Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 1 Marzo 2020

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All’inizio della nostra celebrazione abbiamo chiesto perdono a Dio, anche oggi, come ogni volta che ci raduniamo, perché il peccato del mondo ci insegue e penetra le nostre ossa. Del peccato dell’uomo parla anche tutta la liturgia di questa prima domenica di Quaresima.

La prima lettura si sofferma a descrivere le varie fasi del sorgere del peccato nell’uomo, il modo con cui esso si origina in noi, e la stoltezza che l’uomo manifesta obbedendo più a se stesso e ai propri istinti che alla sapienza piena d’amore di Dio.

La seconda lettura ci presenta un ragionamento di San Paolo: egli vede la grazia di Dio che ci salva dalle conseguenze della disubbidienza, grazie alla sola obbedienza di Gesù. Egli ha vissuto e mostrato la sua obbedienza nel deserto, dove aveva cercato l’intimità col Padre, quando il tentatore in molti modi ha provato a sedurlo per invitarlo a pensare a se stesso, come tutti gli uomini fanno.

Il brano evangelico infine ci racconta le tentazioni vinte dal Signore con la sua obbedienza. Egli si trova nel deserto, dove rivive brevemente i quarant’anni ivi trascorsi dal suo Popolo. Quel Popolo aveva ritmato il cammino nel deserto con le mormorazioni, mentre Dio continuava a dargli i segni della sua presenza e della sua amorosa assistenza. Mancava l’acqua? Protesta rabbiosa! Mancava pane? Lamentela indignata. Mancava la carne? Rammarico e odio contro Mosè e Aronne. I segni e i doni di Dio, per quanto straordinari, non bastavano mai a far sorgere nel cuore degli israeliti la fiducia, l’abbandono confidente, la serena obbedienza.

Gesù ora si trova nel deserto da quaranta giorni: manca l’acqua, manca il pane, manca la carne. Che cosa fa Gesù? Si lamenta? Si deprime? Il tentatore si meraviglia che Gesù non si lamenti di Dio e con Dio: vorrebbe convincerlo a lasciar perdere la sua fiducia nel Padre: gliela fa ritenere esagerata. Non è stato egli stesso chiamato Figlio di Dio mentre Giovanni lo battezzava? Perché non usare a propria utilità le capacità divine? La Parola di Dio ha creato il mondo, perciò anche il Figlio di Dio può aprire la bocca, e avverrà quanto dirà: “Dì che questi sassi diventino pane”! La parola del tentatore sembra credibile, perché, mascherando l’orgoglio, sollecita una fede decisa. Ma Gesù sa che il popolo nel deserto aveva mancato proprio della serena fiducia in Dio e che per questo tutti erano periti senza poter entrare nella terra promessa. Egli confida e continua a confidare nell’amore del Padre, come per dire: « Se io sono Figlio di Dio è perché Dio certamente è mio Padre e si occupa di me. Io rimango unito a lui: dato che sono figlio, resto figlio, non prendo il posto del Padre. Se sono figlio continuo ad ascoltare e ad obbedire. Il Padre stesso mi dirà cosa devo fare: la sua Parola è il mio cibo, il mio vero nutrimento »!

E così Gesù si affida proprio alla Parola della Scrittura: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Gesù è figlio, e per questo è attento ad ascoltare il Padre! Ripete questa decisione per ogni desiderio che può sorgere nel cuore degli uomini: desiderio di farsi riconoscere da tutti, desiderio di fare ordine nel mondo ove “regna” il disordine e l’ingiustizia. Gesù non sceglie da sè il modo di farsi riconoscere Messia, nè impone se stesso come re agli uomini, benché la sua regalità sia l’unica offerta dal Padre a tutta l’umanità. Rimanendo figlio obbediente egli rovescia la situazione imposta a tutto il genere umano da Eva e da Adamo con la loro disubbidienza, e rimedia alle conseguenze del loro peccato che ancora pesano su di noi, ci rendono pesante la vita e continuano a rovinare l’armonia tra noi, anche tra parenti e amici.

Cercheremo di unirci a Gesù, alla sua confidenza nel Padre, alla sua filiale obbedienza: questa nostra conversione, benché faticosa, darà un deciso contributo alla pace e alla salvezza del mondo.

In Dio crediamo con fiducia piena: non è necessario mettere alla prova il suo amore. E i regni della terra lui li ama e sa cosa disporre per loro affinché gli uomini non si uccidano a vicenda e riescano invece a vivere insieme nella pace. Gesù si offre al Padre per realizzare la volontà che il Padre gli manifesterà di giorno in giorno. Il Padre, che ama tutti i popoli, sa come guidare la sua vita perché sia un dono per tutti. E noi seguiamo Gesù. Ci eserciteremo in questa Quaresima a rinunciare a qualcosa che ci piace, per essere pronti e preparati quando sarà richiesto anche a noi di partecipare alla passione e morte del nostro Signore.


Letture della Domenica
I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi
Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
5, 12.17-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore