don Lucio D’Abbraccio – Commento al Vangelo del 5 Aprile 2020

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Fa’ che cerchiamo il tuo volto!

In questo giorno, su tutta la faccia della terra e attraverso tutti i secoli, giovani e gente di ogni età acclamano gridando: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».

Dopo la professione di fede, che Pietro aveva fatto a Cesarea di Filippo, nell’estremo nord della Terra Santa, Gesù si era incamminato come pellegrino verso Gerusalemme per le festività della Pasqua. È in cammino verso il tempio nella Città Santa, verso quel luogo che per Israele garantiva in modo particolare la vicinanza di Dio al suo popolo. È in cammino verso la comune festa della Pasqua, memoriale della liberazione dall’Egitto e segno della speranza nella liberazione definitiva. Egli sa che Lo aspetta una nuova Pasqua e che Egli stesso prenderà il posto degli agnelli immolati, offrendo se stesso sulla Croce. Sa che, nei doni misteriosi del pane e del vino, si donerà per sempre ai suoi, aprirà loro la porta verso una nuova via di liberazione, verso la comunione con il Dio vivente. Gesù, dunque, offre totalmente se stesso al Padre e a noi, offre il suo corpo e il suo sangue. Secondo il linguaggio biblico, «corpo» sta ad indicare tutta la persona di Gesù, tutta la sua esistenza, così come il termine «sangue» sta ad indicare la sua morte. Così Gesù offre tutta la sua vita e la sua morte al Padre per noi, ma si può dire che questa offerta è iniziata dal momento dell’incarnazione quando egli, entrando nel mondo, dice: «Ecco io vengo […] per fare, o Dio, la tua volontà» (cf Eb 10, 7). Il profeta Isaia nella descrizione del Servo di Dio – che troviamo nella prima lettura – ci dice che egli non oppone resistenza, non si tira indietro, perché il Signore lo assiste e sa di non restare deluso.

Prima di essere crocifisso Gesù viene spogliato delle sue vesti, simbolo di quella spoliazione di cui ci parla l’inno della lettera ai Filippesi: «Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce».

Gesù spogliato delle sue vesti è un segno e un richiamo stimolante e severo per la Chiesa, per ogni comunità ecclesiale, per ciascuno di noi, a liberarci dai nostri privilegi, dalle nostre protezioni, dai nostri ripiegamenti. Nel racconto di Giovanni, prima dell’ultima cena, si legge che Gesù si spoglia delle sue vesti e si cinge alla vita un asciugatoio per lavare, con umiltà, i piedi ai suoi apostoli, anche a Giuda che lo avrebbe tradito. Ciò significa che ciascuno di noi è invitato a seguire l’esempio di Gesù: esempio di amore, umiltà e obbedienza.

La morte di Gesù, in Matteo, è accompagnata da segni quali il terremoto e la risurrezione dei santi che testimoniano che il Crocifisso è veramente il Figlio di Dio. Pertanto, non vergogniamoci di Gesù, Figlio di Dio, come si vergognò Pietro. Il vero discepolo di Cristo, invitato a seguire Gesù sulla croce, non deve essere debole nella sua testimonianza, ma confessare con la vita e la parola la sua identità, come Gesù di fronte ai suoi giudici. Per rimanere fedele al Signore, anche nel momento della prova, egli deve essere vigilante e pregare; imparare ad essere umile, abbandonare la superbia e fidarsi più di Dio che di se stesso.

Manifestiamo al Signore il nostro desiderio di diventare giusti e Lo preghiamo dicendo: «Attiraci verso di Te, o Signore! Rendici puri e umili. Aiutaci a fidarci di Te, sommo Amore, e fa’ “che cerchiamo il tuo volto, Dio di Giacobbe”» (cf Sal 24,6). Amen.

don lucio d'abbraccioDon Lucio D’Abbraccio

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