Don Luciano Condina – Commento al Vangelo del 18 Aprile 2021

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Domenica scorsa abbiamo incontrato Tommaso che, per vedere Gesù, è dovuto trovarsi in mezzo agli apostoli, che rappresentano la Chiesa; questa domenica Gesù appare ai discepoli di Emmaus – che lo riconoscono solo allo spezzare del pane – quando si trovano con il gruppo degli apostoli: anch’essi per incontrare Gesù devono stare nella Chiesa.

I vangeli pasquali che leggiamo in queste domeniche sottolineano la presenza reale di Cristo all’interno della sua Chiesa. Gesù si fa presente vivo, in carne e ossa, nell’assemblea cristiana mentre parlano di lui; e ne dà anche la prova facendosi portare da mangiare. «Dove due o tre sono uniti nel mio nome io sarò con loro» (Mt 18,20). Sorge in loro la paura che sia un fantasma,  l’immagine di qualcosa di incorporeo e illusorio: il fantasma simboleggia una semplice idea, un concetto, un sistema di valori, un insegnamento, una filosofia,  qualcosa di impalpabile che non è sperimentabile.

Questa è una deriva pericolosissima del cristianesimo di oggi, contro cui la Chiesa deve saper reagire; è il pericolo di fare del cristianesimo un’etica, una morale, un’idea, un’astrazione intellettuale… il cristianesimo è una persona! È una persona concreta da incontrare, viva, vera, in carne e ossa. Diciamo in “corpo, sangue anima e divinità” nell’indicare la presenza reale di Gesù sacramentato nell’Eucarestia. E non potrebbe essere altrimenti perché, se è vero che si può amare un insegnamento, una filosofia, un sistema di valori, non è vero che si possa essere amati da queste cose. Il cristiano è qualcuno che prima è amato da Cristo, poi a propria volta sarà capace di amare.

Il cristianesimo non è un messaggio! Ha un messaggio da trasmettere, ma non è solo questo: è la persona da cui scaturisce questo messaggio. Il che ha un altro peso. Se fosse solo un messaggio non avremmo bisogno della risurrezione di colui che ce l’ha affidato.

Aveva ragione l’astronoma Margherita Hack affermando che non c’è bisogno di un Dio per avere un’etica: è infatti sufficiente il pensiero umano, che già nell’antica Grecia raggiunse il massimo splendore etico. Ma avere un’etica valida non risolve ancora la maggiore esigenza dell’uomo: essere amato in pienezza. E questo può essere fatto solo da Dio in Persona.

Gesù è sperimentabile, nel suo amore. E chi ha sperimentato l’amore vero sa che non esiste cosa più grande e preziosa che l’uomo possa vivere. Lo incontriamo nelle relazioni concrete, nel lavoro, nella famiglia, nelle difficoltà di ogni giorno. Lo incontriamo nel suo annuncio che non è una morale né un sistema di pensiero o di valori: l’annuncio di Gesù sono «la conversione e il perdono dei peccati» (Lc 24,47). La conversione è il cambiamento che può scaturire solo dall’essere amati; il perdono è l’atto pratico che Dio esercita nell’amarci e fa scaturire la conversione, da cui il cambiamento.

Non è vero che siamo destinati ad essere sempre la stessa persona, povera e limitata: possiamo rinascere dall’amore ricevuto e la Pasqua è la festa di questa rinascita. La conversione è il perdono dei peccati, che non è un atto sentimentale, bensì un evento efficace  che impatta sulla vita di una persona mutandone radicalmente il paradigma esistenziale.

L’amore cura. Per cambiare il cuore delle persone è necessario amarle, cioè perdonarle. Perdonare qualcuno significa amarlo in quanto non coincide con il suo peccato, il quale altro non è che l’insieme di false soluzioni partorite dalla cecità spirituale.

Commento di don Luciano Condina

Fonte – Arcidiocesi di Vercelli


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