Fabio Quadrini – Commento al Vangelo di domenica 10 Gennaio 2021

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Già altre volte ci siamo trovati a commentare l’evento del Battesimo di Gesù (cf. Per ORA; TESTIMONIÒ; SANDALO).
Cerchiamo, quest’oggi, di offrire altri spunti nel merito.
Tuttavia, per procedere nel nostro solito breve intervento, occorre richiamare un versetto che non è compreso nella lettura evangelica odierna.Difatti il Vangelo di questa domenica parte dal versetto 7 del capitolo primo secondo Marco, mentre a noi interessa tenere in considerazione pure il versetto precedente, il quale permette all’episodio di espandersi in una portata più ampia e completa:
«Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico» (Mc 1, 6).
Teniamo salvo questo versetto e proseguiamo nel commento.

Dal Vangelo secondo Giovanni sappiamo come da Gerusalemme i Giudei inviarono sacerdoti e leviti ad interrogare Giovanni Battista, per ascoltare dalla sua viva voce chi egli fosse, ovvero se egli fosse o meno il Cristo, o Elia, o il profeta.
Ma Giovanni Battista testimoniò fermamente che lui era solamente «voce di uno che grida nel deserto» e non «il Figlio di Dio» (cf. Gv 1, 19-34).
Dato atto di quanto, poniamoci la seguente domanda: come mai la figura di Giovanni Battista aveva catturato l’attenzione dei Giudei?
Ebbene, questi ultimi conoscevano perfettamente le scritture, e certamente sapevano di un passo del profeta Isaia il quale, in riferimento al Signore, dice:
«non si scioglie la cintura dei suoi fianchi
e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali» (Is 5, 27).
Torniamo, quindi, all’attacco del Vangelo odierno, ma comprendiamoci anche il versetto marciano tenuto salvo sopra:
«(6) Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. (7) E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali» (Mc 1, 6-7).
Detto questo, proviamo ad offrire una seguente lettura.

Certamente Mc 1, 6 non va rigettata come riga descrittiva, finalizzata a raccontare al lettore del testo evangelico come fosse esteticamente abbigliato Giovanni, in quanto va accolto certamente che l’Evangelista potrebbe aver avuto come primaria (o anche unica) intenzione quella di descrivere meramente l’apparenza esteriore del Battista.
Nondimeno (e quante volte ce lo diciamo) la Parola di Dio non è mai casuale o superficiale, e il fatto che Marco abbia riferito la caratteristica della «cintura […] ai fianchi» con riguardo a Giovanni Battista, non può fermarsi solo al semplice dettaglio estetico-descrittivo, poiché questo dettaglio estetico-descrittivo riesce ad assumere ulteriore valenza e sostanza.
E questo vale per noi, esegeti del II millennio, ma valeva anche per i Giudei, esegeti contemporanei di Giovanni.
Detto ciò, codesti Giudei, vedendo, o sentendosi narrare, il modo in cui il Battista fosse vestito, ovvero come questi avesse chiaramente e manifestamente una «cintura […] ai fianchi», possiamo ipotizzare come questi medesimi Giudei potessero sentire l’eco del passo di Isaia (Is 5, 27 appunto), il quale usa esattamente la stessa immagine.
Ecco che, quindi, sollecitati da questo sillogismo (alla stregua di una ghezèra shavà sui generis [cf. VENUTA LA SERA; LA DONNA CANANEA]), i Giudei potrebbero aver pensato come quel predicatore del deserto, nel deserto, potesse essere un uomo “particolare”, un uomo di Dio, un uomo da Dio (anche per il fatto che quegli anni erano considerati proprio i tempi maturi in cui sarebbe dovuto venire da Dio quel Messia tanto atteso; ed erano anni in cui spuntavano effettivamente messia a destra e a manca [cf. At 5, 36-37]).
E forse questo, forse questa “sospetta” «cintura […] ai fianchi», potrebbe essere stato uno dei motivi per cui furono inviati da Gerusalemme sacerdoti e leviti ad interrogare il Battista circa la natura di quest’ultimo.

Ora, così come abbiamo riferito sopra dal quarto Vangelo, Giovanni Battista negò esplicitamente di essere tanto il Cristo, quanto Elia, quanto il profeta (cf. Gv 1, 19-23).
Ebbene, tornando al testo evangelico odierno, il versetto 7 corredato dal 6, oltre ad altri specifici e puntualissimi significati esegetici (il Goèl e il Levirato – cf. SANDALO), potrebbe offrire un’ulteriore sfumatura di come Giovanni Battista volesse precisare di non essere il Cristo.
Riportiamo nuovamente i due versetti:
«(6) Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. (7) E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali» (Mc 1, 6-7).
Il lettore noterà come, rispetto a quanto evidenziato in precedenza, abbiamo sottolineato in aggiunta un’altra circonlocuzione, ovvero «più forte di me», che nel testo originale greco è resa con la formula ischuróterós (più forte) mou (di me).
Decisivo per il nostro discorso è proprio l’aggettivo ischurós. (dove ischuróterós è il suo comparativo di maggioranza).
Esso significa giustamente «forte/vigoroso/robusto», ma interessante è il suo senso radicale, il quale intende propriamente «stringere» (cf. il verbo greco íscho).

