Don Luciano Condina – Commento al Vangelo del 7 Giugno 2020

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SS. Trinità, l’esperienza dell’amore

Celebrare e commentare la Santissima Trinità nella domenica in cui ricorre questa solennità significa entrare nella contemplazione del mistero dell’amore. Con la Pentecoste il Padre ha donato al mondo lo Spirito Santo che è proprio l’amore di Dio fatto Persona.

Il termine greco mystérion non indica qualcosa di arcano e incomprensibile, bensì qualcosa che, per essere compreso, deve’essere sperimentato, in quanto le parole non sono sufficienti per spiegarlo e farlo comprendere. È come descrivere un colore a un non vedente o raccontare con il linguaggio dei segni una sinfonia a un non udente: impossibile; sono cose di cui bisogna fare esperienza sensoriale ed emotiva. Così è per l’amore, la cui profondità più pura può solo essere sperimentata nell’incontro con Dio, il cui mistero trinitario non può essere afferrato dalla nostra mente.

La tradizione identifica il 3 come “numero perfetto” e in natura lo troviamo spesso: nella composizione dell’atomo con il protone, l’elettrone e il neutrone; nei colori primari con il rosso, il giallo e il blu; nella scienza dell’armonia musicale per la composizione degli accordi i quali – per essere tali – devono essere composti da non meno di tre suoni sovrapposti per terze. Lo riconosciamo nell’istituzione della famiglia, in cui Dio rende uomini e donne co-creatori con lui nella generazione: padre, madre e figli, trinitarietà a immagine divina.

L’aspetto ternario evince anche nella Bibbia osservando la dinamica che porta qualcuno all’incontro con Dio: Samuele ha bisogno di Eli, il sacerdote, perché Dio possa essere riconosciuto come tale; l’apostolo Giovanni arriva a Gesù tramite il Battista, mentre Pietro incontrerà Gesù perché sarà suo fratello Andrea a parlargliene.

Nel “tre” risiede la dinamica della comunione perfetta, perché nel “due” si è ancora limitati all’esclusività che può tendere al possessivo.

È molto toccante la testimonianza del vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero: ricoverato in terapia intensiva a causa del Covid-19, è stato realmente a un passo dalla morte. E in quella esperienza di sofferenza ha raccontato di aver percepito chiaramente, in forma quasi mistica, la realtà che di fronte alla morte contino solo due cose: la relazione di fiducia con Dio e la qualità delle relazioni con gli altri. Ecco quindi un’altra terna: Dio, io e il prossimo. Non è un caso che quest’ultima terna sia composta dai soggetti citati nel comandamento nuovo lasciato da Gesù, in cui ci invita ad amarci come lui ci ha amati (cfr. Gv 13,33).

Questa domenica leggiamo che Dio ha mandato il figlio nel mondo perché sia salvato per mezzo di lui (cfr. Gv 3,17): la salvezza è entrare in una vita grande, piena; è entrare nella realizzazione di un compimento che la nostra interiorità sogna da sempre e che rincorre per tutta la vita, senza che questa realizzazione sia mai afferrata; perché le cose del mondo non sono in grado di dare questa pienezza interiore.

La salvezza portata da Cristo è una moltiplicazione della nostra esistenza, è crescere in maniera meravigliosa verso qualche cosa che rischiamo di perdere a causa delle nostre quattro piccole soddisfazioni che danno sicurezza alla nostra povera vita.

In questa domenica si celebra la generosità di Dio, il quale dona all’uomo tutto ciò che possiede: il Figlio prediletto e lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio e incarna l’amore trinitario. Dio ci dona tutta la sua famiglia affinché anche noi possiamo farne parte. Per l’eternità. Solo che lo vogliamo.

Commento di don Luciano Condina

Fonte – Arcidiocesi di Vercelli