don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 9 Maggio 2021

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don Marco Pozza
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“Marco, tra noi è (in)finita”

Quanto pagherei, certe sere, poter scambiare due parole con fratel Giuda, meglio noto come Il traditore. Però, fatti bene tutti i conti, non nacque traditore: capitò che, impiccatosi, la storia l’accusasse a posteriori del reato (morale) di tradimento. Non è la stessa cosa: un conto è l’errore, tutt’altra cosa è chi lo compie quell’errore. Pagherei con l’oro poter disquisire assieme a lui, esattamente con l’Iscariota, sul tema capitale della sua storia micidiale, la storia più micidiale della storia universale: l’amore, per l’appunto. Perchè di amore, a causa dell’amore, Giuda si soffocò: “Ho commesso una colpa così grande – bisbigliò tra sé col cappio già attorno al collo – che l’amore di Dio non potrà mai cancellarmi.

Sono un gigante!” Peccato d’orgoglio, dunque: io più forte di Te, Maestro. Poi, alla fine, se ne andò per i cavoli suoi quando capì di avere fallito in pieno la sua impresa. Ecco cosa mi piacerebbe sentirmi dire da Lui, un po’ quello che i mistici tramandano: che Cristo mica aveva amato di meno Giuda, nemmeno lo aveva mollato per strada. Bastava (ri)tornare, pentirsi, rimettersi in scia a Lui. Non ho la certezza, però il sospetto è forte: che Giuda mi dica che il Rabbì, quando s’annusarono con gli sguardi l’ultima volta, gli abbia detto parole letali. Tipo: “Giuda, amico mio, tra noi è infinita, mi dispiace dirtelo”, per rispondere al cuore di Giuda che Gli aveva appena detto, baciandolo, “Rabbì, mi dispiace, ma tra noi due è finita”. Una storia finita contro una infinita, Giuda a duello con Gesù. Vinse quest’ultimo: «Non voi avete scelto me – sia chiaro! -, ma io ho scelto voi. E vi ho chiamato amici, perchè ciò che ho udito dal Padre mio ve l’ho fatto conoscere». Non è potere di Giuda, non è potere del sottoscritto, dire ch’è finita: la parola (in)finita spetta a chi ha fatto il primo passo. E in una storia d’amore ci si innamora infinite volte.

L’amare di Cristo, per l’appunto. Che ansia da prestazione se solo avesse detto di amarci quanto Lui ci ha amati. Troppo onesto anche solo per pensarlo: avrebbe schiacciato gli uomini come lo schiaccianoci una noce. Ha detto di più, ha detto di meglio: «Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Quella sorta di misura, come, è il mio avverbio-di-salvataggio: il quanto sarebbe stato il rullo compressore mortale del mio cuore, il come è avverbio-di-stimolazione. Mi provoca, pur infastidendomi, mi urta: non mi parla di quantità, ma di qualità. Lui sa bene che, origliando dietro la porta di una qualsiasi storia d’amore, il “Ti amo” è teoria”, il “Ti voglio” è pratica, il “Ci sono” è amore. Esserci, dunque. Non tanto per esserci, ma perchè «la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Roba grossa: anche perchè è amore quando chi ti rende la persona più felice al mondo è anche quella che ti rende la più triste al mondo. Con lei ci litighi e poi fai pace senza nemmeno parlarti: vero, Giuda? “Meglio perdere con il cuore tra le mani che vincere con il cervello al suo posto” mi potresti pure rispondere infastidito. Come darti torto? Il Maestro (di)mostrò a te e agli amici tuoi, ch’erano amici vostri, che per come lo intende Lui, l’amore è continuare a ballare anche quando finisce la musica: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Ballata in Croce.

Ad una fermata dell’autobus un giorno ho visto una coppia correre forte per non perdere l’autobus: sarebbe stato più facile lasciarsi la mano, ma capita che lo si voglia perdere assieme, «perchè la gioia sia piena». Quando affronto il Vangelo – una pagina intricata di Vangelo come questa – tendo ad immaginarmi il Cristo come uno che ti presta il suo libro preferito, un libro sull’amore, senza la preoccupazione che tu veda cos’ha sottolineato. Non teme di mostrare cos’è per Lui l’amore, forza arcana che entra senza bussare, arriva senza chiedere permesso, se ne va senza manco salutare. Peccato l’uomo (di chiesa) colleghi spesso l’amare solamente al fare l’amore, sporcandolo di peccaminosità. Il fatto è molto più vasto, concerne il cuore dell’uomo, un organo di riproduzione pure esso. Amarsi come (Lui) è la più grande condanna: non ti permetterà mai di dire d’averle provate tutte. Anche perchè cerchiamo sempre l’equilibrio, ma poi ci innamoriamo pazzamente di chi ce lo sposta.

Commento a cura di don Marco Pozza
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