Esegesi e commento al Vangelo di Domenica 8 Settembre 2019 – p. Rinaldo Paganelli

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La ricerca di tutti

Nel viaggio della vita la prima lettura ci ricorda la meta di «conoscere il volere di Dio» (Sap 9,13) e vivere nella vicinanza con Lui. Tutti gli uomini sono implicati nella stessa ricerca. La diversità tra chi crede e chi no sta nel fatto che il primo conosce il cammino che conduce all’incontro con Dio, mentre il secondo lo cerca. Questi cammina a tentoni, quello è preceduto da una luce che gli permette di muoversi speditamente. Tutti sono in ricerca perché tutti vivono in un corpo corruttibile e in una «tenda d’argilla» (v. 15). La nostra ignoranza sulla sua volontà non deriva dal fatto che siamo creature di carne, ma perché utilizziamo la nostra mente per prestare ascolto ai nostri ragionamenti, fino a diventarne schiavi. Anche il Vangelo propone un cammino, e non è tanto un camminare con Lui, ma un andargli dietro facendosi suoi discepoli. Per seguire Gesù non ci manca nulla, ma abbiamo molte cose di troppo, perché il Cristo nudo della croce si può solo seguire nudi. Tre i carichi di troppo: le relazioni famigliari, i beni, la propri vita (v. 26). Non ci è chiesto di rinnegare le relazioni familiari, ma di non vedere più in esse solo il fatto che ci hanno dato la vita, bensì dei fratelli con i quali si cammina alla ricerca della volontà di Dio. Dopo aver lasciato i familiari per Gesù, il discepolo li riceve di nuovo come compagni di strada che lo aiutano e che egli deve sostenere nel loro cammino.

Sequela nella gratuità

La sequela di Cristo Gesù è una costruzione, e anche una continua lotta contro l’avversario, ma è possibile solo per chi è assolutamente nudo, e sa rinunciare ai beni. Infatti solo se si è privi di tutto si può ricevere tutto da Dio. Rinunciare significa perdere dei beni inutili per riceverne dei nuovi che rendono possibile la sequela. Infine ci è chiesto di lasciare la propria vita. Anche qui la rinuncia equivale a uno scambio. Si tratta di rinunciare alla propria vita per prendere la croce, fino a fare della croce la propria vita, giacché sulla croce sta il Cristo che è la nostra vita. Questa triplice rinuncia non sta nelle nostre capacità, ma con l’illuminazione della Sapienza possiamo pian piano incamminarci su questa via. Questo avviene solo se riconosciamo che dalla croce viene la vita vera, quella che rende possibile il faccia a faccia con Dio in cui conosceremo finalmente la sua volontà e la potremo mettere in pratica. Ma per essere sale che sala, occorre perseverare nell’ascolto del Signore.

Rinuncia verso la pienezza

L’epistola ci fornisce un buon esempio di questa rinuncia che equivale ad uno scambio. Filemone deve, nel nome di Cristo, imparare a rinunciare allo schiavo Onesimo per riceverlo come fratello, così come Paolo ha rinunciato a quel figlio ricevuto in catene, sperando di riceverlo, con il consenso di Filemone, in qualità i collaboratore nell’opera apostolica. Lo stesso scambio avviene nell’Eucaristia, si rinuncia a del pane offerto a Dio, e ce lo restituisce trasfigurato in corpo di Cristo. Cosa vuol dire rinunciare? In genere pensiamo immediatamente a una realtà che ci toglie qualcosa, a sofferenza, tristezza. Forse rinunciare è semplicemente andare avanti nella vita. Il fiore che sboccia rinuncia alla sua forma precedente, altrimenti non darà mai il frutto, così va avanti nella vita.

Risposta all’istinto possessivo

Rinuncia è, allora, distacco, è lasciare per crescere e crescere nella verità, nella pienezza di vita. Rinunciare alla madre è rinunciare a tutte quelle protezioni e forme in cui ci culliamo e non ci permettono di volare alto. Rinunciare al padre è rinunciare a tutte quelle autorità che diventano idoli nella nostra mente e ci fanno pensare con pensieri già precostituiti, soffocando la nostra creatività. Se riusciamo a rinunciare a queste madri e padri, cammineremo verso la piena maturazione, riusciremo ad essere liberi da tanti condizionamenti, lasciamo questa libertà per immergerci nella presenza di Dio che è in noi. Il Signore è ben consapevole di chiederci una cosa grossa, non perché difficile, ma difficile perché contraria al nostro istinto possessivo e impaurito. Per questo i due «esempi» che ci porta nel Vangelo (vv. 28 e 31) mettono in evidenza non solo l’impresa da compiere, ma anche e soprattutto la sproporzione tra i nostri mezzi e le nostre capacità e la vastità impegnativa del progetto. Ce la farà non chi sarà particolarmente virtuoso o forte, ma chi sarà sedotto dal fascino del Signore del Vangelo, e quindi sarà innamorato della nuova vita che Dio gli dona.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO

  • La presenza del Signore ha sciolto tutti i tuoi interrogativi?
  • Sai affidarti alla progettualità di Cristo Gesù?

IN FAMIGLIA

Ognuno formula una serie di domande legate alla propria fede e insieme si cerca non la soluzione, ma il modo migliore per fare luce e vedere nei limiti la spinta per andare oltre e cercare il meglio.

p. Rinaldo Paganelli

Tratto da: Stare nella domenica alla mensa della Parola, Anno B – ElleDiCi