Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 14 Febbraio 2021

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Questa domenica terminiamo la lettura del capitolo 1 secondo Marco.
Potremmo intitolare l’estratto evangelico che la Liturgia ci pone dinanzi come: “La guarigione del lebbroso”.
Argomento per una tesi di dottorato sarebbe mettere a confronto le righe odierne di Mc 1, 40-43, con altri versetti che abbiamo già ascoltato domenica 31 gennaio 2021 (cf. AUTORITÀ), precisamente Mc 1, 23-25.
Nel nostro seguente commento ci limiteremo a brevi cenni di riflessione.
Innanzitutto riportiamo i due passi appena accennati, mettendo in evidenza sin da subito il tratto su cui ci soffermeremo.

1 – Mc 1, 23-25
«(23) Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare,
(24) dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”.
(25) E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”»

2 – Mc 1, 40-43
«(40) Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”.
(41) Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”.
(42) E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
(43) E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito»

Il tema della “purezza” domina entrambi i passi. Profondissime meditazioni esegetiche si potrebbero fare circa tale argomento, come anche in merito ai due soggetti protagonisti, entrambi impuri: il lebbroso, tuttavia, era impuro nel corpo, mentre l’altro era uno spirito impuro. Per noi sono due ambiti distinti, ma per la mentalità popolare ebraica (non anche per la tradizione ebraica, in quanto nell’Antico Testamento già Giobbe contesta tale mentalità) corpo e spirito erano fortemente connessi, per cui una degenerazione corporea era la manifestazione, resa evidente, di un degrado spirituale, ovvero il corpo rivela lo spirito e lo spirito si rivela nel corpo (cf. Gv 9, 1-2: «(1) Passando, vide un uomo cieco dalla nascita (2) e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”»).

Entrambi i passi, poi, sono anche caratterizzati dalla severità con cui Gesù ordina l’uscita (dello spirito), ovvero ammonisce la cacciata (del lebbroso). -È tuttavia da rilevare come i termini greci usati non siano uguali per il primo e per il secondo. Inoltre, nel caso dello spirito impuro l’intimazione perentoria di Gesù è atto di guarigione, mentre nel caso del lebbroso è susseguente al risanamento di quest’ultimo

Possiamo dunque dire che entrambi gli estratti in esame sono fortemente in parallelo, ma anche decisamente divergenti.
E su tale differente-eguaglianza si pone il tema vero e proprio, ovvero la guarigione.
Invero, tanto l’uomo posseduto dallo spirito impuro quanto il lebbroso vengono sanati da Gesù. Nondimeno occorre fare attenzione: il lebbroso non sta allo spirito impuro, bensì all’uomo (posseduto dallo spirito impuro). Ovvero, ad essere guarito è il lebbroso e l’uomo (posseduto dallo spirito impuro), non il lebbroso e lo spirito impuro.
Difatti lo spirito impuro non chiede alcuna guarigione.

Dove vuole portarci questa sottigliezza?
Non è cosa rara ascoltare da cattolici praticanti l’affermazione che contiene il seguente contenuto: «Dio è così grande e misericordioso che alla fine dei tempi anche il demonio sarà “guarito”, ovvero sarà perdonato e salvato».
Ma esiste forse un passo del Vangelo, o dell’intera Scrittura, in cui il demonio chiede guarigione, quindi perdono e salvezza?
Andando al greco originale del testo evangelico, la pronuncia dello spirito impuro («Che vuoi da noi») letteralmente varrebbe così: «Che cosa a noi e a te, Gesù Nazareno?». Questa è una espressione tipica del gergo semitico, che in maniera asciutta, essenziale, finanche cruda, rende palese la piena distanza, separazione e divisione. -La stessa circonlocuzione è presente nell’episodio delle nozze di Cana in Gv 2, 4: «Donna, che vuoi da me (Donna, che cosa a me e a te)?»
Invece, ecco cosa esprime l’atteggiamento del lebbroso.
Quest’ultimo supplicava Gesù «in ginocchio».
Il termine greco che descrive l’atto evidenziato è gonupetéo.
Di senso profondo è il sostantivo che opera in questo verbo, ovvero gónu, che significa «ginocchio», ma vale anche «nodo» (cf. il latino genu).
Ecco che il «cadere in ginocchio» (gonu-petéo) del lebbroso è certamente atto di prostrazione e di umiltà, ma profondamente riesce a manifestare una vera e propria richiesta, che precede la richiesta vera e propria, ovvero quella manifesta, cioè la guarigione dalla lebbra («Se vuoi, puoi purificarmi!»).
Difatti questo gonu-petéo («cadere in ginocchio») del lebbroso riesce ad esprimere intimamente una richiesta di «annodarsi» a Gesù, poiché solo «allacciandosi» a Lui si trova la guarigione.
E tale lettura, che potrebbe sembrare troppo ardita, in realtà può trovare pieno accoglimento nel prosieguo dell’episodio, direttamente in un atto di Gesù: «[…] lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!».
Il verbo adoperato è ápto, il quale intende certamente «toccare», ma il suo primo significato è proprio «annodare».
Ecco, allora, come la vicenda del lebbroso possa arrivare ad illuminarsi ancor di più, se trasfondessimo questo senso nei versetti specifici:
«Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava di farsi a Lui nodo e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo annodò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”». -Molto rilevante, poi, come il verbo ápto, quale altro significato, valga pure «accendere/dar fuoco»: non è forse vero che col fuoco si può sanare (la cosiddetta “cauterizzazione”), ovvero purificare (il termine greco pũr [«fuoco»] ha la stessa radice del latino purus, ovvero «puro»)?

Da tutto ciò possiamo anche trarre un’altra riflessione, con cui chiudiamo: il Signore, checché ne dica il mondo, non è un tiranno, e l’atto di inginocchiarsi dinanzi a Lui, che certamente è atto dovuto di venerazione e sottomissione, è profondamente una richiesta, una richiesta di legarsi, di allacciarsi, di annodarsi a Lui: ed Egli non mancherà mai di stringere questo nodo; e di guarirci. -Domanda: ma se l’uomo posseduto dallo spirito impuro è stato guarito, significa che ha chiesto anche lui di «annodarsi» a Gesù? Ebbene, a parlare, nel Vangelo, è solo lo spirito impuro, ma molto interessante è il versetto di Mc 1, 26: «E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui». Il verbo «straziandolo» in greco è sparásso, che propriamente significa «strappare». È una lettura molto suggestiva considerare l’episodio odierno del lebbroso come manifestazione del tormento che era insito in quell’uomo posseduto, il quale, nel suo intimo, anelava, ricercava, e ottenne, di annodarsi a Gesù: ottenendo la guarigione.

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/