Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 7 Marzo 2021

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Quale segno ci mostri per fare queste cose?

Chi sei Gesu’?

Come osi stravolgere quello che si è sempre fatto?

Che diritto hai di “ scacciare tutti “ dal tempio?

Sono queste, in estrema sintesi, le domande che sottendono alla richiesta del “ segno “.

La risposta di Gesu’, alla domanda dei Giudei, è: “ Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere “.

Credo, immergendomi nella scena, che a queste parole una risata sia venuta spontanea ai suoi interlocutori, che avranno pensato: “ E’ completamente pazzo, ci sono voluti quarantasei anni per costruire il tempio e questo tale ci viene a dire che in tre giorni lo ricostruirà “.

Ma egli parlava del tempio del suo corpo “.

Dinanzi a questa affermazione mi pongo, seriamente, una domanda: “ Potevano veramente capire i Giudei che quando parlava di “ risorgere in tre giorni “ si riferiva a sé stesso?

Più volte me lo sono chiesto e, a mio modesto giudizio, la risposta è NO.

Io non mi sento, personalmente, di biasimarli.

Cosa penseremmo noi se uno ci dicesse di distruggere un tempio e che lui lo ricostruirebbe in tre giorni?

Ritengo che chiameremmo, con urgenza, il 118!!!

La “ Risurrezione “, infatti, era un concetto incomprensibile.

Gli stessi discepoli, a cui Gesu’ aveva parlato della sua morte e Risurrezione, non hanno le idee ben chiare, come abbiamo letto proprio Domenica scorsa, allorquando il brano della Trasfigurazione si concludeva con il seguente versetto: “ Mentre scendevano dal monte ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti “.

E’ solo quando la Resurrezione avvenne che tutti compresero ( “ Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù “ ).

Tutto quanto esposto ci fa allora comprendere una cosa.

L’evangelista Giovanni, nel narrare l’episodio, non vuole fare una reprimenda ai Giudei ma…..A NOI.

Noi, infatti, come ho detto anche altre volte, “ sappiamo come è andata a finire “.

Noi sappiamo che cosa è la Risurrezione e crediamo, per fede e per logica, alla testimonianza degli apostoli in ordine ad essa.

Per fede perché è il fondamento del nostro credo.

Per logica perché il “ cambio radicale “ di condotta degli apostoli, che da pavidi che erano, da codardi al punto tale da rinnegare Cristo per “ evitare di fare la sua stessa fine “, diventano instancabili testimoni della Parola, senza più temere neppure per la loro morte corporale, è prova evidente che la Resurrezione è avvenuta.

Allora, se sappiamo cos’è la Risurrezione e crediamo che Cristo “ è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti “ ( 1 Corinzi, 15,20 ), cosa aspettiamo a vivere da Risorti?

Cosa ci tiene ancora lontani dal Vangelo?

Cosa ancora ci impedisce di “ credere “ realmente, di riordinare le nostre priorità, di dare a Cristo il primo posto nella nostra vita e di affidarci a chi ci ha detto e dimostrato che “ siamo eterni “?

E’ questa pagina l’ennesimo invito alla conversione, al radicale “ salto di qualità “ da una vita mediocre, appiattita sulla ricerca del “ bene avere “, ad una che anela al “ bene essere “, a cio’ che, cioè, dà senso perché soddisfa la nostra vera natura di figli adottivi del Padre: la sua Parola, i sacramenti, il suo corpo.

Se questo salto non avviene si vive una vita da “ morti viventi “.


A cura di Fabrizio Morello