Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 17 Maggio 2020

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Il Vangelo di questa domenica è la diretta prosecuzione del brano della scorsa settimana (cf. CASA, DIMORE, POSTO).
Oggi la persona dello Spirito Santo è chiaramente manifesta, e la Trinità risulta pienamente la protagonista.
In questa occasione, gradiremmo porre attenzione su una minutezza presente nel testo giovanneo, tanto povero a livello lessicale, quanto immensamente pregno a strabordante a livello semantico.

Nel versetto 18 leggiamo ed ascoltiamo: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi»; mentre al termine della pericope (v. 21) troviamo: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Il sostantivo ORFANI e il verbo MANIFESTERÒ, sono esattamente la stessa cosa: infatti, il nome «orfani» nel greco del testo è orfanoús, mentre il verbo «manifesterò» è emfaníso.
Possiamo dire che sono la stessa cosa, per il fatto che entrambi vengono precisamente dal verbo faíno, il quale significa generalmente «apparire/mostrare».

Andiamo ora al primo termine: «orfani».
Il sostantivo or-fanós (da cui la declinazione orfanoús; da cui per esempio il latino orbus), esprime «privazione/esser privo», e tecnicamente sarebbe da rendere con «assenza di apparizione».
Il secondo termine, invece, ovvero il verbo em-faíno, (da cui la coniugazione emfaníso) è esattamente il contrario, in quanto vale puntualmente «apparire fin nell’intimo».

Ma qual è l’oggetto di questa apparizione?
Per rispondere a tale domanda dobbiamo tornare al verbo chiave, ovvero faíno.
Esso ha una molteplicità di accezioni di significato, ma quella più comune è, così come accennato poc’anzi, «apparire/mostrare» (come non richiamare anche il termine epifania, il quale anch’esso viene reso, correttamente eppure genericamente, con «manifestazione», ma tecnicamente tale parola esprime un decisivo movimento che ne offre la qualità di senso: «su/sopra (epí) – apparire/mostrare (faíno)»).
Tuttavia, è solo scavando nella profondità del verbo faíno, che possiamo arrivare a coglierne la sfumatura portante.
Ebbene, nel verbo faíno è espresso precisamente il sostantivo fõs, ovvero «luce».
Ecco, allora, che, in un percorso a ritroso, possiamo andare a rileggere le parole evidenziate, così come varrebbero nella loro nervatura più qualitativa.

Il verbo faíno tecnicamente varrebbe: «fare luce/splendere» (epifania, quindi, sarebbe da tradurre con «su/sopra – fare luce», ovvero «esplosione di luce»).
Il verbo em-faíno tecnicamente varrebbe: «splendore di luce fino nell’intimo».
Il sostantivo or-fanós tecnicamente varrebbe: «assenza di luce».

Ma che cos’è questa luce?
È risaputo che la chiave per offrire una piena risposta, viene dalla corretta formulazione della domanda.
Di ciò dato atto, la domanda corretta deve essere la seguente: Chi è questa luce?
Risposta: «Gesù parlò loro e disse: “Io sono la luce (Ἐγώ εἰμι τὸ φῶς) del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”» (Gv 8, 12).

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Particolare dell’interno della chiesa della Trasfigurazione (Monte Tabor – Galilea)

Ecco, allora, che il concetto di «orfano» non è categoria contemplata dal Signore, ma scelta umana.
Il Signore, infatti, ha creato l’uomo «predestinato» ad essere «emfano», ovvero «illuminato dalla Luce sin nel profondo» («Non vi lascerò orfani» – v. 18).
Tuttavia, il Signore rispetta enormemente l’uomo, lasciandogli piena libertà di scegliere di amarlo oppure no; lasciandogli piena libertà di scegliere di essere «orfano», ovvero «privo della Luce» («Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» – v. 21). – circa tale riflessione si confronti il prosieguo della pericope odierna, ovvero l’osservazione esposta a Gesù da Giuda (Taddeo), in Gv 14, 22.24: «Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”. Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato». È sempre da ricordare, invero, che la Liturgia è costretta necessariamente ad estrapolare singole letture dal Testo Evangelico; tuttavia chi ha l’ardire di commentare codeste pericopi, ovvero l’omileta, non può mai esimersi dal tenere presente il bacino in cui queste sono contenute, altrimenti il Pane e la Parola non risulterebbero più «spezzati», bensì «corrotti».

In chiusura, a tal proposito, è interessante sostare brevemente sul nome «uomo/essere umano», che in greco è ánthropos.
L’etimologia di questo nome non è certificata, ma risulta incerta.
È probabile che ánthropos possa derivare da anér – ópsaspetto d’uomo» – cf. MARE).

Tuttavia, in base a quanto abbiamo commentato, è possibile accogliere anche una nostra interpretazione, ovvero anér – fõs, ovvero «luce d’uomo»: –pós e fõs, invero, sono lo stesso, in quanto «p» e «f» sono entrambe labiali (molto interessante notare, inoltre, che in greco esiste anche un altro sostantivo fós – da fõs [«luce»] cambia solo l’accento, ma tecnicamente sono uguali, in quanto tutti e due sono forme lessicali da fáos [«luce»] – e tale nome significa esattamente «uomo», esprimendo il senso di «essere in luce/accendersi». Da rilevare, quindi, che ánthropos potrebbe derivare pure da anér – fós, ovvero «uomo è uomo in quanto dalla luce»).

Ecco, allora, che scegliere di essere «orfani» dal Signore, significa scegliere di essere non-uomini (cf. Gv 1, 5: «la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» [il citato testo CEI 1974, secondo lo scrivente, è migliore di CEI 2008: «la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta»]).
L’uomo è tale, infatti, ovvero trova la sua piena realizzazione, solo se è «emfano, poiché è in costui che splende la Luce (cf. Gv 1, 4: «[…] la vita era la luce [τὸ φῶς] degli uomini [τῶν ἀνθρώπων]»).

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/


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