Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 28 Marzo 2021

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Meditare sulla Passione di Gesù è tanto facile quanto assai difficile.

Chi, infatti, non soffre: ed è proprio attraverso questa nostra continua relazione con la sofferenza che possiamo accostarci ai patimenti del Signore e partecipare alla sua Passione.
Nondimeno, quelle tremende e terribili ore vissute da Gesù sono un baratro inimmaginabile e indescrivibile.
Anche a noi capita, infatti, di rimanere senza parole quanto tentiamo di descrivere un’emozione, un’esperienza interiore, una “passione” appunto. A maggior ragione, come trovare le adeguate espressioni verbali per descrivere quello che patì l’Amore, il quale per vincere il peccato si fece esso stesso peccato («Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» – 2Cor 5, 21. Cf. E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE)?
Spesso, invero, per trasmettere questa incomprensibile incomprensione dell’amore di Dio per noi, aiutano alcune figure retoriche, come l’incongruenza di un ossimoro («Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato»), o la brutalità di una contraddizione (cf. I Lettura: «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò» – Fil 2, 8-9), o l’ineffabilità di una metafora (nel Getsemani il sudore di Gesù «diventò come gocce di sangue che cadono a terra» – Lc 22, 44. In ebraico il nome «Getsemani» significa «frantoio», e Gesù, nell’Orto degli Ulivi, è come se fosse stato “torchiato” sotto il peso di quel calice di sofferenza e tentazione).

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Il Torchio Mistico

Ecco, allora, che entrare nella Scrittura per scrutare la Parola di Dio diviene non solo esercizio accademico, ma un’urgenza di fede.

Nell’occasione presente offriamo una celere riflessione su un nome proprio: GALILEA, che nel Vangelo di oggi troviamo in Mc 14, 28 («Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea »), in Mc 15, 41 («le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme») ed anche, come aggettivo, in Mc 14, 70 («Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: “È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo»).

Eppure, a ben scrutare, troviamo «Galilea» anche in un altro termine presente nella lettura evangelica odierna:
«Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare (prosekúlisen) una pietra all’entrata del sepolcro» (Mc 15, 46).

È interessante notare questo sillogismo partendo propriamente dall’ebraico.
Chiaramente la traduzione di proskulío (da cui la coniugazione prosekúlisen) con «rotolare» è esatta. Nondimeno possiamo rilevare come questo verbo rechi in sé, in dissolvenza, (ma probabilmente anche filologicamente [√gl – √kl]) l’ebraico galàl che significa appunto «rotolare». -Questo ci sollecita a riflettere sul fatto di come i Vangeli, pur se scritti in greco, verosimilmente siano stati “pensati” in ebraico. E questo è uno dei vari aspetti a sostegno della storicità dei Vangeli stessi
Ed è proprio da questa radice ebraica galàl che deriva il nome «Galilea».

Come non considerare l’evento messianico del Signore Gesù Cristo con l’emblematica logica di un fil rouge, che segue proprio la traccia suggerita da questi spunti semantici: dalla Galilea (Nazaret, Cafarnao, Lago di Tiberiade) fino a quella pietra rotolata via dal sepolcro (cf. Lc 24, 2) e di nuovo in Galilea («vi precede in Galilea; là lo vedrete. […] vadano in Galilea: là mi vedranno» – Mt 28, 7.10), affinché tutte le genti («Galilea delle genti» – Mt 4, 15. La Galilea era detta «delle genti» perché allora era abitata, in parte, da pagani, detti in ebraico goyim [cf. Is 8, 23]) possano dissetarsi da quel Pozzo divenuto per sempre spalancato (cf. Gn 29, 3: «solo quando tutte le greggi si erano radunate là, i pastori facevano rotolare [apekúlion] la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al suo posto sulla bocca del pozzo»), da cui sgorga la «sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).

Chiudiamo con due brevissime note a corollario.

1 – La radice galàl è presente nel Salmo 22, ovvero il salmo che Gesù ha pronunziato sulla croce (cf. Mc 15, 34; Mt 27, 46).
Invero, Gesù ha pronunciato l’incipit del Salmo 22 («”Eloì, Eloì, lemà sabactàni?“, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”». Rileviamo come pronunciare l’inizio di un salmo equivaleva a recitarlo tutto, ovvero a ricomprenderlo interamente), ma al versetto 9 del Salmo 22 troviamo scritto: «”Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!”», che è esattamente lo scherno che viene rivolto al Crocifisso dagli astanti («”Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!”» Mt 27, 42-43).
Ebbene, l’espressione «Si rivolga al Signore» contiene proprio la radice galàl, poiché questa esclamazione in ebraico è Gol al Adonai, che potremmo rendere con «”Si avvoltoli/arrotoli nel Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!”».
E a Colui che, sulla croce, non ha mancato di arrotolarsi in Dio («Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» – Lc 23, 46), il Signore ha fatto rotolare via la pietra della morte.

2 – La radice galàl è connessa al nome aramaico Golgota (in ebraico Gulgòlet) che indica propriamente «teschio», proprio perché questo luogo aveva una forma arrotondata («Golgota» è anch’esso presente nel Vangelo odierno – cf. Mc 15, 22).
Molto interessante come «Golgota» e «[pietra] “rotolata”» abbiano quindi la stessa radice, così come in greco hanno la stessa radice staurós («croce») e anístemi («risorgere») – cf. FISSARONO

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Slide dalla conferenza: “La Sindone – Indagine su un mistero”
(https://www.youtube.com/watch?v=VofMiBxBL7w)

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/


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