Don Luciano Condina – Commento al Vangelo del 7 Marzo 2021

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Prima della Pasqua, nelle famiglie ebree, veniva compiuto il “rito degli azzimi”, nel quale si cercavano in casa tutti i lieviti vecchi per essere sostituiti da quelli nuovi, come simbolo di rinascita a nuova vita. Gesù, nello scacciare i mercanti dal tempio – gesto compiuto nella settimana che conduceva alla Pasqua – compie una sorta di rito degli azzimi nella casa del Signore: compie l’inizio della purificazione che porterà alla redenzione.

La purificazione, dal punto di vista chimico, è un processo che si ottiene per sottrazione: togliendo le impurità, la sostanza diventa pura. Gesù comincia la purificazione da quanto di più distante ci possa essere riguardo a Dio, ossia i soldi e i sacerdoti, cioè i mercanti.

«Non si può servire Dio e il denaro» (Lc 16,13)afferma. Avrebbe potuto opporre tante altre cose a Dio, come qualunque vizio, qualunque peccato; invece no, se c’è qualcosa di diametralmente opposto a Dio è proprio il denaro.

Se ci pensiamo bene, la stragrande maggioranza dei mali del mondo deriva dalla sete di soldi. Inoltre, nelle cose di Dio regna la grazia, da cui ha origine la parola gratis: Dio tutto dona ai suoi figli e il denaro non serve per entrare in relazione con lui. Sono i mercanti e i mercenari (cfr. Gv 10,12-13) che sfruttano le cose di Dio a proprio vantaggio e vanno eliminati con santa ira nonché vero e proprio disprezzo. Mercanti e mercenari sono il simbolo di tutto ciò che ci promette felicità chiedendoci la vita in cambio: sono i nostri idoli che portano impurità nel cuore.

Per liberarsi del male bisogna odiarlo: se un tossicodipendente non arriva a odiare ferocemente la sostanza che lo schiavizza, non potrà liberare la sua esistenza da essa.

Il gesto di Gesù non è casuale o imprevisto: se scaccia via i mercanti con una “sferza di cordicelle” significa che se l’era preparata prima; è un gesto premeditato. Non si improvvisa la purificazione: si attua nei tempi e modi adeguati, che per i cristiani riguardano i tempi forti – come l’Avvento e la Quaresima – e i modi adatti – come il digiuno, la carità e la preghiera.

Nella prima lettura troviamo i dieci comandamenti: essi rappresentano i parametri di riferimento per operare la purificazione; possiamo intenderli come quelli che emergono nelle analisi del sangue: senza conoscere quei dati non sappiamo se i valori siano buoni o meno.

I parametri, però, non sono la cura. Così è per i comandamenti che, in quanto legge, non aprono ancora alla grazia che arriverà e pioverà dal cielo nella persona per merito del Signore Gesù Cristo.

Dicono i rabbini che l’origine di tutte le trasgressioni è il desiderio (si vedano gli ultimi due comandamenti).  Spesso siamo insoddisfatti, frustrati e arrabbiati perché non otteniamo ciò che ci aspettavamo. Di fatto l’uomo è crocifisso dalle sue aspettative, che sono difformi alla realtà. Finché non togliamo dal cuore ciò che produce la nostra distruzione non saremo mai felici. Spesso la nostra vita non è brutta perché è brutta, ma perché la vorremmo diversa.

Facciamo che le cordicelle della sferza agitata da Gesù siano la preghiera, il digiuno e la carità, per far sì che scuotano ciò che profana e rende impuro il nostro Santo dei Santi, il nostro cuore, dove solo Dio ha diritto di scrivere le sue parole di vita.

Commento di don Luciano Condina

Fonte – Arcidiocesi di Vercelli


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