don Marino Gobbin – Commento alle Letture di domenica 12 Gennaio 2020

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Le prime due letture sono scelte in riferimento al Vangelo. Nel suo battesimo, Gesù realizza la profezia di Isaia (1a lettura). Pietro proclama che Gesù vi è stato consacrato dallo Spirito per la sua missione (2a lettura). Nel battesimo, quando Gesù incomincia il suo ministero pubblico (Vangelo), il Padre lo riconosce come suo Figlio prediletto e lo conferma nello Spirito Santo.

PRIMA LETTURA

È il primo dei quattro poemi che descrivono il «Servo» nel Secondo Isaia. Scelto da Dio, il Servo appare come un re pacifico stabilito «come alleanza del popolo». Egli si rivolge dapprima a quelli della sua nazione, per ricordare loro che Dio si è avvicinato a loro e mantenerli nella fedeltà.
Egli deve essere «luce delle nazioni»: far conoscere che il Dio unico, creatore di tutto l’universo, non è un Dio nazionale rinchiuso nei confini del suo paese. Se il suo potere si estende su tutto, egli è il Dio di tutti e anche i pagani devono riconoscerlo e adorarlo.
Egli deve «proclamare il diritto», cioè mettere fine al contrasto che da tanto tempo oppone il Dio di Israele agli dèi pagani, e proclamare la nullità degli idoli: «Prima di me non fu formato alcun Dio, né dopo ce ne sarà. Io, io sono il Signore, fuori di me non v’è salvatore» (Is 43,11).
Poiché «lo Spirito è su di lui», il Servo sarà forte e trionferà, ma senza clamore né violenza. Egli insegnerà a vivere «per la giustizia», cioè a vivere una religione interiore e vera che non si limita all’osservanza rituale, ma è una ricerca della volontà di Dio. Così sarà «luce»: distruggerà ogni tenebra e schiavitù, la cecità del cuore e la prigione del formalismo.
Gesù è il vero servo, investito dallo Spirito (Vangelo); egli si manifesta come colui che serve (Lc 22,27), che rinnova l’alleanza («Emmanuele», Mt 1,23) prima accettando il battesimo di Giovanni (Mt 3,15) e poi nel calice del suo sangue (Lc 20,22).
Egli sarà la luce delle nazioni (Lc 2,32). La sua dolcezza e bontà (Mt 11,29) conquistano i cuori (Lc 10,21) e le nazioni (Mc 16,15).
Il centurione romano Cornelio sarà uno dei primi pagani a beneficiare della salvezza recata da Gesù, il Servo.

SALMO

Inno di lode al «Signore della tempesta», dal momento che la tempesta evoca la potenza e la gloria divine. La tempesta viene dal cielo. La voce di Dio domina le acque. Egli scatena il tuono. La liturgia ha scelto questi versetti per la loro consonanza con il testo delle altre letture.

SECONDA LETTURA

La chiamata del centurione romano Cornelio illumina Pietro sulla visione che aveva avuto a Giaffa. Fino allora la maggior parte degli apostoli e dei discepoli avevano limitato la loro predicazione agli ambienti ebraici. Poiché lo Spirito Santo spinge i pagani a entrare in relazione con gli apostoli, questi devono andare verso gli stranieri, frequentarli e anche mangiare con loro. La legge giudaica è superata: «Nessun uomo è impuro» (At 10,28); non vi sono più impurità contagiose.
Il brano liturgico è l’inizio dell’istruzione di Pietro davanti agli amici e agli invitati di Cornelio. È un «sermone» tipico. Mentre per condurre alla fede gli Ebrei citava le Scritture portate a compimento da Cristo, qui parla della persona e dei ministeri di Gesù. In ogni modo egli parla di avvenimenti noti: «Voi conoscete» (v. 37).
Si insiste sull’universalismo della salvezza recata da Gesù Cristo. «Dio non fa preferenze di persone», quali che siano la loro razza, la loro appartenenza nazionale, il loro livello sociale. «Egli è il Signore di tutti». Anche Israele deve convincersene, perché è stato soltanto un anello privilegiato di questa rivelazione. Ciò che conta agli occhi di Dio è la rettitudine di cuore degli uomini, quando «praticano la giustizia». Questo termine è ripreso dalle tre letture del giorno (il Servo è «chiamato per la giustizia»; Gesù convince Giovanni Battista «ad adempiere ogni giustizia»). Questa giustizia rifiuta ogni legalismo e formalismo rituale dietro a cui rifugiarsi in pace (religione esteriore) senza cambiare il proprio cuore. Essa ricupera una precisa qualità della vita religiosa, quella che parte dal timore di Dio (principio della fedeltà dei «giusti») per sfociare nell’«adorazione in spirito e verità» (Gv 4,24).
Pietro sottolinea anche l’azione dello Spirito che consacra il Servo (1a lettura) e che rivela la persona di Gesù (Vangelo). È lo Spirito Santo che «dà forza». Egli «scenderà» (v. 44) sugli incirconcisi che ascoltano Pietro, con grande stupore dei Giudei convertiti che l’accompagnavano (v. 45). Quest’avvenimento ha la stessa risonanza di quello di Pentecoste.

VANGELO

Gesù vuole ricevere il battesimo da Giovanni, che si stupisce, anzi si oppone, ma alla fine si arrende perché «conviene che così adempiamo ogni giustizia»: è questa la volontà di Dio (cf 2a lettura).
Il battesimo di Giovanni Battista era un lavacro di conversione (v. 11) e di purificazione. Rispondeva alla fede di coloro che avevano sentito l’austera predicazione («Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia», v. 12) e che si preparavano ad accogliere colui che li avrebbe battezzati «in Spirito Santo e fuoco» (v. 11). Nel battesimo d’acqua, all’inizio del suo ministero, Gesù si identifica con i peccatori e contrasta le aspirazioni giudaiche a un messia trionfante. In quel momento egli è consacrato «servo», «alleanza del popolo», «luce delle nazioni» (1a lettura) e principio della fede (2a lettura).
«Si aprirono i cieli», simbolo della rivelazione divina e dell’avvicinamento di Dio agli uomini; scende, sotto forma di colomba, «lo Spirito» della nuova creazione, ritorno dello Spirito che alle origini «aleggiava sulle acque» (Gn 1,2).
Attraverso questa nuova creazione, Gesù appare come «il Figlio prediletto», di cui il Padre si «compiace» per una missione ben precisa. Natan profetizzava di lui dicendo a Davide: «Io renderò stabile per sempre il trono del tuo regno», «io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio» (2 Sam 7,13-14). Egli è colui che il battesimo glorifica: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato» (Sal 2,7).
Il battesimo di Gesù («Io ho bisogno di essere battezzato da te») è superiore al battesimo di Giovanni. Alla purificazione dell’«acqua» egli aggiunge quella del «fuoco», dello Spirito che «scende» sui credenti (2a lettura) e che ci fa gridare: «Abbà, Padre!» (Rm 8,15). Il battesimo nello Spirito può essere ricevuto prima di quello d’acqua (2a lettura): la fede in Cristo precede l’ingresso nella Chiesa.

PER ANNUNCIARE LA PAROLA

Voce del Signore sulle acque
Questa voce del Signore, riconosciuta e celebrata dal salmo 28, sembra risuonare attraverso tutta la liturgia di questo giorno, da Isaia al Vangelo. La voce è la persona che parla, non una parola astratta e arida, ma la parola di uno che si sente e si riconosce… (cf Gv 10,3-5).
La tecnica moderna ha moltiplicato all’infinito la ripercussione della voce. Nonostante alcuni aspetti di massificazione e di anonimato, la nostra civiltà accentua l’influenza delle personalità che parlano: leaders politici o «stelle» dello spettacolo.
Dio ha parlato, Dio parla. Ma solo il credente attribuisce alla sua voce la potenza del tuono. In realtà, egli è discreto come il servo di cui parla Isaia: «Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce». Questa voce non vuole entrare in competizione con il frastuono assordante delle voci mondane. Non sappiamo come interpretare l’intervento della voce del Padre al battesimo di Gesù; ma sappiamo che i testimoni vi hanno creduto, che la Chiesa l’ha fatta riecheggiare, che i mistici di ogni tempo ne sono stati sconvolti.
L’intervento del Padre è essenziale per autenticare la missione di Gesù. Parlando delle opere che compie, egli dirà: «Anche il Padre ha reso testimonianza di me» (Gv 5,37). La risurrezione stessa è presentata in questo modo dagli apostoli (At 2,24–4,10, ecc.): il Padre risuscita il Figlio per accreditarlo presso tutti. Questa voce del Padre permette di riconoscere che Gesù stesso è la Parola di Dio, inviata per annunciare la pace a tutti gli uomini (2a lettura, At 10,36). Nella Chiesa, la voce del Signore continua a risuonare e ad essere ascoltata. In particolare, essa dà significato ed efficacia ai sacramenti.
Come la Parola del Padre fa del battesimo di Gesù una manifestazione della sua condizione di Figlio, così la parola pronunciata dalla Chiesa al battesimo dei cristiani fa di questo gesto un atto di adozione che conferisce loro la vita di figli di Dio.

