don Quirino Prampolini – Commento al Vangelo del 27 Settembre 2020

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È proprio questo un po’ il titolo che potremmo mettere alla pagina del vangelo che abbiamo letto. La parabola ci fa riflettere se siamo disposti veramente nei fatti e non che le semplici dichiarazioni a voce se siamo disponibili a fare quello che Dio ci chiede.

Voi ragazzi farete il sacramento della Cresima e il Signore vi dirà, io vi dò il dono dello Spirito santo perché voi andiate a lavorare nella mia vigna, che vuol dire annunciare il Signore nel mondo. Nella scuola, nel gioco, in qualsiasi cosa facciate.
Quale sarà la vostra risposta?

Quella del primo figlio: “Non ne ho voglia”? E guardate che ci sono tanti che fanno così, tanti grandi (adulti) che si sono scordati di questo mandato che il Signore dà a tutti i cristiani, ma poi vi andò o quella del secondo che dice: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Anche questi sono tanti. Cristiani di nome, ma non di fatto! Si sono scordati del Signore dal tempo della loro Cresima.

La risposta dipende da ciascuno di noi ed è una risposta che deve crescere e dura per tutta la nostra vita. Non possiamo dire io sono troppo giovane, aspetta ancora un po’, o io sono troppo vecchio ormai ho già risposto o in un modo o nell’ altro. Se pensiamo che sia troppo difficile significa che ci scordiamo che il Signore è con noi per darci una mano, ecco il dono dello Spirito Santo, che ci aiuta e ci sostiene.
Pensate a come rispondere, in modo importante non fra chiacchiericcio o risatine perché il Signore è presente fra noi adesso e ce lo dice adesso, ma non solo a voi anche a me e a tutti quelli che sono qui.

Il Signore ci chiede di mettere tutta la nostra mente, tutto il nostro cuore, le nostre labbra, le nostre parole, le nostre mani, i nostri fatti al suo servizio. (cfr. Biffi)

La storia di questi due figli è un po’ la nostra storia che tante volte diciamo sì con le parole al Signore, ma poi diciamo no nei fatti. Chiediamoci, tutti e non solo voi ragazzi che farete la Cresima quale figlio vogliamo essere e prendiamo a modello Gesù che in tutta la sua vita ha detto sì a quello che il Padre suo gli chiedeva.

Il finale della parabola se noi lo prendiamo così appare un po’ difficile: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.” Occorre capire! Non significa che i ladri e le prostitute hanno la precedenza perché sono così, ma nel momento in cui credono, cioè si pentono e cambiano vita trasformandola secondo quello che dice Gesù; piuttosto di tanti perbenisti della fede che si sentono giusti davanti al Signore. Quello che dice Gesù è un richiamo costante ad un cammino di conversione che ci coinvolge confidando nell’ amore e nella misericordia di Dio.

Vorrei terminare con questa semplice preghiera: “ Signore dammi il coraggio, la disponibilità, la volontà di andare a lavorare nella grande vigna del mondo per portare il tuo amore, la tua giustizia, la tua pace e la tua speranza”

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