuto vivo il rapporto con lui anche durante la sua assenza.

Gesù non si lascia sfuggire l’amore dei suoi, amore che diventa servizio gli uni verso gli altri. Per ricompensarli si farà egli stesso loro servo: “Si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”.

Perseveranza, fedeltà, vigilanza: questi sono gli atteggiamenti che rendono vero e concreto l’amore, preziosa e benedetta la vita. Di questi atteggiamenti è intrisa la fede di Abramo, che la lettera agli Ebrei ci porta come esempio: “Egli aspettava la città dalle salde fondamenta”! Da lui impariamo a vivere in attesa della patria, a tenere lo sguardo rivolto ad essa, e in essa a colui che ne è il centro, il Signore Gesù.

Vivere in attesa del ritorno del Signore non significa per noi starcene in ozio, e nemmeno pregare soltanto, tanto meno avere paura. Ricordo la gioia di un uomo che sapeva essere molto vicina la propria morte, forse otto o dieci giorni. Mi domandò come avrebbe dovuto trascorrerli. Con meraviglia e con fede gli risposi: “Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro”. Con gli occhi illuminati di gioia non finiva di ringraziarmi!

Il lavoro dei discepoli di Gesù è sempre servizio, servizio che nasce dall’amore e dall’ascolto della sua Parola. Il loro lavoro, anche quando costa fatica, anche quando è croce, è sempre fonte di vita, di gioia, di libertà. Durante qualsiasi occupazione i discepoli sono attenti ad amare il loro Signore, perché sanno d’essere amati da lui. Egli è alle nozze, sta donando la vita alla sua sposa, la Chiesa, e perciò anch’essi vogliono partecipare al suo stesso amore offrendo se stessi, servendo con gioia i fratelli là dove la Chiesa ha bisogno per la sua missione nel mondo! Senza preoccuparsene, essi lo riempiranno di gioia quando tornerà!

1ª lettura Sap 18,6-9 * dal Salmo 32 * 2ª lettura Eb 11,1-2.8-19 * Vangelo Lc 12,32-48

A cura della Casa di Preghiera S.Maria Assunta – Tavodo  -Via della Pieve, 3 – 38078 SAN LORENZO DORSINO – TN

Letture della
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.Dal libro della Sapienza
Sap 18,6-9
La notte [della liberazione] fu preannunciata
ai nostri padri,
perché avessero coraggio,
sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.
 
Il tuo popolo infatti era in attesa
della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così glorificasti noi, chiamandoci a te.
 
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 32 (33)
R. Beato il popolo scelto dal Signore.Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità. R.
 
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.
 
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.

Seconda Lettura

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 11,1-2.8-19


Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
 
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
 
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
 
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
 
Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
 
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.
  
Oppure forma breve: Eb 11,1-2.8-12
Aspettava la città il cui architetto e costruttore
è Dio stesso.
Dalla lettera agli Ebrei
 
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
 
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
 
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
 
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Parola di Dio

Vangelo

Anche voi tenetevi pronti.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 32-48

 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
 
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
 
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
 
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
 
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
 
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
 
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
 
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
 
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
 
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Parola del Signore
  
Oppure forma breve: Lc 12,35-40
Anche voi tenetevi pronti..
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
 
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
 
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

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