Esegesi al Vangelo di domenica 19 novembre 2017 – p. Rinaldo Paganelli

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BENE, SERVO BUONO

p. Rinaldo Paganelli

Il timore del Signore rende forti

Il testo dei Proverbi ci aiuta a considerare la bellezza di un’immagine di sposa, e di madre. Queste due dimensioni della sua vita quotidiana rappresentano i talenti che il Signore le ha consegnato e che lei è chiamata a far fruttare. La preziosità e la fecondità della sua vita è strettamente legata a diverse relazioni, e la più importante è quella indicata come timore di Dio: «La donna che teme Dio è da lodare». Che questo «timore» sia il contrario della paura e il principio di ogni audacia è dimostrato dalla «paura» del servo della parabola evangelica, che nasconde il talento sotterra.

I talenti sono consegnati a persone di cui si ha fiducia

Per questo «consegnò loro i suoi beni»: a chi molto, a chi meno, in ogni modo coinvolgendo tutti e ciascuno in una storia che è «nostra» non meno che «sua», per un cammino che è comune a Lui e a noi. Dio ha dato a ciascuno un’opera da compiere, e una potenza capace di realizzarla. Rilevante è il fatto che i primi due servi, ricevuti i talenti, vanno subito a «impiegarli». Si coglie bene che nei talenti è contenuta una potenza per cui chi «opera in essi» certamente porta frutto, un frutto che raddoppia ciò che il padrone ha consegnato sia al primo che al secondo servo. I beni si consegnano a chi si ama, alle persone di cui si ha fiducia, la cui vita sta a cuore, per cui si desidera solo il bene, tutto il bene possibile, tutta la crescita possibile fino alla libertà vera. È così che, entrando a far parte dell’eredità del padrone, si passa da servi ad amici. Allora quel talento riposto nelle mie mani diventa tesoro tanto grande che non può rimanere sepolto, è il segno che non sono più servo, ma sono passato dalla schiavitù al pieno riconoscimento dell’essere persona.

I compiti vengono svolti in maniera diversa

È evidente la responsabilità di chi si coinvolge e il male di chi «nasconde» il tesoro del suo Signore. Quando mi sento responsabile, la gioia è tanto grande che mi fa correre da chi può moltiplicare il dono perché l’eredità cresca e sia per tanti. Insieme alla gioia cresce la gratitudine per quel padrone che si è fidato e al ritorno mi dirà: «Sei stato fedele, per questo ricevi molto di più». Ecco il dono più grande: la libertà vera, quella che solo Dio può donare e ci dona mettendocela tra le mani, anche solo con un talento, e quella libertà donata accresce in me la fedeltà e la possibilità di donare e donare ancora. Ma non possiamo evitare qualche considerazione su chi ha nascosto il talento. Innanzi tutto per chiederci se a indurlo al male è stato il «poco» che gli è stato affidato. Ma sembra di capire che già quel «poco» lo aveva spaventato. Anzi, quell’«unico» talento è molto adatto a esprimere quell’unico grande talento che è il Figlio di Dio. Questo ci conferma che anche chi riceve poco, in quel poco riceve tutto. Anche quella cruda descrizione del padrone che vuole mietere dove non ha seminato è molto efficace per esprimere fino a che punto il Signore ci vuole coinvolgere nella sua opera di verità, di amore e di pace.

I fallimenti derivano dalla paura che blocca anche le cose di Dio

Da dove viene la paura del terzo servo non è facile dire; è certo che egli non coglie il fatto fondamentale, e cioè che il giudizio divino è del tutto proporzionato al dono che Egli fa a ciascuno. L’uomo che consegna i beni ai suoi servi è un tipo duro, che miete anche dove non ha seminato. Alcuni dei suoi comportamenti sono di fatto strani ed esagerati. La parabola non teme di enfatizzare la severità e il giudizio con la ripresa, da parte del padrone, di quello che il servo aveva detto sul mietere e il raccogliere. Ma tutto questo vuole ancor più sottolineare la ricchezza e la potenza del dono affidato, e quindi la responsabilità di chi deve farlo fruttificare. Il bravo ebreo era abituato a leggere nella Scrittura parole come ascoltare e custodire, e gli insegnavano che doveva custodire la legge con una siepe di precetti per non correre il rischio di trasgredirla. Con Gesù non è più così. Gesù vuol dire con questa parabola che le cose di Dio vanno diffuse, rischiate per far aumentare la loro risonanza nei cuori umani. I primi due servi hanno mostrato di aver capito bene il suo insegnamento. Bravi servi buoni e fedeli, che partecipano alla gioia del loro Dio. Ma il caso della parabola è volutamente paradossale e inimitabile. Non ci insegna la moralità del coraggio e del rischio, ma ci rivela che il di più di grazia, donato ai discepoli del Signore, ha in sé la forza di crescere e deve perciò essere gettato con generosità nella missione.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO

  •  Le difficoltà le vivi con paura oppure trovi l’audacia per affrontarle? Come?
  • I doni che hai ricevuto sono tutti adeguatamente impiegati?

IN FAMIGLIA

  • Ripensa a un dono che hai ricevuto: dove lo hai messo, che cosa ne hai fatto, con chi lo hai condiviso, dove è adesso?
  • Cosa ti fa dire che lo hai fatto «circolare»?
  • Si può ascoltare insieme la canzone «Metti in circolo l’amore» e dire che cosa ognuno sta mettendo «in circolo» di sé!
  • Nel passato ti è stato dato un dono (gli dai un nome), nel presente lo stai facendo fruttificare, nel futuro lo riconsegnerai.

Verifica ognuno di questi tempi, e valuta che cosa stai facendo con il dono.

p. Rinaldo Paganelli

Tratto da: Entrare nella domenica…, anno A – R. Paganelli – ElleDiCi | Fonte

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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 25, 14-30
Dal Vangelo secondo  Matteo

14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. 15Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». 17Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». 18Ed egli disse: «Portatemeli qui». 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. 22Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. 24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 19 – 25 Novembre 2017
  • Tempo Ordinario XXXIII
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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