don Paolo Squizzato – Commento al Vangelo del 14 Marzo 2021

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Con buona pace dei profeti di sventura cristiani, sponsor funesti d’inferni impossibili e punizioni divine, Giovanni ricorda che Dio non è venuto né per condannare (v. 17), e tanto meno per giudicare (cfr. Gv 8, 15), ma solo per salvare, ossia a fare in modo che l’uomo giunga alla pienezza di sé. E se proprio vogliamo parlare di ‘giudizio’ di Dio, questo altro non è che la croce, «giudizio del giudizio» – come dice Massimo il Confessore – che prende su di sé il male del mondo per distruggerlo trasformandolo in vita.

La spazzatura dispersa nell’acqua la sporca, gettata nel fuoco ne aumenta il calore e la luce.
Dio giudica amando e ama perdonando. Condanna salvando e si vendica perdonando. Dà vita a chi gliela toglie, e non toglie vita a chi non lo accoglie.

Esiste un solo modo per ‘essere condannati’ – e in questo caso si tratta di auto-condanna – non venire alla luce di sé (v. 20), non sbocciare alla vita, non costruirsi in grado di vincere la morte, non credere all’amore (v. 18); non accettare di lasciarsi raggiungere dalla luce che è venuta nel mondo (v. 19) per splendere su tutti: sui cattivi e sui buoni, sui giusti e gli ingiusti (Mt, 5, 45) e non vivere illuminando qualcuno, unico modo per spegnerci del tutto.


AUTORE: don Paolo SquizzatoFONTECANALE YOUTUBE