don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 2 Febbraio 2020

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Cristo è la più grande contraddizione vivente

Sono due i giorni che segnano la nostra esistenza, segnalando la nostra presenza nel mondo: il giorno nel quale siamo nati e che chiamiamo compleanno (“Auguri di buon compleanno!”); il giorno nel quale capiamo il perchè siamo nati. Nascere è facile, ma non basta: è per (ri)nascere di continuo che siamo venuti al mondo. Per riuscirci, però, è necessario scoprire il motivo per il quale siamo nati: «Qualcuno mi ha pensato, voluto, fatto nascere – ho scritto in un appunto spirituale in IV^ superiore – Quando mi chiedono da dove provengo, rispondo con un nome di paese strano: “Provengo dallo sguardo di mio padre e mia madre come si arriva da un paese”». Tornassi indietro, lo riscriverei passo-passo: non sono nato a casaccio, è per questo che la mia storia è abitata da un significato profondo, non è una stramaledetta cosa dopo l’altra.

Anche Cristo, il bell’Uomo in carne-e-ossa, vanta una doppia nascita: quella di Betlemme e quella di Gerusalemme. Nella grotta venne al mondo, nel Tempio fu chiarito a mamma e papà (al mondo) il motivo per il quale era venuto a piantare la tenda quaggiù: «Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, affinchè siano svelati i pensieri di molti cuori. Anche a te una spada trafiggerà l’anima».

Non venne, dunque, per insegnare l’arte della vittoria: preferì ammaestrare in presa diretta sull’arte opposta, quella della caduta. Insegnò, mostrandolo dal vivo, come si fa, quando un giorno si cadrà, a risorgere il giorno dopo. Una sorta di contraddizione al mondo: “Sei caduto? Adesso muori, schifoso. Ti sta bene!” Venne a costruire la pace, per questo si rifiutò di essere annoverato tra i pacifisti: Lui volle fare guerra, imbastì la più grande guerra al male mai vista prima. Andò in guerra contro la guerra, cioè fu un araldo di pace.

Che, a ben guardare, il primo che Gli riconobbe tutto il suo valore fu l’avversario avverso, il Lucifero bastardo che non potè nulla contro il suo spirito di guerriero. Era per questo che era nato: per diventare segno di contraddizione. La sua vita, con il suo messaggio, fu la più contraddittoria di tutte: il morire per il nascere, servire per regnare, inginocchiarsi per alzarsi. “E’ la più grande contraddizione vivente!” dicono gli avversari di Lui. Senza accorgersi che stanno ammettendo il cuore della sua identità: «Mi contraddico? – scrive W. Whitman – Ebbene sì, mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini». La contraddizione è, forse, un segno di falsità? La mancanza di contraddizione è un segno di verità? Ad imbestialirci, più che gli altri ci contraddicano, è che ci dimostrino che siamo noi a contraddirci: i proverbi si contraddicono, è in questo che giace  la saggezza di un popolo.
La vita è contraddittoria, solo la bugia è coerente.

Cristo, dunque, è la contraddizione fatta carne: «Ogni cosa che vogliamo è contraddittoria – scrive S. Weil – con le conseguenze relative: ogni affermazione che noi pronunciamo implica l’affermazione contraria; tutti i nostri sentimenti sono confusi con i loro contrari». Siamo, dunque, un disastro d’anime, di corpi? Tutt’altro: «Siccome siamo creature siamo contraddizione: perchè siamo Dio e, al tempo stesso, infinitamente altro da Dio». Solo se ci contraddiciamo, dunque, possiamo affinare le nostre idee: la dimensione dello stupore nasce dal fatto che ci si contraddice a vicenda senza per questo annullarci. Contraddizione, infatti, non è incoerenza: è ostacolo, resistenza, opposizione.

Impedimento all’incoerenza stessa. Venne, dunque, nel mondo per contraddire a-priori il Male che, dalla notte dei tempi, si diverte a comportarsi da gradasso, a fare il bullo a destra e a manca. Contrastarlo non sarà semplice manco per Il Dio-contraddizione. Per questo Simeone, svelandone la bellezza, non tacque la fatica: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima (Maria)». Fu contraddizione anche per sua Madre: pur madre, divenne Figlia del suo Figlio, imparando che il “figlio” e “madre” sono prestanomi di Dio, sono di Dio. Sarà tutta in salita la storia di Cristo, tra cadute, spade e contraddizioni. La storia della più grande salita: la risurrezione. Che, a ben pensarci, è la più grande delle contraddizioni possibili.

Commento a cura di don Marco Pozza

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Letture della Domenica
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – festa
Colore liturgico: BIANCO

Prima Lettura

Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.Dal libro del profeta Malachìa

Ml 3,1-4

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 23 (24)

R. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia. R.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R.

Seconda Lettura

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.Dalla lettera agli Ebrei

Eb 2, 14-18

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio

Vangelo

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2, 22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore-  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore.

Parola del Signore

Oppure:

(Forma breve)

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 2,22-32

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Parola del Signore.