Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 10 Novembre 2019

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“Non di tutti infatti è la fede”: con queste parole San Paolo spiega il motivo di molte sofferenze cui vanno incontro i cristiani. Essi vengono a trovarsi in mezzo a “uomini perversi e malvagi”, che sono così perché appunto non hanno fede. La fede genera amore, la fede genera sapienza e cultura orientata a cercare la pace e le opere di bene, la fede cerca il conforto per tutti, la fede mette l’uomo in ricerca delle occasioni per donare se stesso. La fede infatti è dono del Dio dell’amore, il Dio Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ha offerto se stesso per gli uomini peccatori.

Chi crede diventa capace di offrirsi e trova la sua gioia nel potersi donare.

“Non di tutti infatti è la fede”: quando un credente vive in mezzo a persone non credenti ha la sensazione di trovarsi come agnello in mezzo a lupi. Chi non crede, infatti, si sente a proprio agio nel disprezzare, limitare, condizionare e anche far soffrire i credenti. Questa non è una novità: la storia è ricca di esempi grandi e piccoli, vicini e lontani, passati, recenti e contemporanei. San Paolo non si lascia spaventare da questa situazione. Egli sa che il Signore è fedele e quindi dà forza e custodisce dal maligno; egli ci protegge in modo che l’odio che ci circonda non entri nel nostro cuore, e in modo che l’incredulità che ci procura sofferenze non prenda radice in noi. L’apostolo raccomanda soltanto la preghiera: una preghiera che non chiede al Signore di essere privati della persecuzione, ma che essa torni a vantaggio dell’annuncio del vangelo e della gioia di coloro che lo accolgono!

Di persecuzione parla la prima lettura, presentando un caso avvenuto durante il regno di Antioco Epifane meno di due secoli prima di Cristo. Sette fratelli con la loro madre, costretti a disobbedire alle loro leggi religiose, che – del resto – non facevano del male a nessuno, costretti ad andare contro coscienza per disprezzare il Dio dei loro padri, si lasciarono piuttosto torturare ed uccidere.

In questa situazione vennero a trovarsi i cristiani non solo ai tempi di San Paolo, ma ancora e sempre. Penso a molti credenti che soffrono per la fede, perché ogni loro scelta si scontra quotidianamente con modi di pensare e di fare che disprezzano i loro principi, sia quelli che riguardano la vita di famiglia, sia il rispetto della vita e la purezza del cuore e del corpo che l’onestà e generosità nel trattare denaro e ricchezze: e questo semplicemente perché il mondo disprezza Gesù.

“Non di tutti infatti è la fede”. Gesù stesso ha sofferto per la bellezza della sua fede in Dio Padre, amico dell’uomo, desideroso di ricuperare i peccatori. Anche di fronte a lui c’era chi non voleva credere. La fede impegna tutto, anche la ricchezza: perciò i detentori della ricchezza non volevano credere alla rivelazione dell’eternità della vita, quindi all’esistenza di paradiso e inferno. I sadducei raccoglievano appunto i più ricchi di Gerusalemme: sono questi che vogliono mettere in difficoltà la fede di Gesù e di tutto il popolo con un loro ragionamento di comodo. Essi, proprio per comodità, non accettavano come Parola di Dio se non i primi cinque libri delle Sacre Scritture, pensando che in esse non si accenni ad una vita futura. Gesù però sa leggere la Parola di Dio con amore e con intelligenza, e quindi anche nei primi libri legge il disegno del Padre di averci come figli per tutta l’eternità. Egli non ha creato gli uomini per abbandonarli alla morte, ma per tenerli davanti a sé per sempre: che amore sarebbe altrimenti il suo amore? Che fedeltà sarebbe la sua? Dio non è Dio dei morti, cioè del vuoto, del nulla, ma è il Dio della vita e dei viventi. Per lui noi non moriremo mai, anzi, quando passeremo all’altro mondo la nostra vita non avrà più quei limiti che le cose di questo mondo le impongono. Nell’altro mondo il nostro amore non sarà più limitato a qualche persona, ad una moglie o ad un marito, ma parteciperemo alla pienezza dell’amore del Padre!

E Gesù poi gode di farci intuire che a qualcuno già fin d’ora viene concesso di avvicinarsi a questa dimensione dell’amore: c’è chi rinuncia al matrimonio (scelta inaudita fino allora!) per annunciare al mondo che ci sono dimensioni diverse dell’amore, le dimensioni di Dio, e per profetizzare la vita futura. La verginità donata e accolta per amore di Gesù è un annuncio concreto della risurrezione che attendiamo tutti. E se attendiamo la risurrezione non ci lasciamo dominare dalle ricchezze e dagli onori di questo mondo, ma staremo saldamente attaccati alla nostra fede, anche a costo di soffrire, anche a costo di subire derisioni e sopportare ingiustizie.

Oggi rinnoviamo la decisione di vivere la nostra fede seriamente: ci aiuta l’esempio di una moltitudine di martiri, la notizia delle sofferenze di molti nostri fratelli sparsi nel mondo e la presenza in mezzo a noi di persone che hanno rinunciato al matrimonio per rendere evidente l’annuncio della risurrezione!

A cura della Casa di Preghiera S.Maria Assunta – Tavodo  -Via della Pieve, 3 – 38078 SAN LORENZO DORSINO – TN

Letture della
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Il re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.

Dal secondo libro dei Maccabèi
2 Mac 7,1-2.9-14

 
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
 
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
 
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
 
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
 
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 16 (17)
R. Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno. R.
 
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole, R.
 
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. R.

Seconda Lettura

Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
2 Ts 2,16 – 3,5

 
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
 
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
 
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Parola di Dio

Vangelo

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 20, 27-38

 
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore

Oppure forma breve Lc 20,27.34-38
Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, disse Gesù ad alcuni sadducèi, i quali dicono che non c’è risurrezione:
 
«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
 
Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore