don Gianmario Pagano – commento al Vangelo del 8 Marzo 2020

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“Il suo volto brillò…”: la trasfigurazione in Matteo

Quello che purtroppo non brilla in questo video è l’audio e me ne scuso. Probabilmente, specialmente nella seconda parte, ho coperto il microfono involontariamente durante la registrazione. Tuttavia, nonostante tutto, è abbastanza chiaro, anche se forse ci vuole un po’ di buona volontà…

La trasfigurazione raccontata da Matteo è una risposta alle perplessità dei discepoli davanti all’annuncio della Passione, ma è soprattutto una risposta alle parole di Pietro che “mettevano alla prova” il Maestro. Tuttavia, non è tanto Gesù a cambiare d’aspetto, quanto il modo in cui i discepoli lo vedono. È come se all’improvviso cadesse il velo che nasconde la vera, profonda, natura di Gesù, che non è solo quella divina, ma anche quella umana, riportata al disegno originario di Dio. La “luce” cui l’evangelista si riferisce, infatti, è anche un richiamo alla pelle nuda dei progenitori nel paradiso terrestre. La tradizione giudaica riteneva infatti che il peccato avesse reso invisibile agli occhi umani quel vestito di luce che originariamente proteggeva il corpo di Adamo ed Eva. Quel vestito splendente sarà restituito all’uomo dalla nudità di Cristo sulla Croce.

Mosè ed Elia si manifestano, vivi, accanto a Gesù per sostenerlo e consigliarlo in quella che è una missione simile a quella che essi stessi hanno vissuto: soffrire per dare vita a un popolo, confidando in un Dio che li ha preservati in modo originale dalla morte.

La straordinaria visione culmina con la rivelazione del Padre che comanda di ascoltare il suo Figlio, quello amato più di tutti. Infine, la sopraffazione e lo stordimento dell’esperienza travolgente dell’Assoluto lasciano spazio all’unica, delicata, mite, presenza del solo Gesù.

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