don Paolo Squizzato – Commento al Vangelo del 10 Maggio 2020

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Come conoscere la ‘via’ che conduce alla ‘verità’ della ‘vita’?

Deve pur esistere una strada in grado di condurre alla propria verità, perché ne proviamo una sorta di presagio, come la sete è segno che l’acqua deve comunque esistere.
Noi umani sentiamo un’intima necessità che la nostra vita non s’esaurisca in una manciata di anni, e che le persone che amiamo debbano essere eterne, e che la malattia e la morte non siano l’ultima parola. Nutriamo insomma una sorta di presentimento di dover vivere per sempre.

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Gesù ci rassicura dicendoci: ‘non sia turbato il vostro cuore’. Non smettete di credere a tutto questo, a ciò che il vostro cuore intuisce, perché ‘il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce’ (Pascal).

Gesù dice che un ‘cammino’ esiste per giungere alla verità di sé, e in ultima analisi alla felicità. È quello che lui stesso ha incarnato nella sua vita terrena. La via del bene, della cura, della compassione. Chi percorre la via dell’amore giungerà alla verità di sé – dice Gesù – e giungerà così a conoscere la verità su Dio, anzi di più, ad essere una cosa sola con lui. L’amore fa abitare spazi d’infinito, vivere una ricreazione, la trasfigurazione.

Chi abita l’amore giungerà ad ‘indiarsi’ (Dante, Paradiso, IV 28), ossia a diventare Amore, a divinizzarsi. E la strada, la via, il cammino perché questo possa compiersi è ancora Gesù a mostrarcelo: quello della piena umanità. Gesù è stato l’uomo così eminentemente umano che ha lasciato trasparire in lui il divino, tanto da poter affermare ‘chi vede me vede il Padre’. Gesù ha mostrato dove conduce una vita vissuta nell’amore più grande: ad essere diamante capace di lasciarsi attraversare da una luce immensa, o se vogliamo farsi illuminare da una luce incastonata nel profondo di sé.

Ora noi abbiamo la serena speranza che intraprendendo la via dell’amore, possiamo lasciar trasparire il divino che abita in noi, trovandoci di fatto sulla ‘via’ della felicità, scoprendo la ‘verità’ di noi stessi, sbocciando così in una piena fecondità per una qualità di ‘vita’ capace di vincere anche la morte.


AUTORE: don Paolo Squizzato
FONTE: Sito web personale
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