Gesù è il Signore, il Figlio di Dio
«Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato». La Parola di Dio, ascoltata nel giorno in cui Gesù si sottopone al battesimo d’acqua di Giovanni Battista, è, nella fede della Chiesa, l’affermazione della divinità di Gesù, della signoria che egli condivide con il Padre.
Giovanni il battezzatore sente e annuncia che il Signore è presente, sulla nostra terra: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,11). L’apparizione simbolica dello Spirito di Dio su colui che ha appena «battezzato nell’acqua», viene a confermare il suo annuncio. E la voce dal cielo, la voce di Dio, conferma solennemente: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato».
Anche s. Pietro proclama questa signoria di Gesù e dice che è essenziale alla fede della Chiesa: «Gesù, che è il Signore di tutti» (2a lettura).
Cristo esercita i suoi poteri di Signore fra il popolo di Dio e fra tutti i popoli. A tutti egli fa conoscere «il diritto» e la sua «dottrina» (1a lettura). E la sua azione è liberatrice: «risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo». «Perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri» (1a lettura). Passando attraverso le acque del Giordano, Gesù diventa la guida che conduce tutti i popoli verso la Terra promessa, come una volta il popolo di Dio aveva attraversato lo stesso Giordano per entrare nel paese promesso agli antenati.
E noi? Che cosa significa il nostro battesimo «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»?
Noi entriamo in una Chiesa che riconosce che Gesù è Signore, che accetta di collaborare con lui per realizzare la sua opera di guida e di liberatore. Festeggiamo oggi il nostro battesimo, riviviamolo rinnovando la nostra fede in Gesù e il nostro impegno a seguirlo.

L’azione dello Spirito in Gesù
La signoria di Gesù è legata alla sua consacrazione per mezzo dello Spirito Santo; il «battesimo» nel Giordano è come la sua pentecoste personale.
Gesù prega mentre discende su di lui lo Spirito; è il momento in cui si assume il destino degli uomini peccatori, ricevendo, per ultimo, lo stesso «battesimo di conversione». È così inaugurato il tempo del Vangelo, il tempo di rapporti nuovi fra Dio e l’umanità.
Come la colomba dopo il diluvio significa il ristabilirsi della pace fra Dio e gli uomini, lo Spirito Santo, riposando su Gesù sotto l’apparenza di una colomba, manifesta che in lui ci è donata la pace.
L’azione dello Spirito in Gesù fa di lui il servo pieno di dolcezza: «Non griderà… non spezzerà una canna incrinata» (1a lettura); «passò beneficando» (2a lettura); e nello stesso tempo pieno di forza: «Non verrà meno…» (1a lettura); «Dio lo consacrò in potenza» (2a lettura).
Quest’azione dello Spirito non riveste in Gesù il carattere rumoroso delle manifestazioni di Dio nell’Antico Testamento (cf il salmo), ma presenta un Messia che si è volontariamente umiliato. Egli si mette al livello dei peccatori, chiedendo il battesimo di penitenza. Prefigura così la sua morte, quando «fatto per noi peccato», accetterà di affondare nella morte come in un nuovo battesimo.
Nella Chiesa, nei cristiani di oggi, l’azione dello Spirito rimane la stessa: dolcezza e forza; umiliazione e riconciliazione; morte e vita. Ci è facile riconoscerlo nell’esperienza quotidiana.

Battezzati anche noi nello Spirito Santo
Giovanni Battista lo annuncia: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». È l’esperienza che farà la prima comunità cristiana. I pagani di Cesarea, dopo le parole rivolte loro da Pietro, saranno improvvisamente ricolmi di Spirito Santo (è la continuazione della 2a lettura). Lo Spirito fa sempre cadere le frontiere e si manifesta là dove non si pensava.
È l’esperienza che la Chiesa del nostro tempo deve fare, nella fede. Essa è scelta da Dio, come il Servo di Isaia, per lasciarsi formare da lui e, senza nessuna durezza o debolezza, proclamare «il diritto con fermezza» (1a lettura). Questo compito della Chiesa non è mai finito. L’umanità di oggi deve essere battezzata nello Spirito Santo. È una missione a cui devono prender parte tutti i credenti.

Fonte

Tratto da “Omelie per un anno 1 e 2 – Anno C” – a cura di M. Gobbin – LDC

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