don Quirino Prampolini – Commento al Vangelo del 30 Agosto 2020

112

Pietro di fronte alla croce
L’ uomo di fronte alla croce, quindi anch’io
Salvare e perdere

Ecco i tre punti sui quali vorrei riflettere sulla Parola che il Signore oggi ci rivolge.

Pietro di fronte alla croce

“Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno”

Da beato a Satana. Pietro era stato elogiato da Gesù per la sua professione di fede, sentivamo Domenica scorsa e ora viene apostrofato dallo stesso Gesù con questo termine, terribile. Satana è colui che si oppone al progetto di Dio, che non accetta la logica di Gesù, del Regno che è quella di amare e di donare la propria vita per salvare la nostra vita per sempre.
Pietro posto di fronte a questa logica si rifiuta di accettarla. Pietro è ancora legato ad una mentalità diffusa che voleva il Messia come uno vincente dal punto di vista umano e non uno sconfitto, un perdente come appare il crocifisso. Una mentalità che forse abbiamo anche noi tante volte quando nella nostra vita entra prepotente l’ombra della croce.
La croce è difficile da accettare, da portare, da abbracciare come ha fatto Gesù, ci spaventa. “Signore come puoi salvarci attraverso questa via?” Ma non vi è Pasqua senza Venerdì Santo. Se questa è la via che il Signore Gesù ha percorso è quella via che attende anche il suo discepolo.
Se questo ci sgomenta, perché sfugge ai nostri schemi non dobbiamo dimenticare che vi è un Cireneo anche per noi, come c’è stato per Gesù.
Questo Cireneo è il Signore stesso che si fa nostro compagno e ci aiuta a portare la Croce.

L’ uomo di fronte alla croce, quindi anch’io

Pietro è poi ciascuno di noi che così spesso ci ribelliamo e vorremmo un Signore diverso attraverso le prove della vita che si oppongono ai nostri desideri e alle nostre aspirazioni anche legittime, ma che si faticano a concretizzare

Salvare e perdere

“Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.”

Noi siamo molto attaccati alla ricerca dei beni mondani nell’ impostazione della nostra vita. Spesso alla ricerca di questi beni sacrifichiamo tanto di tempo, di affetti, di valori dimenticando che poi ad un certo punto dovremmo lasciarli. Facciamo come il ricco della parabola che leggiamo nel Vangelo di Luca :
“«La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 “Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 19 e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti’”. 20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” 21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio». (Lc 12)

Magari nella ricerca di questi beni impieghiamo tutta la nostra vita, perché puntiamo tutto su di loro, i beni mondani possono assicurare quanto è necessario ad una vita dignitosa, ma non possono dare la vita in pienezza.

I beni terreni possono comprare il sesso, ma non possono comprare l’amore come ad esempio il tempo, non ne siamo padroni. Felicità.
Tutti crediamo che poter comprare tutto ciò che desideriamo ci renda felici. Ma una volta che abbiamo la borsa, le scarpe dei nostri sogni e tutti i beni materiali del mondo? Ancora una volta i soldi non comprano la felicità. Spesso l’unico modo per essere felici è quello di avere niente. Coraggio, intelligenza, solo per fare qualche esempio, altre potrete aggiungerle voi nella vostra personale riflessione.

Nella ricerca dei beni terreni non di rado si spende la propria vita, ma così la propria vita si perde davvero.

Meglio allora intraprendere il nostro cammino dietro al Signore, anche se questo significa rinunciare, perdere, ma alla fine ritroveremo tutte quelle cose che i beni terreni non ci possono dare: amore, felicità, coraggio, saggezza, ma soprattutto quella pace del cuore che ci permetterà di affrontare i momenti difficili, che non mancano, ma certi che non sono il nostro ultimo approdo, la nostra ultima spiaggia.

La via è in salita? È difficile, coraggio, seguiamo il Signore, non abbiamo paura e dopo la notte del Venerdì santo vi sarà l’alba della Risurrezione.

Fonte

Leggi altri commenti al Vangelo della domenica