don Lucio D’Abbraccio – Commento al Vangelo della domenica – 14 Luglio 2019

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don lucio d'abbraccio

Va’ e anche tu fa’ così!

Nel Vangelo odierno abbiamo ascoltato che un dottore della Legge, volendo mettere alla prova Gesù, lo interroga ponendogli una domanda: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù non polemizza, ma fa dare al suo interlocutore la risposta giusta: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Il dottore della Legge fornisce una risposta ineccepibile, citando due passi della Torah: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Si tratta di un precetto che non va commentato, va vissuto! Ecco perché Gesù ribatte: «Hai risposto bene; fa questo e vivrai», ossia, avrai la vita eterna. Ma costui, invece di accogliere l’invito a vivere la verità che già conosceva, e che Gesù gli ha confermato, volendo giustificarsi, pone un’altra domanda: «Chi è il mio prossimo?». Il prossimo per gli ebrei comprende gli appartenenti al popolo d’Israele. Con questa domanda è come se il dottore della Legge avesse voluto chiedere a Gesù: «Chi deve essere oggetto del mio amore? I connazionali? I fratelli nella fede? Chi?».

Ecco allora che il Signore risponde a quest’uomo raccontandogli la parabola nota come «parabola del buon samaritano». Mentre un uomo scende da Gerusalemme a Gerico viene assalito dai briganti, che lo derubano e lo lasciano mezzo morto sul ciglio della strada. Accanto a lui passano un sacerdote e un levita, «uomini religiosi, di chiesa», che conoscono bene la Legge, servono Dio nel tempio, insegnano a distinguere il bene dal male, ma considerano la purità legale più importante della vita di un fratello. Non si fanno prossimo di nessuno e sono chiusi nel loro ruolo, incapaci di provare compassione, misericordia e amore. Costoro si guardano bene dal fermarsi, dall’avvicinarsi al disgraziato in pericolo di vita, fingono di non vederlo. Il levita e il sacerdote sono lontani dal fratello tanto quanto lo sono da Dio! Su quella strada passa poi un samaritano, il «nemico» religioso per i giudei, il credente scismatico ed eretico, colui che è disprezzato da tutti. Quest’uomo sicuramente avrà avuto i suoi impegni, le sue convinzioni ma, di fronte a un uomo ferito, mette tutto da parte. Egli si avvicina all’uomo «mezzo morto», si fa prossimo a chi è nel bisogno, prendendosi cura di lui: gli medica le ferite, lo carica sulla sua cavalcatura e lo conduce a una locanda dove dà istruzioni all’albergatore, impegnandosi a pagare le spese del suo soggiorno.

Al termine della parabola Gesù pone al dottore della Legge la domanda cruciale: «Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». L’altro risponde: «Chi ha avuto compassione di lui». E Gesù gli dice: «Va’ e anche tu fa’ così». In tal modo lo rinvia alla sua responsabilità, indicandogli che cosa occorre fare per ereditare la vita eterna: non solo provare misericordia, ma fare misericordia verso chi si incontra lungo le strade della vita, lasciandosi toccare dal suo bisogno. Questo vale anche per noi, nella nostra quotidianità. Non dobbiamo chiederci: «Chi è il mio prossimo?», bensì «A chi io mi faccio prossimo, a chi mi faccio vicino?». Possiamo infatti trascorrere un’intera esistenza accanto ad altre persone senza mai decidere di incontrarle e di prenderci cura della loro sofferenza, cioè di con-soffrire con loro.

Gesù ci ha chiesto di vivere un amore fattivo, concreto, reale, dopo averci preceduto lui stesso in questo cammino. È lui infatti, secondo l’interpretazione dei padri della chiesa, il buon samaritano che, spinto dalla com-passione, si è fatto vicino all’umanità prostrata e ferita; è lui che con tutta la sua esistenza ci ha narrato le viscere di misericordia del Padre (cf Lc 6, 36); è lui che ancora oggi, dopo la sua morte e risurrezione, dice a ciascuno di noi: «Prenditi cura del fratello e io ti ricompenserò al mio ritorno».

Don Lucio D’Abbraccio

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Letture della
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.

Dal libro del Deuteronòmio
Dt 30,10-1

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
 
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 18 (19)
R. I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. R.
 
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. R.
 
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. R.
 
Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante. R.

Seconda Lettura

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Col 1,15-20


Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
 
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio

Vangelo

Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10, 25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
 
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore

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