don Paolo Squizzato – Commento al Vangelo del 9 Agosto 2020

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Pietro vuole imitare Gesù e affonda.

La fede non è questione di imitazione ma d’identificazione. Non siamo chiamati ad imitare il Cristo, ma diventare Cristo. Imitare significa agire sul comportamento e gli atteggiamenti, sulla superficie, ma la sostanza, l’essere rimane indifferente. Uno scimpanzé giungerà anche a suonare un sassofono, ma non sarà mai un musicista.

Pietro vuole camminare sull’acqua perché crede che essere discepolo significhi compiere azioni eccezionali, e il risultato è tragico: annaspare nel vuoto.
Fede è ‘mollare la presa’ alle proprie convinzioni e sicurezze e ritrovarsi trasformati.
Pietro diventa discepolo non perché ha imitato Gesù ma perché gli ha teso la mano e si è lasciato riportare a casa. Solo l’amore è trasformante, non una morale.
Pietro diviene così immagine del discepolo che sperimenta sì la sconfitta e il limite, comprendendo però che la salvezza si risolve in un abbraccio previo.

Dopo il fallito tentativo, Gesù non dice a Pietro ‘uomo poco coraggioso’, ma ‘uomo di poca fede’ (v. 31).
Il contrario della paura non è il coraggio ma la fede. Dinanzi alle tempeste, agli sconvolgimenti esistenziali che ci percorrono, non è questione di mostrare più coraggio, ma un abbandono alla vita, al qui ed ora. Questo non significa esperire un Dio che agisce al posto nostro, o che ci toglie le castagne dal fuoco, ma un Amore che ci impregna, facendoci sperimentare al contempo insospettate energie interiori che alla fine scopriremo avere il medesimo nome di Dio.


AUTORE: don Paolo Squizzato
FONTE
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