Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 23 Maggio 2021

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Affrontare con un commento il tema, ovvero la Persona, dello Spirito Santo, il più illustre degli sconosciuti della nostra fede cattolica, non è mai facile. -Come disse un anziano sacerdote delle mie parti, stizzito difronte al misero comprendonio dei fedeli: «Lo volete capire o no che lo Spirito Santo non è un piccione!»
Necessario, spesso, è l’uso di esempi concreti, che aiutano a tentare di comprendere, ma che non riusciranno mai a rendere pienamente, il mistero di Dio, e nello specifico il mistero di Dio Trinità.

Nel merito della solennità odierna, invero, quante similitudini e prosopopee si associano allo Spirito Santo, affinché lo si possa svelare, lo si possa scrutare, e tutte, in vari modi e maniere, ci vengono in grande aiuto: Egli è l’ “avvocato” o il «consolatore» (parákletos– cf. Gv 15, 26); Egli è l’Amore che procede tra il Padre e il Figlio (cf. Gv 15, 26), oppure è l’ ”incordarsi” tra il Padre e il Figlio (cf. FU ELEVATO).
Spesso, poi, l’immagine di una famiglia riesce a darci l’idea della Trinità: un papà e una mamma -e senza timore di essere tacciati di qualche epiteto oggi tanto in voga, gridiamo a squarciagola le parole «papà» e «mamma», e gridiamo a squarciagola che papà e mamma sono e saranno sempre e per sempre solo uomo e donna, maschio e femmina: «il di più viene dal Maligno» – cf. Mt 5, 37 che tengono per mano la loro creatura: tre in uno; particolari e distinti eppure unità; diversi ma indivisibili. -Fortissimo, invero, è il calco della Trinità nella famiglia; così come fortissimo, a conseguenza di ciò, è l’attacco che contro questa muove il Maligno

papà_mamma_figlio

Ebbene, potremmo continuare a riportare esempi, affinché le nostre idee arrivino a schiarirsi un po’ di più circa tutta la questione.
Nondimeno il Vangelo di questa domenica mi sollecita in prima persona, come neo-papà, a proporre una specifica riflessione.
Partiamo, come usualmente ci capita, dalla citazione dei versetti sui cui vogliamo porre attenzione:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me» (Gv 15, 26).

Proviamo a renderla con una traduzione letterale, negli aspetti che gradiamo mettere a fuoco:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò accanto del Padre (parà toũ patrós), lo Spirito della verità che procede accanto del Padre (parà toũ patrós), egli darà testimonianza attorno di me (perì emoũ)».

Chiaramente la traduzione ufficiale è perfetta e corretta, dato che le circonlocuzioni in greco che abbiamo inserito nelle parentesi vanno giustamente rese così come leggiamo o ascoltiamo.
Tuttavia la proposta letterale è molto interessante per cogliere un sottile spunto esegetico, il quale germoglia dal rapporto, ovvero dall’interlocuzione che sorge, tra i due avverbi indicati: parà accanto») e perì attorno»).

Notiamo chiaramente dal versetto evangelico come al Padre appartenga il parà, mentre al Figlio il perì.
Ebbene, se scendiamo nelle profondità di senso di questi due avverbi, che sembrano, e lo sono, tanto simili (sono più uguali di quello che sembrano, tanto da essere usati pacificamente, senza commettere errore, come sinonimi), notiamo come emanino, in realtà, significati distanti, che però, pur arrivando addirittura a pulsare in direzione opposta, non sono in conflitto, ma interagiscono, ci piace dire dialogano, in rapporto di compensazione, integrazione, reciproca relazione.

1 – Rileviamo, infatti, come parà («accanto»), che in sé contiene specificamente il senso dell’«appartarsi», possa esprimere propriamente il senso del riposo.
Di contro perì («attorno»), che in sé contiene specificamente il senso del «girare/ruotare», arriva ad esprimere fortemente la reattività del moto.

2 – Rileviamo, inoltre, come a parà («accanto») possa essere ascritta un’atmosfera di silenzio, mentre a perì («attorno») appartenga decisamente l’eco di un ritmo rumoroso.

3 – Rileviamo, infine, come parà sia esattamente un «farsi in una parte/farsi da parte» («accanto» significa proprio «a-canto/a-lato/all’-angolo», quasi sollecitando un’idea di modestia), al contrario di perì («attorno»), che è un «accerchiare/accentrare», ovvero un «fare/farsi centro» (per giunta in greco, perì vale anche «grandemente/eminentemente/in sommo grado»)

Ecco, allora, che lo Spirito potrebbe rendersi proprio come la Presenza (cf. l’ebraico Shekhinah) tra il Padre e il Figlio.

1 – Proprio di un padre, infatti, è essere presenza di riposo al figlio, nel cui moto presente il secondo concede al primo di trasmettersi.

2 – Proprio di un Padre, inoltre, è essere presenza silenziosa al figlio, nel cui rumore presente il secondo concede eco alla voce del primo.

3 – Proprio di un padre, infine, è essere presenza che si fa da parte al il figlio, nel cui presente e prepotente farsi centro il secondo concede compimento al primo.

papà_presenza_figlio

Il Padre, invero, «attorno» (perì) al quale il Figlio è continuamente Presente, è Presenza che al Figlio si fa «accanto» (parà), poiché per abbracciare solo chi sta «attorno» (perì) può farlo, ma solo chi sta «accanto» (parà) sa farlo.

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/


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