don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 22 Novembre 2020

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Dio (non) ti manda all’inferno

Torna a sedere, per un attimo, sui banchi di scuola. Pensa: c’era qualcosa di più odioso che vedere entrare in aula l’insegnante – quello che il giorno prima aveva rassicurato tutti dicendo che l’indomani avrebbe proseguito con il programma (dunque “oggi non si studia, evvai!”, hai tradotto tu) – che, d’improvviso, reca l’annuncio di una “verifica a sorpresa”? Un istante, questo, che abbiamo sofferto in tanti: odiosissimo, insopportabile, senza scampo.

Eppure, se ripensato a posteriori, non esiste maniera migliore per valutare una preparazione se non quella di colpire a sorpresa uno studente. In caso contrario si preparerà a puntino. (Ri)pensa, poi, a quella prof – tutti ne abbiamo conosciuto una così – che, desiderando la tua promozione ancora più di te, il giorno prima della verifica ti si avvicina e, senza che nessuno se ne accorga, ti dice all’orecchio: “Nel pomeriggio, studiati bene queste domande”.

Non ti ha detto che domani farà una verifica, ma te l’ha fatto capire: che la farà e quelle saranno le domande che troverai. Il che equivale a dirti: “Domani hai l’occasione giusta: voglio salvarti, preparati bene su questo”. Quando capita, sarà capitato qualche volta negli anni della scuola, quella prof diventerà ai tuoi occhi una prof-salvavita: ti ha anticipato intelligentemente la traccia della prova. Qual’è il risultato? Non solo la salvezza dell’anno scolastico, anche il fatto che la giornata prima non l’hai vissuta nell’ansia: la notte, addirittura, hai dormito bene. A chi ti diceva: “Non sei preoccupato?” ti veniva da rispondere: “Io preoccupato? Tanto so già le domande che mi farà!” Tacevi, però. E sorridevi.

Perchè, dunque, spaventarsi pensando all’ultimo giorno della storia, quello della grande venuta di Cristo alla fine dei tempi? “Sono terrorizzato all’idea del Giudizio Universale: ho una paura boia di vedermi cacciare all’Inferno”. É roba da mentecatti pensare così: come studenti che, avendo già le domande in tasca, vogliono farsi bocciare a tutti i costi. Non ti sei mai accorto che le domande di quel Giudizio – la più grande verifica della storia – Gesù te le ha già anticipate, in modo che ti prepari? «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare – spiffera con arguzia nel Vangelo -, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». La verifica finale consisterà nel dimostrare d’aver saputo declinare i verbi più elementari, quelli casa-e-bottega. Casa-e-chiesa, verrebbe da dire: dare da mangiare, dare da bere, accogliere, vestire, visitare.

“Hai una vita per imparare a concretizzarli – ti dice Dio – Vivi sereno, non farti fregare dal pensiero che ti chieda dell’altro. Allenati, vediamo cosa ne verrà fuori”. Il Giudizio, allora, altro non sarà che consegnargli la verifica e sentirsi dire, in viva-voce, cos’avremo fatto della nostra vita. Proprio come a scuola, soltanto che invece della prof in cattedra c’è il Dio-misericordia (ha anticipato le domande: c’è una forma di misericordia più assoluta?) che «siederà sul trono della sua gloria». Davanti a lui sfileremo tutti, come studenti in fila, per farci leggere la nostra storia. Ci sono stati eventi opachi, nebulosi, incompresi. Di alcune cose non abbiamo afferrato il senso, sbagliato il contesto. Tutti vogliamo capire davvero come siano andate le cose.

Il Giudizio Finale è tutto qui: una riconsegna di ciò che Lui, per primo, ti ha consegnato. “Ho paura che Dio mi mandi all’Inferno!” dice ancora qualcuno. Non c’è un pensiero più eretico: Dio non caccia nessuno all’inferno. Leggete bene il Vangelo, non all’acqua di rosa però: «Lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli. Perchè avevo (e non mi avete)». Eccolo: è un Dio premuroso, non un pennuto pronto a beccarti: “Ti avevo dato tutte le domande, hai scelto di non leggerle, pensando scherzassi. Cos’altro potevo fare per salvarti?”

A Dio interesserà il bene: quello compiuto è la vicinanza del Paradiso, quello non fatto è la lontananza da Dio, il male. Non ti manda all’inferno, al massimo decidi tu di andarci. Ti viene da adorare un Dio così. Un Dio che sa che ci esistono cose peggiori di un’assenza: è una presenza distratta. Che, in un bicchiere d’acqua, non s’accorge stia nascosta la strada per il Paradiso e l’Inferno. Deciderai tu, non Lui, quale prendere. E, stavolta, sarà la risposta definitiva. Per sempre.

Commento a cura di don Marco Pozza

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