Don Luciano Condina – Commento al Vangelo del 8 Dicembre 2019

Fecondità di corpo, anima e spirito

La seconda domenica di Avvento e la festività dell’Immacolata Concezione si incrociano. Un tema importante, presente nella liturgia, è quello della fecondità. Nella prima lettura (Gn 3,9-15.20) incontriamo Eva che dona ad Adamo il frutto proibito, quindi portatore di morte. Il frutto è simbolo per eccellenza di fecondità ma, in questo caso – provenendo dall’albero della conoscenza del bene e del male – rappresenta una fecondità distorta, che diventa sterilità.

Nel vangelo incontriamo invece il momento in cui una fecondità inedita entra nel mondo con la nuova Eva – Maria di Nazareth – che all’annunciazione dell’arcangelo Gabriele viene fecondata alla nuova vita – il Verbo di Dio incarnato – in colei che non porta peccato originale, la condizione di Maria celebrata appunto nel dogma dell’Immacolata Concezione.

Il tema della fecondità è fondamentale per tutta l’antropologia cristiana, in quanto tocca i tre elementi che compongono tutto il nostro essere: il corpo, l’anima e lo spirito. Ciascuno di essi ha una fecondità propria ed è bene contemplarle nella differenza, perché la fecondità è la capacità di portare frutto. «Siate fecondi» esorta Dio Adamo ed Eva (Gn 1,28): la fecondità è benedizione del Signore, la sterilità è maledizione, secondo le categorie bibliche.
La fecondità del corpo fisico è la capacità di generare figli naturali. La fecondità dell’anima riguarda la sfera psichica ed emozionale e corrisponde alla creatività: le opere d’arte, ad esempio; le invenzioni, le scoperte; tutto ciò che è creativo deriva da questa sfera antropologica che è la realtà dell’anima.

E infine c’è la fecondità dello spirito, che è la capacità di generare la nuova vita, la vita in Dio, la vita eterna.
Ogni fecondità ha una propria cellula fecondante: per il corpo è il seme maschile; per l’anima può essere qualcosa di bello o di geniale che colpisce l’interiorità, come una musica, un dipinto, una poesia, una scoperta scientifica; per lo spirito – ed ecco la novità che entra nella storia – la cellula fecondante è una parola; per Maria è il Verbo di Dio che, dopo il suo «eccomi», può entrare nella storia e portare la vita di Dio nel mondo.

Lo stesso tocca a tutti noi. La fede nasce dall’ascolto, scrive S. Paolo (Rom 10,17), ossia la vita nuova nasce dall’accoglienza di una parola, non una parola qualunque ma una parola di Dio. Allora l’annuncio della parola di Dio diventa vero e proprio atto fecondante di vita eterna.

Nell’Avvento, come nella Quaresima, siamo invitati a vivere un periodo di digiuno, erroneamente interpretato come sacrificio per essere graditi a Dio (non bastassero i già tanti sacrifici che il mondo continuamente chiede alla nostra quotidianità!). Non si tratta di fare un “fioretto” per essere benvoluti dal Signore, ma di accogliere qualcosa di più grande: Dio non toglie mai, aggiunge sempre!

Ogni cristiano è chiamato a vivere la castità del corpo, non nell’ottica del sacrificio, quanto invece nell’apertura a una fecondità più elevata. L’eros è il mezzo attraverso cui la fecondità può svilupparsi, ma se tutti conosciamo l’eros del corpo, forse ignoriamo che anche le altre due fecondità – quella dell’anima e dello spirito – portano con sé un eros peculiare al proprio stato. Nel messaggio per la Quaresima 2007, papa Benedetto XVI affermò audacemente: «L’amore di Dio è anche eros, Gesù ne è la rivelazione più sconvolgente».

Viviamo allora questo annuncio che ci immerge nell’Avvento come l’apertura a una vita molto più piena rispetto a quelle quattro povere cose che il mondo può darci.

Fonte


Letture della
II DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A
IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – Solennità
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna.Dal libro della Gènesi

Gen 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Allora il Signore Dio disse al serpente:

«Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!

Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 97 (98)

R. Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.

Seconda Lettura

In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 1,3-6.11-12

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

Parola di Dio

Vangelo

Ecco, concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1, 26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore

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