don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 1 Dicembre 2019

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Distrutti perchè distratti

C’è gente così distratta che, vivendo, si perde il meglio di sé: «Ogni sera la luna mostra la sua faccia nascosta – mi diceva un signore – ma tutti sono distratti da sogni di poco conto». Che poi, a ben pensarci, ci sono cose che sono peggiori di un’assenza: sono le presenze distratte. Così distratte che, mentre parlano, sovente ti chiedono che cosa stanno dicendo: è gente che quando si innamora, se ne accorge quando la storia è già finita.

Avvisaglia della distrazione è la Scrittura stessa: «Come furono i giorni di Noè (…) non si accorsero di nulla finchè venne il diluvio e li travolse tutti». Non che, a quel tempo, la storia fosse più strana di quello che era stata fino ad allora; non che fosse diversa da com’è andata dopo d’allora. Al tempo del diluvio – universale, pestifero, letale – la storia andava avanti come sempre: mangiavano e bevevano, si accoppiavano e si mollavano, andavano a zonzo e anche in pellegrinaggio. Il castigo, dunque, non capitò perchè quella fosse gente cattiva – “Che male c’è a mangiare e bere, maritarsi e riprodursi?”- ma perchè era gente distratta. C’è una cosa che è mortale tanto quanto fare il male: è non fare il bene. Fu quello il dramma che li mandò sott’acqua, a testa in giù: non fecero ciò che era bene per loro. Il fatto serio, poi, era che il bene si era fatto così evidente da meritarsi una cisterna d’acqua sul capo: vivendo distratti non si accorsero che Dio li stava cercando.

Dalla distrazione alla distruzione il passo è breve. I paesani di Noè erano tutti gente che lavorava, nessuno lo mette in dubbio. Il fatto è che anche il lavoro, quand’è solo lavoro, è a rischio-distrazione: «Il lavoro è un’ottima cosa per l’uomo – scrive A. France -: lo distrae dalla sua vita, gli impedisce di vedere quell’altro essere che è se stesso, che gli rende spaventosa la sua solitudine». Anche Noè lavorava, mica era un tipo fannullone: ma fu l’unico che, lavorando, non si fece distrarre dal lavoro Si accorse di Dio e Dio ricambiò: si accorse dell’attenzione di Noè. E lo trasse in salvo.

La distrazione e la distruzione non furono mai così vicine come nella terra dove Noè, facendosi ridere dietro dai molti, si mise a costruire un’arca al dispetto del sole che picchiava forte. Capita sempre così, è una legge terra-terra, legge di natura: «Se un problema necessita di assoluta concentrazione, contemporaneamente interverrà una distrazione assolutamente irresistibile» (legge di Murphy). Così come è vero il contrario: ad ogni distrazione segue un’attrazione più focosa. Peccato, nel frattempo, che l’occasione se ne sia andata, lasciando come traccia l’amaro in bocca nell’ammettere che esiste una cosa ben peggiore del non aver mai avuto un’occasione nella vita. E’ quella di chi ce l’ha avuta e, per una questione di distrazione, non l’ha saputa cogliere.

Dio, nel frattempo, mantiene le mani in pasta. Per la distrazione dell’uomo non manderà mai gambe all’aria l’intera storia degli uomini. Ricomincerà, scegliendo sempre i più attenti rispetto ai più capaci, gli innamorati ai professionisti, i pittori saranno preferiti agli imbianchini. D’altronde sulla cattedra del Monte Ararat la lezione di ingegneria meccanica rimase celebre: il Titanic fu costruito da dei professionisti e affondò, l’arca fu fabbricata da un agricoltore, Noè, e resse la furia del diluvio.

Riaccadrà, tale e quale a com’è accaduto: «Così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo: tenetevi pronti perchè, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’Uomo». Morto Noè, Lucifero iniziò a spargere voce che quella storia fosse tutta una favola. Tanti gli vanno dietro dicendo che Dio è una cosa inutile: a me, degli oggetti inutili, affascina la capacità che hanno di saper aspettare il loro turno. Stanno in attesa, attenti a non distrarsi. Allo scoccare dell’ora, hanno mira da cecchino.

Oggi inizia l’Avvento: l’uomo attende che Cristo torni a trovarlo. Anche Dio inizia l’avvento: attende che l’uomo s’accorga che Lui è già sulla porta. Il colmo è sempre alla mattina: svegliandosi c’è gente che si dimentica di aprire gli occhi.

Commento a cura di don Marco Pozza

(Qui tutti i precedenti commenti al Vangelo di don Marco)

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Letture della
I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.Dal libro del profeta Isaìa

Is 2,1-5

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.

Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».

Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.

Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.

Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 121 (122)

R. Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. R.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. R.

Seconda Lettura

La nostra salvezza è più vicina.Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Rm 13,11-14a

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.

La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.

Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Parola di Dio

Vangelo

Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

Dal Vangelo secondo Matteo
(Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

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