don Paolo Squizzato – Commento al Vangelo di domenica 29 Settembre 2019

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Gesù non s’è mai soffermato a descrivere mondi futuri, mostrandosi sempre molto reticente a parlare di aldilà,invitando piuttosto i suoi a fissare l’attenzione sulla vita qui ed ora e su come giocarsela al meglio in modo da poterla rendere ‘eterna’,ossia così forte e bella da essere in grado di vincere anche la morte. Il racconto odierno va letto in quest’ottica. Servendosi del mito,Gesù parla di ‘grandi abissi’,“fiamme” e “luoghi di tormento”,.Un vero e proprio inferno insomma, ma con l’accortezza di pensare che se l’inferno esiste, è solo su questa terra.

I paurosi“luoghi di tormento”, sono raccontati dalla cronaca di ogni giorno. E il ‘grande abisso’ altro nonè che il divario immenso creatosi tra i poveri Lazzari della storia e i ricchi epuloni di sempre.

Occorre dunque stare molto attenti a non fare di questa parabola una lettura escatologica,ossia riguardante le cose future.Perché se così fosse, questo brano diverrebbe un mero racconto consolatorio per tutti quei poveri cristi che popolano questa terra, come a dire: “portate pazienza per il momento; è vero ora state soffrendo, ma vedrete un domani, avrete un paradiso tutto per voi e ogni lacrima verrà asciugata”.

Gesù non si è mai espresso così, non ha mai assunto toni consolatori verso chi era segnato nel corpo e ferito nello spirito. Non era il melense uomo religioso dal ‘colpetto sulla spalla’, promettendo mondi futuri e paradisi a basso costo. Egli ha sempre guarito, rialzato, rimesso in moto la vita di chiunque incontrasse, ha portato il fuoco sulla terra con la speranza che mutassero le strutture inique, e si convertissero i cuori degli uomini in modo tale che non vi fossero più stuoli di Lazzarialle porte di indifferenti epuloni.

La parabola – come tutte le altre del resto – ha uno scopo didattico e non descrittivo. Invita a creare una mentalità diversa,e quindi un cuore accordato a quello di Dio; ad acquisire una vista capace di vedere i disgraziati che ci stanno accanto, alle nostre porte e nei nostri porti, e lì fermarsi, condividere e darsi da fare per trasformare gli inferni terrestri, se non proprio in paradisi terrestri, perlomeno in luoghi umani e vivibili. Vivere insomma come Gesù, che senza prospettare – e tanto meno minacciare – un inferno futuro come luogo di punizione, si immerse in quello presente abitandolo con l’amore, cominciando così a dissolverlo. Ora a noi continuare.

don Paolo Squizzato via Facebook

Letture della
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.

Dal libro del profeta Amos
Am 6,1a.4-7

 
Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 145 (146)

R. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.
 
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.
 
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

Seconda Lettura

Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1 Tm 6,11-16

 
Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
 
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,19-31

 
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
 
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
 
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
 
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
 
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore