Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 21 Febbraio 2021

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In questa prima domenica di Quaresima, tempo forte di digiuno ed astinenza, la Liturgia ci offre un magro, scarno ed asciutto Vangelo: solo quattro celerissimi versetti, che si manifestano come altrettante fugaci pennellate, stese, ma ci piacerebbe adoperare il verbo “sprigionate”, a mo’ di perentorie e brutali scosse.
Invero l’intero Vangelo secondo Marco è di per sé uno scritto a “tinte forti”, deciso, diretto, essenziale, finanche ruvido e crudo: ad esempio, l’episodio della cosiddetta “Trasfigurazione” (cf. Mc 9, 2-8 «Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche»), o la narrazione della Passione e Morte, sono rese fortemente proprio con questi pungenti ed aspri caratteri.
Da rilevare comunque come, pur se estremamente conciso, l’estratto evangelico di questa domenica si articoli in “due tempi”: le cosiddette “tentazioni nel deserto” (cf. Mc 1, 12-13) e “l’annuncio del Regno” (cf. Mc 1, 14-15).
Porgiamo alcuni cenni in merito al primo dei due, riportando interamente i versetti in questione ed analizzando un termine:

«E subito lo Spirito lo sospinse (ekbállei) nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano».

Il verbo ek-bállo (dato dalla preposizione ek [esprime movimento di moto da luogo] + il tema verbale bállo [«scagliare»]) esprime tecnicamente un vero e proprio «scacciare/gettare via/respingere».
Rileviamo come questo verbo sia esattamente lo stesso adoperato da Gesù per scacciare proprio il demonio («Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò [exébalen] molti demòni; […] E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando [ekbállon] i demòni» – Mc 1, 34.39).
Notiamo, poi, come il termine «dia-volo» (in greco diábolos) sia espressione proprio di questo verbo, ovvero diá (esprime idea di separazione) + bállodiabállo, ovvero «gettarsi in mezzo/mettersi di traverso».
Possiamo quindi dire che quando nel Vangelo viene adoperato il verbo ek-ballo si fa riferimento ad un processo di purificazione.

Ebbene: era forse Gesù indemoniato? O addirittura: era Gesù un demonio?

Domande di tal genere potrebbero scaturire anche per l’episodio che ha immediatamente preceduto le tentazioni, ovvero il Battesimo nel Giordano.
Difatti aveva forse Gesù bisogno di essere battezzato, ovvero di confessare i suoi peccati, di essere perdonato e di convertirsi (cf. Mc 1, 4-5)?
Gli stessi dubbi, invero, li ebbe proprio Giovanni Battista: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (cf. Mt 3, 14-15).
L’espressione «ogni giustizia» intende ciò che è giusto dinanzi al Signore, ovvero ciò che l’uomo deve fare per obbedire a Dio e compiere il suo disegno di salvezza.
Tutto ciò non è un discorso facile e, soprattutto, potrebbe essere molto fuorviante e fraintendibile.
È per questo che, in tal caso, è bene cercare di rispondere con la stessa Parola di Dio.

Scrive Paolo:
«Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2Cor 5, 21).

Interessante notare come l’espressione «Dio lo fece peccato» sia decisamente rilevante, perché in essa si manifesta esattamente la piena Signoria di Dio, ovvero non esiste un “dio del bene” e un “dio del male” in contrapposizione reciproca, poiché solo il Signore è Dio. Ed essendo solo il Signore l’unico Dio, Egli solo è l’unico che possa pienamente disporre tanto del bene quanto del male; Egli solo ha il pieno controllo del bene e del male; Egli solo può usare il male, permettendolo (nella libertà), per raggiungere il bene («Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio» – Gv 10, 17-18). -La vicenda di Giuda Iscariota si incastra in tutta questa dinamica
– È in questa ottica che va collocato, ad esempio, lo “stranissimo” caso del censimento di Israele ordinato da Davide, ovvero: chi incitò Davide a fare il censimento?
In 2Sam 24, 1 si legge: «L’ira del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: “Su, fa’ il censimento d’Israele e di Giuda”».
Ma lo stesso episodio è così riportato in 1Cr 21, 1: «Satana insorse contro Israele e incitò Davide a censire Israele».
– In questa ottica, poi, va collocata la pronuncia di Davide con riguardo a Simei, quando quest’ultimo lo malediceva: «Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?” […] lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi» (cf. 2Sam 16, 10-12).
– Ed è (anche) in questa ottica che va collocato il “famigerato”: «non ci indurre in tentazione».

Dato atto di quanto, una brevissima nota a corollario.
Sulla croce Gesù ha proclamato il Salmo 22 dicendo: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni? – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (cf. Mc 15, 34; Mt 27, 46). -Tecnicamente la pronuncia di Gesù è con riguardo solamente al primo versetto del Salmo in questione, tuttavia citare l’inizio di un testo equivaleva a comprenderlo e recitarlo tutto
L’esegesi di questa pronuncia richiede una profondissima analisi di tale Salmo. Tuttavia, traendo spunto da ciò che abbiamo riferito nel nostro commento, una piccola riflessione può sorgere da questo unico versetto pronunciato dal Signore sulla croce.
Abbiamo detto che non esiste un “dio del bene” contrapposto ad un “dio del male”, poiché solo il Signore è Dio; sappiamo, quindi, che il male non è “atto di venerazione al dio del male”, bensì è essere lontani dal Signore, è assenza del Signore; sappiamo, infine, che Gesù, caricandosi della croce, si è caricato di tutto il male, ovvero ha accettato ed accolto su di sé tutti i peccati («Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» – Gv 1, 29).
È molto interessante, quindi, poter riflettere sul fatto che sulla croce, carico di tutto il male del mondo, Gesù vivesse in maniera profondissima e devastante l’incolmabile lontananza da Dio, la piena assenza di Dio (l’inferno), e quel «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» è dimostrazione di come il Signore si fosse fatto compiuto peccato («È compiuto!» – Gv 19, 30).

Ebbene, tutta questa analisi potrebbe cerare confusione e sgomento, lasciandoci qualche disordine di logicità e comprensione.
Tuttavia, permettendoci una nota ironica, o curiosa, o forse, perché no, rilevante dal punto di vista esegetico, possiamo dire che in tutto questo “caos esegetico” non siamo soli.
Difatti dopo il battesimo e le tentazioni, il Vangelo narra l’episodio in cui Gesù scaccia lo spirito impuro da un uomo nella sinagoga di Cafarnao (cf. Mc 1, 21-28). Ed è proprio lo spirito impuro che, rivolgendosi a Gesù, dice: «Che vuoi da noi (letteralmente «Cosa fra noi e te»), Gesù Nazareno? […] Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
In buona sostanza, lo spirito impuro è come se dicesse a Gesù: «Si può sapere chi sei? Sei Dio eppure ti battezzi come un uomo peccatore? Sei Dio eppure lo Spirito ti scaccia nel deserto come un indemoniato o, peggio, come un demonio? Insomma, sei dei nostri oppure no?» («È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni» – Lc 11, 15; cf. Mt 12, 24).

Il Signore Gesù, invero, è «segno di contraddizione» (Lc 1, 34), tuttavia è proprio gettando confusione che Saulo dimostrava che Gesù è il Cristo (cf. At 9, 22).

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/