don Pietro Pratolongo – Commento al Vangelo di domenica 24 Maggio 2020

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Dopo l’Ascensione Gesù resta il «Dio con noi»

«Fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi» (At 1,9). «(il Padre) lo fece sedere alla sua destra nei cieli» (Ef 1,20).
Con queste espressioni si descrive l’Ascensione, che proclama Gesù quale «Signore»: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18).

L’Evangelista Matteo aveva iniziato il suo racconto dicendo: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt1,1). Il suo Vangelo inizia con due racconti, che spiegano e giustificano questi due titoli iniziali. L’annuncio a Giuseppe spiega il titolo di «Figlio di Davide» e il racconto dei «Magi» il titolo di «figlio di Abramo». Al Patriarca infatti era stata fatta una promessa: «in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gn.12,3). I Magi sono i primi rappresentanti dei popoli, che riconoscono e accolgono il Messia Figlio di Davide.
Per questo il suo Vangelo necessariamente si chiude con la grande missione ai popoli: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…».

Fare discepoli di Cristo e non propri discepoli o discepoli di altri come spesso accade anche nella Chiesa, dove si dipende più dal capo gruppo o dal responsabile del proprio movimento o dal clericalismo che dal Vangelo.

Fare discepoli significa educare a «seguire Cristo» e solo in seguito celebrare sacramenti. Gesù parla di battezzare dopo aver detto di fare discepoli. La fretta di dare sacramenti, la scarsità della formazione, la mancanza di una seria verifica esistenziale, crea dei cristiani spesso in contraddizione tra ciò che celebrano e ciò che vivono, tra ciò che dicono di credere e ciò che in realtà pensano.

Non per nulla il testo evangelico ammonisce: «insegnando loro a osservare tutto ciò che io vi ho comandato». Insegnando a «osservare», cioè a vivere! La Chiesa tutta è incaricata di questo servizio in Cristo perché si compia la promessa fatta ad Abramo e a tutti sia data la grazia di Cristo, sicuri della sua presenza e azione: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

All’inizio del Vangelo Gesù era stato definito come l’Emmanuele (Is 7,14), che significa «Dio con noi» (Mt 1,22-23), e così si chiude con lo stesso titolo, Gesù è «Dio con noi»; ieri, oggi, sempre!

Il Cammino della Chiesa non sarà facile, Gesù rassicura: «riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni…» (At.1,8). La Chiesa diventa così, nello Spirito Santo, l’erede della profezia di Gesù, da trasmettere di generazione in generazione sino alla fine del tempo. A tale proposito è illuminante la vicenda del profeta Eliseo, che essendo stato spettatore della ascesa del profeta Elia (2Re 2,1-15) ne diventa l’erede, il continuatore nella profezia, così la Chiesa, testimone oculare della Signoria di Cristo, trasmette lo Spirito ricevuto, perché ogni battezzato e cresimato sia testimone del Risorto sino al suo ritorno.


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don Pietro Pratolongo, parroco di Pontremoli e preside della Scuola di formazione teologico-pastorale della diocesi di Massa Carrara Pontremoli.

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