Esegesi al Vangelo di domenica 26 novembre 2017 – p. Rinaldo Paganelli

165

VENITE, BENEDETTI

p. Rinaldo Paganelli

Il pastore si prende cura di tutte le pecore

Il testo di Ezechiele è il passo biblico più completo ed elaborato sull’immagine di Dio pastore. Nella tradizione dell’antico oriente il re non era solo la guida politico-militare di un popolo, ma era la fonte di ogni forma di vitalità e fecondità. Così sarà Dio pastore: dopo il raduno e la rassegna per controllare la presenza di tutte le pecore, egli le porterà al pascolo per nutrirle e farle crescere. Dio si adopera per la totalità e, al contrario di quel che normalmente accade nei lunghi percorsi carovanieri, eviterà in ogni modo che le fatiche del viaggio selezionino i più forti a spese dei deboli e dei malati. In realtà tra il testo del profeta e l’Evangelo, c’è un salto enorme, perché il testo profetico ci parla del ritorno e dell’incontro nella terra del Signore di tutto l’Israele disperso, mentre il Vangelo ci presenta la convocazione finale di tutti i popoli, nell’unica regalità del Cristo. Anche il testo della lettera ai Corinzi proclama il carattere assolutamente universale del mistero cristiano: tutta la stirpe di Adamo, cioè tutta l’umanità, è salvata e posta «oltre la morte» dalla morte-risurrezione del Figlio di Dio. Viene confermata la novità cristologica del Regno.

La regalità di Cristo è giocata in quattro parole

Dall’uomo e dall’umano venne solo la morte. Da Cristo e dalla sua figliolanza divina verrà una vittoria sulla morte che non è consentito alle forze umane neppure sperare. Cristo è re perchéintroduce nel nostro mondo la reale presenza di Dio e compie un rinnovamento totale della condizione umana. Dio inizia la sua presenza facendosi direttamente pastore di ogni coscienza umana. Poi, in Cristo, si identifica con ogni uomo, con i piccoli e con coloro che li aiutano, svelando così di essere colui che segretamente riconosce il valore profondo dei loro gesti, ignoto a chi li compie: «Quando mai», ma non a lui. «Venite… via… quando… ogni volta…». Cinque parole, quattro movimenti su cui si giocano la regalità di Cristo e la vita dell’uomo. In quel giorno il suo giudizio non sarà sulle grandi opere, sulle filosofie di vita, sui libri scritti o sulle conferenze preparate per le moltitudini. Sarà su un vestito donato, su un pane spezzato e condiviso, su una lacrima asciugata e un abbraccio regalato al posto di parole prive di significato.

Il Regno sarà di chi avrà dato spazio a gesti di amore

Saremo eredi del Regno, abitanti di eternità se avremo fatto spazio al Dio incarnato, se il povero, l’affamato, il carcerato, quello che non conta sarà diventato carne della mia carne. In quel momento la voce dei piccoli, il balbettio di chi non ha avuto voce in questo mondo, diventerà la voce che intercederà presso il re per la mia salvezza. Il nocciolo dell’allegoria sta nella sorpresa dei salvati, che si vedono riconosciuto un fattivo amore per Cristo che non sono consapevoli di aver esercitato, scoprendo così che Cristo si identifica con i più piccoli degli uomini. In questo modo scoprono anche di non essere salvati per i loro meriti, ma per l’amore che Cristo Gesù ha verso i piccoli. Siamo salvati perché c’è Cristo e perché Cristo è così: non dipende da noi. La salvezza sarà per tutti una sorpresa e un dono, apparirà come riconoscimento di piccoli atti di misericordia ai quali Dio è collegato.

La salvezza chiama e libera tutti

Il regno di Dio e di Cristo è la segreta onnipresenza dell’amore per ogni singola individualità. Per questo là dove ogni creatura, anche la più debole, è rispettata, è nascostamente presente il vero gregge dell’unico pastore.Tutta la storia dell’umanità viene descritta come l’opera salvifica di chiamata e di liberazione di tutte legenti dalla prigionia della morte. La comunione di fede tra i discepoli di Gesù non è semplicemente un «buon esempio» per il mondo, ma ha un potere di sollecitazione e di rafforzamento nei confronti delle nazioni. La domanda retorica con la quale sia i benedetti sia i maledetti affermano di non aver mai visto prima di quel momento il Signore Gesù, viene a dire che essere cristiani ed essere poveri in certo modo coincide, e non solo e non tanto perché tutti i poveri sono nella predilezione del Padre, ma prima di tutto perché tutti i cristiani sono sigillati dallo Spirito di povertà del Cristo, e il «farsi poveri» nell’obbedienza al Padre fino alla Croce è il cuore dell’esperienza cristiana.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO

  •  Tra i cristiani tutti hanno valore. Che cosa ti fa dire questa convinzione?
  • In che modo servi Cristo Gesù ogni volta che incontri un «piccolo»?

IN FAMIGLIA

Si diventa come Dio amando chi ha fame, chi ha sete, chi è straniero, chi è nudo, chi è malato, chi è carcerato.
Che cosa hai fatto o fai per ognuna di queste categorie di persone?

p. Rinaldo Paganelli

Tratto da: Entrare nella domenica…, anno A – R. Paganelli – ElleDiCi | Fonte

[amazon_link asins=’8810613015,B00G33C812,8801054459,8801056818,8810621204,8810621409′ template=’ProductCarousel’ store=’ceriltuovol04-21′ marketplace=’IT’ link_id=’f7477e54-bf3c-11e7-a460-f1aec9ea1733′]

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 26 Novembre 2017 anche qui.

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Mt 25, 31-46
Dal Vangelo secondo  Matteo

31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 26 Novembre – 02 Dicembre 2017
  • Tempo Ordinario XXXIV
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO