Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 23 Febbraio 2020

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Questa domenica continuiamo e terminiamo il capitolo 5 secondo Matteo.
Come l’appuntamento scorso abbiamo preso in esame, in maniera approfondita, l’ultimo versetto che la Liturgia ci proponeva (Mt 5, 37), anche oggi gradiremmo trarre spunto dalla riga finale della pericope che abbiamo dinanzi: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 48).
Tanto per offrire al lettore una brevissima panoramica del contesto, l’estratto evangelico odierno è chiaramente e direttamente collegato alla Passione.
Non occorre estrapolare i termini greci originali per richiamare:
1- l’oscurità dell’arresto nell’orto del Getsemani (v. 39: «Ma io vi dico di non opporvi al malvagio»);
2- i colpi delle sferzate durante la flagellazione (v. 39: «se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra»);
3- l’infamia dell’Ecce Homo e del «Re da burla» (v. 40: «a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello»);
4- l’ignominiosa deductio (Via Crucis) (v. 41: «E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due»);
5- le parole di amore del “Re dei Giudei” inchiodato al patibulum (v. 44 «amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano»);
6- la morte in Croce del Figlio di Dio.
Ed è proprio in riferimento a questo ultimo punto che si colloca il versetto 48 che abbiamo sopra citato.

Ci si domanderà: cosa c’entra la «perfezione» con la «morte»?

Per sciogliere questo nodo dobbiamo calarci nel testo originale matteano, e contestualmente chiedere ausilio al Vangelo secondo Giovanni (i quattro Vangeli non sono tra loro «rivali», né tantomeno vanno in contraddizione l’un l’altro; infatti, pur se ciascuno ha un proprio taglio, assieme si completano in una armoniosa sinfonia).
Nel versetto 48 tratto da Matteo, l’aggettivo «perfetto» in greco è téleios (naturalmente «perfetti» è téleios declinato al plurale).
Una piccola nota: oltre a significare «perfetto», tale aggettivo intende specificamente «senza difetti (con riferimento alle vittime sacrificali)»: non è difficile la relazione con la Somma Perfezione di quell’ «agnello condotto al macello» (Is 53, 7).

Ebbene, venendo al nocciolo della questione, i versetti secondo Giovanni, che fanno il paio con Mt 5, 48 sono i seguenti:
1- «[…] Gesù […] avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13, 1);
2- «[…] Gesù disse: “È compiuto!” […]» (Gv 19, 30).
Il punto 2 è, chiaramente, l’attimo della morte in Croce del Signore; il punto 1 è l’inizio della cosiddetta «seconda parte» del Vangelo secondo Giovanni, ovvero quella in cui viene narrata la vicenda pasquale, detta per convenzione «Vangelo dell’Ora» (la «prima parte» [capp. 1-12] viene invece chiamata «Vangelo dei Segni»).

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Golgota (Basilica del Santo Sepolcro – Gerusalemme)

Orbene, partiamo dal punto 1.
L’espressione «fino alla fine», che allude esplicitamente alla Croce, in greco è eis télos, che però andrebbe correttamente tradotta con «fino al fine», o ancor meglio con «fino al compimento».
E questo sostantivo tèlos usato da Giovanni, è propriamente identico all’aggettivo adoperato da Matteo (appunto téleios): non è difficile comprendere che siano, lessicalmente e semanticamente, la stessa cosa, dato che ciò che è «perfetto» (tèleios), altro non è se non ciò che è giunto «a compimento» (télos).

Venendo al punto 2, quest’ultimo appalesa il tutto.
La pronunzia «È compiuto», in greco è tetélestai, che è lo stesso di télos e téleios: potrebbe essere resa, infatti, con «È il fine» (télos) («È la fine» non è una buona traduzione), ma straordinario e molto corretto sarebbe pure «È perfetto» (tèleios).

(Assieme a Giovanni, lo stesso tono è supportato nel versetto 10 della Lettera agli Ebrei: «Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto [teleiõsai] per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza». E se proseguiamo nella stessa Lettera, al versetto 12, ascoltiamo riportata la seguente riga: «Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi», che è esattamente il versetto 23 del Salmo 22, ovvero quel salmo che Gesù pronunziò proprio sulla Croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» [Cf. Mt 27, 46; Mc 15, 34]. Si manifesta, quindi, chiarissimo e fortissimo il legame tra tèleios [e le sue declinazioni/coniugazioni] e la Croce)

Ecco, allora, che nel Vangelo di quest’oggi si può intuire il riferimento preciso alla Crocifissione: sembra proprio che il Signore stia facendo allusione esattamente a questo momento.

(Possiamo ritrovare certamente in tutti e quattro i Vangeli una illuminante espressione di M. Kaehler: «Il Vangelo è fondamentalmente il racconto della Passione con una lunga introduzione»)

E, a seguito di ciò, possiamo comprendere con quale poderosità Gesù abbia vissuto il suo sacrificio: certamente la Croce rappresenta «la fine», ma non per questo essa è la disfatta (quando si dice «È la fine», infatti, si intende proprio così. Ecco perché tale traduzione, in merito al greco tetélestai, è imprecisa); la Croce, invero, pur se la sofferenza del Signore è stata immensamente atroce, non è «la fine», ma «il fine» (télos in Gv 13, 1), «il compimento» (tetélestai in Gv 19, 30), ovvero «il Sacrificio perfetto» (téleios in Mt 5, 48. Cf. la Preghiera Eucaristica pronunziata dal sacerdote: «[…] e continui a radunare intorno a te un popolo, che da un confine all’altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto»).

Terminiamo cercando di «aprire» ad una più ampia comprensione il versetto 48: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
È l’invito che Gesù ci porge, affinché non temiamo di salire sulla nostra croce, poiché è accettandola e santificandola nel nome del Signore, che renderemo completa e perfetta la nostra vita.
La «perfezione» a cui allude Gesù, quindi, non è l’impeccabilità, quanto l’invito ad accogliere la nostra croce, così come Egli, che è Dio, l’ha accolta e glorificata.
Ma ricordiamoci sempre (e purtroppo per tradizione siamo portati a dimenticarcelo), la Storia di Gesù non termina il venerdì: fosse così, vana sarebbe la nostra fede (Cf. 1Cor 15, 14-17).
E come la Risurrezione ha trionfato il Terzo Giorno, anche nel versetto in esame si termina con l’aggettivo «celeste», a rammentarci come anche la nostra croce, se accolta in Gesù Cristo, non sarà «la fine».

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/


Letture della Domenica
VII Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A
Colore liturgico: VERDE

Prima Lettura

Ama il tuo prossimo come te stesso.Dal libro del Levìtico

Lv 19,1-2.17-18

Il Signore parlò a Mosè e disse:

«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.

Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.

Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

Parola di Dio 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 102 (103)

R. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. R.

Seconda Lettura

Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1 Cor 3,16-23

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».

Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. 

Parola di Dio 

Vangelo

Amate i vostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore