don Ivan Licinio – Commento al Vangelo del 15 Novembre 2020

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Non seppellite l’amore per paura di perderlo

Leggiamo la parabola dei talenti e subito ci viene in mente uno show. I vari talent che la TV ci presenta servono a mostrare la bravura del singolo e a fare in modo che quest’ultimo abbia successo, fama, denaro.

Nel caso della parabola, invece, i talenti di cui si parla sono monete di grande valore. Facendo un conto approssimativo, al servo che ne riceve 5 vengono consegnati oltre due milioni di euro attuali! Il padrone della parabola consegna le sue ricchezze a questi servi affinché le custodiscano e, in sua assenza, le accrescano. Perciò i talenti del Vangelo non sono capacità personali ma doni da preservare e vivificare. È importante anche sottolineare la grande fiducia che il padrone nutre nei confronti dei suoi servi, tanto da affidargli una ricchezza tale che in caso di infedeltà avrebbe lo avrebbe ridotto in miseria. Dopo questa consegna, poi, il padrone parte per un tempo imprecisato senza dare altre informazioni ai suoi.

L’atteggiamento del padrone verso i servi è quello che Dio ha nei nostri confronti: crea la ricchezza, ce l’affida chiedendoci di custodirla moltiplicandola e poi parte. Non è quello che ha fatto Dio con Adamo nel libro della Genesi? Ha creato il paradiso terrestre con ogni sorta di bene e lo ha affidato all’uomo con un solo comando: crescete e moltiplicatevi. Fatto ciò Dio si è allontanato dal giardino perché aveva posto la sua fiducia in Adamo. Capiamo allora che il talento non è qualcosa che riguarda me, ma tutto quello che mi viene affidato, il mondo intero e tutte le persone che ho accanto. È bellissima la nuova formula del rito matrimoniale dove lo sposo dice alla sposa: io accolgo te, cioè io ti custodisco. Abbiamo ascoltato dal libro dei proverbi che il valore di una donna forte «è ben superiore alle perle. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto». Ma “io accolgo te” è una formula che possiamo utilizzare non solo nell’ambito matrimoniale ma in tutti i rapporti che abbiamo: io accolgo te, amico mio; io accolgo te straniero; io accolgo te madre terra; perché io sono il tuo custode e unico obiettivo della mia esistenza è farti crescere, moltiplicare il bene che hai dentro, non permettere che tu metta sotto terra i tuoi sogni, il tuo entusiasmo, la tua energia, le tue speranze. Questo è il nostro compito: far crescere e moltiplicare. Non seppellire.

Il padrone quando torna, non vuole essere restituito nulla, anzi raddoppia: «sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto». Solo chi ha seppellito il talento ricevuto viene condannato. Solo a chi ha paura viene tolto. L’ultimo servo non è meno capace degli altri, ma ha avuto paura del padrone e per questo non ha osato. Questo servo è l’immagine dell’uomo che si lascia bloccare dalla paura di Dio, dall’immagine negativa che ha del suo Signore: «duro, che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso». Anche Adamo ebbe paura di Dio dopo il peccato originale e corse a nascondersi, a seppellire quello che aveva fatto. Per questa sua paura, unita all’errore di volersi sostituire al padrone, gli venne tolto il paradiso.

Però a pensarci bene, il servo della parabola di oggi non ha tolto nulla al padrone. In fondo ha restituito quello che aveva ricevuto. Ma Dio non si accontenta del possibile, nessuno di noi può sentirsi in pace con se stesso perché fa quel che può. Dio vuole che quello che noi consideriamo impossibile, diventi possibile. Questo significa amare: rendere possibile l’impossibile. San Giovanni ci dice che «Dio è amore» e San Luca ci ricorda che «nulla è impossibile a Dio», di conseguenza nulla è impossibile all’amore, nulla è impossibile a chi ha Dio con sé. Quindi amate, abbandonatevi all’amore, moltiplicate l’amore, difendete l’amore! L’amore è il talento che tutti abbiamo ricevuto; tutti siamo capaci di dare e ricevere amore. Non seppellite l’amore, non lasciatevi bloccare dalla paura di amare, non arrendetevi ad una vita mediocre né a chi vi dice di non essere all’altezza della vita: non è vero! Siamo custodi dell’amore e questo fa di noi uomini e donne straordinari, cioè capaci di trasformare una vita ordinaria in una straordinaria; non è successo questo quando abbiamo incontrato l’amore? Non è cambiato tutto? Non è saltato tutto? Non abbiamo fatto quello che fino a poco tempo prima pensavamo impossibile?

Carissimi amici, abbiamo ricevuto tanto da Dio, non lasciamoci bloccare dalla paura di fallire il compito per cui siamo stati creati: far crescere e moltiplicare l’amore. Soprattutto in questo tempo carico di incertezze e timori causati dalla pandemia, custodiamo noi stessi, non dimentichiamo gli altri e questo mondo; facciamo in modo che ognuno possa dare sempre il meglio di sé.

Amate, e non abbiate paura di farlo.


Fonte: don Ivan Licinio sul suo blog