don Gianvito Sanfilippo commenta il Vangelo del 6 marzo 2016

Nella quarta Domenica di Quaresima, la liturgia ci propone il Vangelo in cui i farisei e gli scribi mormorano contro Gesù perché accoglie i pubblicani e i peccatori. Il Signore racconta allora la parabola del figlio prodigo che sperpera il patrimonio paterno in modo dissoluto. Il perdono del padre provoca lo sdegno del figlio maggiore. Il padre gli dice:

“Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Su questo brano evangelico ascoltiamo una breve riflessione di don Gianvito Sanfilippo, presbitero della diocesi di Roma:

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[ads2]Peccatori e pubblicani sono attratti da Cristo, si avvicinano per ascoltarlo, i farisei e gli scribi invece si scandalizzano e mormorano, come il fratello maggiore della parabola condannano il peccato assieme al peccatore, preferiscono la giustizia piuttosto che aiutare chi è caduto. Ma il Padre non la pensa così, il suo amore, commuovendosi per la gioia del ritorno del figlio, rivela il volto della Misericordia, vero nome dell’amore divino; per lui il figlio vale più di ogni cosa, la sua dignità  supera di gran lunga ogni esigenza pur legittima di giustizia, il suo tornare in vita dalla perdizione è motivo irrefrenabile di festa e di letizia. Questa è la parabola che san Giovanni Paolo II ha scelto nella sua enciclica sulla misericordia su cui Papa Francesco ci invita a meditare in quest’anno giubilare. Cristo vuole fare di noi nuove creature, mediante la circoncisione del cuore, ovvero il desiderio di rompere con le opere morte che distruggono la comunione e umiliano l’uomo e ci offre la possibilità dell’umile confessione, vera fonte di allegria e pace. Entreremo così nella terra dove scorre latte e miele, varcando a piedi asciutti il fiume delle passioni, ci nutriremo dei suoi frutti squisiti di unità e perdono.

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Quarta Domenica del Tempo di Quaresima

[ads2]Lc 15, 1-3. 11-32
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 06 – 12 Marzo 2016
  • Tempo di Quaresima IV, Colore rosa
  • Lezionario: Ciclo C, Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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