don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 13 Marzo 2022

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L’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor che sale per pregare in compagnia dei suoi tre discepoli più fidati, Pietro, Giacomo e Giovanni, non è di facile spiegazione, è un mistero di gloria che anticipa la risurrezione di Gesù e annuncia tutto ciò che saremo se ci poniamo alla sua sequela, nella quale “è riassunto il cammino del credente” (E. R.).

L’Eucaristia e il Tabor

Madre Teresa di Calcutta dedicava quattro ore di adorazione davanti al Tabernacolo, e questa preghiera continuava vedendo il volto del Cristo nei poveri, nei bisognosi, nelle suore sparse nei diversi angoli della terra. Nelle innumerevoli richieste non perdeva mai il sorriso, la sua vita si prolungava nell’Eucaristia, e per lei la Messa durava tutta la giornata, era una trasfigurazione continua attraversata dalla sofferenza e dalle difficoltà che incontrava. L’Eucaristia è un mistero di luce attorno a cui tutta la storia umana gira, è la sintesi della vita di Gesù, è l’indicibile, il dono più grande che purtroppo abbiamo smarrito per l’abitudine alla quale si partecipa, a volte con tiepidezza, perdendo il fuoco e il roveto ardente del pane e del vino con la quale Gesù ha voluto identificarsi, in parole, gesti e opere. L’Eucaristia è il Tabor di Gesù e del cristiano, è la sintesi della vita di Cristo: nascita, vita nascosta, vita pubblica, passione morte e risurrezione, ed è il suo sacrificio per la nostra salvezza. 

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Di gloria in gloria 

Il racconto della trasfigurazione è presente in tutti e tre i vangeli sinottici, questa montagna “è il luogo dove arriva il primo raggio di sole” (E. R.) e Luca racconta l’esodo di Gesù, “vi sale per pregare come un mendicante di luce” (E. R.). Qui c’è una visione, il dialogo con Mosè ed Elia, l’intima relazione con il Padre e l’entusiasmo di Pietro, di fissarsi in questo luogo per sfuggire al quotidiano. Il volto di Gesù cambia di aspetto, si trasforma, diviene luminoso, egli manifesta la sua gloria nell’esodo in Gerusalemme per obbedire alla volontà del Padre, che si compirà nella morte in croce. Pietro si sente a casa, ma interpreta il ministero di Gesù nella linea dell’attesa di un messianesimo glorioso e non come prefigurazione del suo innalzamento sulla croce. Il Tabor è anche la croce dove nonostante l’umiliazione di quel volto grondante di sangue, rimane lo stupore della bellezza della gloria.

Mistero di consolazione 

Il Tabor è manifestazione della trascendenza di Dio, una esperienza di preghiera che Gesù vive e introduce i suoi, “vittime di stupore e di bellezza” (E. R.), una preghiera non per piegare Dio ai nostri desideri ma per essere trasformati. Gesù prega per il suo esodo, che saranno la sua passione e la sua morte, e la trasfigurazione avverrà anche sulla croce, quel volto colpito, sfigurato, coperto di sangue, sarà bello, illuminato dall’amore e dal sacrificio per la salvezza dell’uomo, ecco la bellezza dell’Eucaristia, l’altare diviene il vertice e il punto più alto di ogni sguardo e non un palcoscenico per aspiranti attori.

Ma quali sono le conseguenze della trasfigurazione di Gesù per il cristiano? Madre Teresa incontrava tanti volti sfigurati e tuttavia non perdeva il sorriso nelle situazioni più drammatiche, perchè la stessa vita cristiana, anche se attraversata dal dolore, dalla sofferenza, dall’incompresnipe, dal rifiuto e dall’umiliazione, per il discepolo di Gesù conserva il volto raggiante dell’immagine gloriosa di Cristo. L’evento della trasfigurazione è il cammino di esodo di ogni cristiano, la theosis per gli orientali, cioè la divinizzazione del credente, il quale non potendo noi spiegare l’indicibile mistero di Dio, ci viene offerta la possibilità  di essere alter Christus, se si vive l’umiltà del dialogo con la Parola di Dio, di mettersi in un atteggiamento di stupore e di adorazione.

Domande:

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•  Mi abbatto nelle situazioni difficili? • L’Eucaristia la vivo anche durante la giornata?

Impegno: GESÙ, CERCO IL TUO VOLTO IN OGNI SITUAZIONE

Siamo viandanti che camminano nella notte, siamo sentinelle che scrutano l’aurora, siamo veglianti e vigilanti in attesa dello Sposo. Siamo la lanterna della vita e della fede, e ogni giorno è un passo verso il Cielo. Siamo l’impossibile che diventa possibile, perché l’odio possa trasformarsi in amore, il buio in luce, la guerra in pace, la tristezza in gioia, il pianto in sorriso. Siamo tutte le cose, siamo i colori dell’arcobaleno.


Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []

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