Detto ciò, quindi, colui che viene dopo di Giovanni è «più forte» in quanto è «più stretto».
Ecco perché riteniamo opportuno non tralasciare il versetto 6 per un ampio e profondo senso dell’episodio.
Difatti una resa esegetica della narrazione potrebbe valere così:
«Giovanni, che aveva una cintura ai fianchi, proclamava: “Dopo di me viene colui che è più stretto di me (ha la cintura più stretta della mia)”».
E questo a significare come l’uomo “particolare” che i Giudei attendevano, anche per eco del versetto di Is 5, 27, non fosse Giovanni Battista (che aveva si una «cintura […] ai fianchi), quanto colui che lo avrebbe seguito, poiché di quest’ultimo era l’ “autentica cintura”, quella «più forte/più stretta».

Inoltre Giovanni non si ferma alla cintura, ma cita anche, in riferimento a questo colui che deve venire, i «lacci dei suoi sandali».
Tornando al versetto di Is 5, 27, il “corredo” che appartiene al Signore non è solo la cintura stretta ai fianchi, ma anche i legacci stretti dei suoi sandali.
Ebbene, Giovanni Battista in Mc 1, 6-7 sembrerebbe affermare come non lui (Giovanni Battista), bensì colui che deve venire sia il Messia, tanto perché possiede la cintura per eccellenza (quella stretta di più), quanto perché possiede pure i lacci dei sandali strettamente legati (caratteristica assente in Giovanni Battista, e che lo rende, con richiamo a Is 5, 27, manchevole di un attributo decisivo); e neanche uno che porta una cintura (come il Battista) è degno di, può azzardarsi a, slegarglieli.
Ecco, quindi, una resa esegetica completa di Mc 1, 6-7:
«Giovanni, che aveva una cintura ai fianchi, proclamava: “Dopo di me viene colui che è più stretto di me (ha la cintura più stretta della mia), il quale possiede anche lacci stretti ai sandali che non si slacciano e che nessuno, nemmeno io, può slacciare” (ed è dotazione che io non posseggo)».
E quindi a significare esaustivamente come l’uomo “particolare” che i Giudei attendevano, anche per eco del versetto di Is 5, 27, non fosse Giovanni Battista (che aveva si una «cintura […] ai fianchi), quanto colui che lo avrebbe seguito, poiché di quest’ultimo era l’ “autentica cintura”, quella «più forte/più stretta», e di quest’ultimo, e non di Giovanni Battista (che non li aveva), erano i lacci stretti dei sandali che non si slegano e che non si possono slegare.

Per schematizzare la logica del discorso:
1-I Giudei si domandano, e domandano, se Giovanni Battista fosse il Cristo, o Elia, o il profeta, poiché il suo abbigliamento comprende una cintura ai fianchi, così come riportato in Is 5, 27;
2-Giovanni Battista risponde loro che egli non è il Cristo, né Elia, né il profeta, ma questa figura “particolare” è da individuare in colui che deve venire, sia perché quest’ultimo ha la cintura autentica, ovvero la cintura più stretta, sia perché solo quest’ultimo (e non Giovanni Battista) ha i lacci stretti, e che non si slacciano, ai sandali, soddisfacendo non parzialmente (come la sola cintura in Giovanni Battista), ma totalmente (cintura + lacci), quanto riportato in Is 5, 27.

Ecco, infine, come l’episodio mirabile ed ineffabile del Battesimo di Gesù possa fortemente incardinarsi proprio su questo tema dello “stringere”.
Gesù, infatti, Egli che è il Signore con la cintura stretta ai fianchi e il legaccio stretto ai suoi sandali (cf. Is 5, 27; Mc 1, 6-7), «battezzato nel Giordano da Giovanni» (Mc 1, 9), si stringe alla condizione umana immergendosi nel peccato (vero uomo), pur rimanendo Figlio inscindibilmente stretto nel compiacimento del Padre (vero Dio). –E a dare testimonianza di quest’ “acqua di vero uomo” («E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati» – Mc 1, 5) e di questo “sangue di vero Dio” («Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati» – Mt 26, 27-28 in sinossi con Mc 14, 23-24) è lo Spirito disceso «verso di lui come una colomba» (Mc 1, 10) – [cf. Seconda Lettura odierna (1Gv 5,1-9)]

Fonte

Per gentile concessione di Fabio Quadrini che cura, insieme a sua moglie, anche la rubrica ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/category/sindone/