Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 26 Aprile 2020

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Al cospetto del facilissimo(?) Vangelo odierno (I due discepoli sulla strada per Emmaus), che tutti conosciamo, e su cui non c’è poi così tanto da dire(?), se non che Gesù si è manifestato in un’altra delle sue (quasi burlesche – cf. Gv 20, 14-17) apparizioni post-Risurrezione, vorremmo complicare la questione e scovare una sottigliezza alquanto nascosta (più che per mezzo delle apparizioni, il Signore si diverte con noi attraverso i dettagli della Parola di Dio).
Orbene, il termine su cui tutto ruoterà sarà DIEDE (presente in Lc 24, 30); tuttavia dovremmo articolare il commento riferendoci anche ad altro.

Partiamo, allora, ponendoci una domanda alquanto strana: il «pane» si deve «consegnare» o «dare»?

Lasciando codesta questione espressa in lingua italiana, il costrutto sembra assai bizzarro. Ponendola, invece, in greco, o meglio, adoperando il greco del Vangelo odierno, la frase assumerà un altro senso: il pane si deve parédokan o epedídou?

Cosa significa tutto ciò?
Spieghiamoci.

Il verbo parédokan lo troviamo presente al versetto 20: «come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso».

Il verbo epedídou lo troviamo nel versetto 30 sopra citato: «Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro».

Di ciò dato atto, qual è l’atteggiamento di noi cattolici dinanzi al «pane»? E se volessimo alzare leggermente il tono: qual è l’atteggiamento di certe omelie dinanzi al «pane»? – (quest’ultima non è una domanda a caso: infatti, nel momento in cui Gesù inizia a camminare con i due discepoli, questi ultimi stavano proprio scambiandosi un’omelia [Cf. vv. 14-15: «e conversavano (omíloun) tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano (omileĩn) e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro»]).

Ebbene, molto spesso capita che questo «pane» lo si «consegna» (parédokan).
Ma cosa significa «consegnare il pane»?
Il verbo parédokan è coniugazione di para-dídomi (dare-presso), che certamente vale «consegnare». Tuttavia esso intende puntualmente «tradire», ed è l’azione esatta che ha commesso Giuda («Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci (paradídos) il Figlio dell’uomo?”» – Lc 22, 48).
Ebbene, «consegnare il pane» significa «posizionarlo (dídomi) al nostro livello (parà)», o ancor peggio «posizionarci al suo livello».
A cosa vogliamo alludere?
Alludiamo al fatto che non di rado il «Pane» viene ridotto alle nostre categorie, alle nostre esigenze; ridotto semplicisticamente ad elemosina, a beneficenza materiale.
Sia ben chiaro: fare tutto ciò è opera buona e nobilissima, ed è un atto che il Signore ci ha sollecitato a compiere; tuttavia la prima tentazione del demonio non fu proprio: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane?» (Lc 4, 3).
Ecco, allora, che se la nostra fede riducesse il «Pane» solamente alla «consegna del pane», in che cosa il cristiano (ma diciamolo meglio: il cattolico!) sarebbe diverso da un comune (e ce ne sono tanti, grazie al cielo) brav’uomo dall’animo solidale? Ovvero, in che modo la fede riempie, caratterizza e distingue un credente e le sue opere?
Ogni uomo sa «consegnare il pane»; e ogni uomo, in vari modi e maniere, «consegna il pane».
Ma se tutto si limitasse a «dispensare pagnotte nel deserto» – cf. Lc 4, 3 – (ribadiamo: atto nobile e validissimo), all’uomo non serve Dio, poiché basto io!
E se il credente, il Popolo di Dio, la Chiesa, identificano la fede con la «consegna del pane», Dio è inutile: e altro non si deve fare se non lasciarlo morire; farlo morire; condannarlo a morte (cf. Lc 24, 20: «come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato [parédokan] per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso [estaúrosan]»)

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Veduta su Gerusalemme dal Dominus Flevit (Monte degli Ulivi)

Invece, cosa significa «dare il pane»?
Il verbo epedídou è sostanzialmente uguale a parédokan; potremmo proprio dire che è lo stesso (infatti è sempre dídomi).
Tuttavia si differenzia da una banalissima preposizione: epí (stiamo sempre bene accorti al demonio, che scimmiotta il Signore con le sue arguzie e le sue innocue – apparentemente – sottigliezze!).
Ebbene, epe-dídou intende propriamente che questo Pane «è dato (dídomi) da sopra (epí)»; e non è (solo) l’elargizione dell’obolo materiale, poiché al demonio venne risposto: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo» (Lc 4, 4)!
Ecco, allora, che il compito della fede è quello di «dare il Pane», poiché il Signore non è (solamente) Colui che sazia lo stomaco, ma è il Pane che colma di Eternità l’orizzonte della nostra vita.
E andando a leggere il versetto 31, possiamo ascoltare che dopo che ai due discepoli il pane venne «dato» (epedídou): «Allora si aprirono (dienoíkhthesan) loro gli occhi e lo riconobbero».
Il cattolico si riconosce, e rende riconoscibile il «Pane», quindi, non quando lo «consegna», ma quando lo «dà», ovvero non (solo) quando si prodiga nelle beneficenze, bensì quando trasmette il «Pane della Vita» (cf. Gv 6, 30-35: «Allora gli dissero: “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? […] I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto […Rispose Gesù:] il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo […] Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!»).
Tornando alla pericope di oggi, e rimanendo nel versetto 31 sopra citato, poderoso è quel verbo dienoíkhthesan («si aprirono»), che è composto da diá-aná-oígo, che letteralmente sarebbe «aprire» (oígo) «su» (aná) «attraverso» (diá), ovvero «spalancare e mettere in comunicazione».

Ecco il compito che il Signore ci ha primariamente affidato; ecco la missione della Chiesa, del Popolo di Dio e del credente: spalancare e mettere in comunicazione Dio all’uomo e l’uomo a Dio, DANDO il Pane di Vita!

È più importante risuscitare uno destinato a vivere eternamente che risuscitare uno destinato a morire nuovamente.
[Agostino]

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/