don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo di domenica, 29 Settembre 2019

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La parabola di Lazzaro e del ricco epulone ricordano a ciascuno di noi che a volte si può diventare così egoisti da non accorgersi più del volto dell’altro, del volto del povero di quel povero che siede ai piedi delle tavole delle nostre esistenze.

Ma il problema fondamentale nostro è capire chi sono questi poveri.

Noi pensiamo che i poveri sono semplicemente quelle persone che magari estranee hanno bisogno di mangiare e di bere hanno bisogno di poter vivere e non hanno del necessario per poter vivere la loro esistenza. Sì è vero, questi sono i poveri e noi dovremmo avere un’attenzione particolare verso questi ultimi.

Il vangelo in queste domeniche ce lo sta ricordando costantemente ma a volte questi poveri accovacciati alle tavole delle nostre esistenze, coloro che elemosinano la nostra attenzione e il nostro affetto, il nostro amore, sono persone molto vicine a noi…sono nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, i nostri colleghi, i nostri amici, persone che apparentemente condividono con noi l’esistenza ma in realtà sono accovacciati ai piedi della tavola della nostra vita in attesa che noi ci accorgiamo di loro, perché a volte si può talmente essere in confidenza, in affetto con una persona da non accorgersi più di questa persona perché il nostro egoismo ci ha fatto talmente tanto ripiegare su noi stessi da non renderci più conto che siamo felici a spese di qualcun altro e che gli altri aspettano anche loro di essere felici, aspettano che noi diamo il nostro contributo per la loro felicità e invece non ci accorgiamo di questa cosa.

Gesù ci ricorda che per quanto possiamo vivere ripiegati su noi stessi per un’intera esistenza arriva il giorno della verità, il giorno in cui presentandoci davanti a dio poi paghiamo questo egoismo questo egoismo che si dimentica del volto degli altri, questo egoismo che fa perdere il nostro nome.

Di questo ricco non si riporta nessun nome nel vangelo perché accade così a un certo punto si è talmente tanto egoisti da perdere persino la propria identità, il proprio talento la propria bellezza la propria originalità. Noi diventiamo semplicemente quel bisogno che proviamo noi diventiamo semplicemente quell’egoismo con cui viviamo la nostra esistenza

Il vangelo ci insegna invece che abbiamo tutti gli strumenti per poter discernere che cosa amare, chi amare e di chi accorgersi in questo momento della nostra vita anche perchè se aspettiamo sempre un segno straordinario per cambiare la nostra esistenza, così come suggerisce questo ricco a dio, suggerisce di mandare qualcuno a svegliare gli altri a far rendere conto di poter vivere diversamente la loro vita.

Noi aspettiamo sempre qualcosa di sensazionale per vivere meglio e per essere meno egoisti ma in realtà abbiamo gia disperso dentro la nostra umanità tutti quei segnali per vivere meglio la nostra vita.

Il vangelo altro non è che una proposta non un imposta nel senso che non ci impone nulla come cambiamento ma ci propone costantemente rispettando la nostra libertà una vita diversa.

Letture della
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.

Dal libro del profeta Amos
Am 6,1a.4-7

 
Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 145 (146)

R. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.
 
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.
 
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

Seconda Lettura

Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1 Tm 6,11-16

 
Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
 
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,19-31

 
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
 
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
 
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
 
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
 
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore