don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 31 Maggio 2020

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Incendio doloso a Gerusalemme

La diatriba in atto era feroce: “Insistiamo con le nostre dirette social dal cenacolo, vero?” La schiavitù acquisita dalla paura era diventata una sicurezza: la paura, altissima, era quella di ritornare in strada ed affrontare la nuova situazione creatasi dopo il virus. Dopo la morte del Maestro. Per tal motivo altri, per apparire moderati e non aver grovigli di pensieri da sciogliere, fecero le vittime: “Cogliamo l’occasione: restiamo nel cenacolo per sempre, fuori il mondo è tutto brutto, cattivo”. Fu così che volevano far nascere la Chiesa: tra rimpianti e lamenti, tra la sicurezza che veniva loro dalla gestione della paura e il rischio della libertà del cuore. Einstein arrivò dopo, ma risolse il problema con la stringatezza del suo genio: «La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto».

Quando era ancora in vita il Maestro, i discepoli avevano dimostrato di non apprezzare affatto la democrazia dello Spirito: «Signore – Gli suggerirono dopo essersi visti rifiutare il transito attraverso la Samaria – , vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Lc 9,54). Quel giorno Cristo non si scompose più di tanto, si tenne il fuoco in tasca per la prima occasione opportuna. Che Gli si presentò dentro il cenacolo, appena risorto. Li vide scannarsi tra lo stare sulla difensiva – “Continuiamo con le dirette social!” – e il mettersi sull’offensiva: “Tutto il mondo è brutto, cattivo, nessuno più ci vuole”. Decise Lui, ch’è il padre fondatore di quel sogno chiamato Chiesa, cos’avrebbero fatto: nessuna difensiva e nessuna offensiva, era necessario prendere l’iniziativa. Nessuna democrazia, ha deciso Lui così.

La cosa buffa è questa: Iddio li convinse con lo stesso strumento col quale volevano sterminare chi non la pensava come loro, il fuoco. Eccolo, narrato dalla viva voce di chi l’ha subito: «Apparvero loro lingue come di fuoco (…) che si posarono su ciascuno di loro» (At 2,3). Volevano mettere al rogo i Samaritani, Cristo appiccicò il fuoco sulle loro teste: da questo incendio doloso, il più grande incendio doloso mai accaduto nella storia, nacque la Chiesa. Col fuoco vivo del Cristo addosso, furono costretti ad uscire dal cenacolo e correre per le strade: il vecchio trucco di starsene rintanati dietro un pc, nel cenacolo dell’episcopio, in un comfort diabolico venne cancellato da un fuoco che li arse vivi, dalla testa ai piedi. Fu questa la prima Pentecoste cristiana, la nascita della prima Chiesa del Signore Risorto: nacque da pensieri polverosi di uomini scoraggiati e infiacchiti che, d’un tratto, si videro togliere di dosso la coperta da un incendio devastante, con annessa assicurazione di salvataggio in corso: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi (…) Ricevete lo Spirito Santo».

Qualora un po’ di respiro fosse rimasto loro addosso dopo la crocifissione del Maestro, Dio in persona ci pensò a strappare loro pure quegli ultimi sprazzi d’aria. Il modo migliore per spegnere un incendio è levargli l’ossigeno: il problema, con Cristo, è che tutto cominciò perchè tolse loro il fiato. Lasciandoli senza più parole che il solo scudo della sua Parola. Una parola di fuoco: «Un fiammifero può appiccare un incendio, ma quando l’incendio è in corso per fermarlo non basta spegnere il fiammifero – scriveva M. Chricton -. Il problema non è più il fiammifero».
Questa è la Chiesa di Cristo, per lei è morto in Croce, per tenerla in forma ogni giorno s’adopra manovrando gli arnesi a disposizione: perchè uomini e donne, passandole accanto, trattengano il fiato come fossero davanti ad un’opera d’arte. Per questo la fece venire al mondo: «A tenere il fiato, si sentiva il rumore del sole come fosse un incendio» (C. Pavese). La modalità, dopo due millenni e oltre di sopravvivenza più che nobile, non muta d’aspetto: nessuna difensiva Gli è gradita, visto che «della sua grazia è piena la terra» (Sal 33,5). Il mondo non è brutto e nemmeno cattivo: perchè stare sull’offensiva, dunque? “Avanti, rimboccatevi tutti le maniche. Fuori subito, tutti in strada” gridò il Risorto-incendiario. D’allora, tra alti e bassi, a chi sta dentro basti ricordare che, per chi crede, poco fuoco incendia un bosco.

Commento a cura di don Marco Pozza

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