Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 5 Aprile 2020

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Giunti anche quest’anno dinanzi alla lettura della Passione di Gesù, non possiamo che ribadire quanto dicemmo nel merito lo scorso anno: «La Passione di nostro Signore Gesù Cristo va meditata, contemplata e amata. L’esegesi sia il poi…» (cf. TRADISCE).

Tuttavia, anche in questa occasione, vogliamo proporre una breve nota di riflessione e di approfondimento su un a parola tratta dal Vangelo presentato dalla Liturgia odierna, affinché ci si possa calare più in profondità nell’insondabile Mistero della Morte del Figlio di Dio.
Il termine che ci farà da guida sarà FISSARONO.
Tale voce si trova in Mt 25, 15: «[Giuda] disse: “Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?”. E quelli [i capi dei sacerdoti] gli fissarono trenta monete d’argento».
Il greco adoperato è éstesan.
Ebbene, codesta formula coniugata, viene da un verbo che oramai abbiamo imparato a conoscere molto molto bene, ovvero ίstemi (ἵστημι).
Questo, assieme ad egeίro, viene usato per indicare propriamente la Risurrezione (cf. LASCIARE E SONO GUDICATI DEGNI).

Ma come può entrare il discorso della Risurrezione, proprio nel momento più atroce della vicenda di Gesù, ovvero la Croce?
Come sempre accade, andare alla radice di un termine aiuta a sviscerare meglio l’analisi del medesimo.
Ebbene, la radice del verbo ίstemi è √stha ed essa esprime esattamente l’idea di «fissità/stabilità», proprio così come viene reso nella traduzione che leggiamo e ascoltiamo (il nostro italiano «stare», «statua», ovvero il nome proprio «Sisto», hanno esattamente √stha come derivazione).
In tutte le varie accezione con cui ίstemi si traduce, codesto senso di «saldezza» è sempre pienamente presente: tale verbo, infatti, significa tanto «fermarsi» quanto «trovarsi»; tanto «collocare» quanto «nominare»; tanto «disporre» quanto «stabilire» (quest’ultima sfaccettatura è in riferimento puntuale proprio ai capi dei sacerdoti di oggi).
Nondimeno, il senso primitivo della radice √stha intende specificamente «innalzare/sollevare/drizzare».
Il rimando alla Risurrezione è chiaro ed esplico.
Ma siamo ritornati al punto di partenza, senza però aver ancora spiegato come può connettersi la Croce con la Risurrezione.

Certo, a livello teologico e spirituale il legame è fortissimo: ma noi siamo soliti cercare analisi e connessioni a livello lessicale e semantico, ovvero partendo propriamente dalle parole.
Ebbene, anche nei termini, Risurrezione e Croce sono esattamente la stessa cosa.

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Crocifisso sindonico (mons. Giulio Ricci)

Sembra, quanto appena affermato, un’espressione forzata.
Ma non lo è!
Andando sempre al greco del testo evangelico, il sostantivo croce è espresso col termine staurós (σταυρός); e la radice di codesto nome è la stessa identica del verbo ίstemi (stha/sthau/sthu) ovvero «star dritto».
Ecco, allora, che i capi dei sacerdoti fissarono (√stha) il prezzo per la croce (√stha) di Gesù; tuttavia il Signore ha fatto esplodere in quel sollevamento di morte (staurós), la potenza trionfante e salvifica della Risurrezione (ίstemi).
Ecco cos’è la fede nel Signore nostro Gesù Cristo!
Ed ecco cos’è la fede in Cristo nei momenti difficili della nostra vita, così com’è quello che stiamo vivendo in questa aspra Quaresima: non è un conforto; non una consolazione; non un’emotività; non un condizionamento psicologico o un oppio anestetizzante. La fede nel Signore nostro Gesù Cristo è vivere sapendo che la Croce è Risurrezione!

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/