don Franco Scarmoncin – Commento al Vangelo di domenica 8 Settembre 2019

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Commento alla Prima Lettura

– La pagina di oggi è tratta dal libro della Sapienza

scritto probabilmente verso il 200 a.C.

La pagina di oggi

è una preghiera per chiedere a Dio la sapienza.

 

Sapienza non è da non confondere

con la conoscenza di tante cose,

con l’intelligenza,

con la cultura…

Sapienza è un dono di Dio.

 

– Chi sta scrivendo è un uomo di grande cultura:

conosce la scienza, l’aritmetica,

la fisica e l’astronomia,

il comportamento degli animali, ecc…

ma sente il bisogno della “sapienza”

che viene da Dio.

 

– Cosa si intende per “sapienza”?

         Riuscire a dare una risposta

         ai grandi interrogativi della vita:

        

         quale sia il posto della religione nella vita,

        

         tenere le giuste le relazioni umane

         e con la famiglia

        

         individuare il nostro ruolo sociale,

        

         conoscere il senso della vita,

        

         il perché del dolore,

        

         capire quale sia il valore da dare al denaro,  

        

         che cosa è bene e che cosa è male,

        

         quali siano le scelte giuste da fare

         ecc…

 

– L’uomo per darsi una risposta

ha bisogno di una sapienza

che non è semplicemente cultura,

ma di quanto può venirgli da Dio.

 

Ogni altra risposta ai nostri interrogativi

risente dei condizionamenti,

dei fattori educativi, religiosi,

della tradizione o della pubblicità,

quello che dice la gente…

e dei limiti a cui siamo soggetti…

per cui siamo forviati

e facilmente portati a fare scelte errate

se Dio non comunica la sua sapienza.

 

Il libro non ci dice che cosa sia “sapienza”,

in che cosa consista

o quali siano le sue caratteristiche;

oppure che cosa sia necessario fare

per avere la sapienza di Dio…

Bisognerà arrivare  conoscere Gesù,

Sapienza e Parola di Dio,

per intuire in che cosa consista la sapienza

di cui si parla in questo libro dell’A.T.

 

– Il collegamento con la pagina del Vangelo

sta nelle parole di Gesù

che parla di sapienza,

di scelte sapienti e meditate

prima di essere decise:

se fare una casa,

o dichiarare una guerra

se conviene seguirlo totalmente,

oppure no…

 

         VANGELO

 

– Mentre sta camminando verso Gerusalemme

a Gesù sorge un dubbio:

         Forse qualcuno sta seguendolo

         pensando di ricavarne qualche vantaggio

         in un prossimo futuro… ?!

 

– Allora si gira,

e pensa bene di ribadire alcuni punti;

non è la prima volta che lo fa

e non sarà neppure l’ultima.

         Dice:

“Chi continua a seguirmi, deve:”

 

         1°

rinunciare alla famiglia

deve avere forza e coraggio anche

a tagliare ogni legame famigliare

e con le persone care;

 

N.B.

Ci sono evidentemente delle sfumature

e possibilità diverse

in questo seguire Gesù

e nella conseguente rinuncia alla famiglia.

Non è un obbligo:

se qualcuno intende seguire Gesù…

sappia che …

… un conto è seguire Gesù giorno e notte

e fare della propria vita,

una vita spesa per la sua causa

e allora non c’è più famiglia,

né persone care, né interessi…

Le persone care saranno quelle che la missione

ti metterà davanti da amare.

Diversamente

invece se seguire Gesù

volesse significare solo

andare a Messa alla domenica…

non è più necessario lasciare la famiglia

o i figli.

C’è tutta una gamma di possibilità

nel seguire Gesù e il suo messaggio

e di conseguenza avere una famiglia

e mantenerla…

non va in contrasto con quanto ci chiede Gesù.

 

In altre parole:

ci sono vari modi, stadi, possibilità, sfumature

nella scelta di seguire Gesù:

la forma più comune è quella del battezzato

che cerca di vivere la sua fede e la carità

in maniera spontanea, libera,

come la sua natura gli permetterà di fare…

 

un’altra maniera è la scelta radicale per Gesù:

lasciare tutto, lavoro e famiglia

e vivere al servizio delle persone,

per aiutare chi è in difficoltà, i poveri…

fino a rinunciare a tutto… anche alla vita…

 

tra queste due scelte di minima e di massima

si collocano tutte le nostre scelte cristiane.

Niente è obbligatorio

e tutto è facoltativo e libero.

 

 

         2°

portare la croce;

significa: servire,

mettersi a disposizione degli altri;

e in particolare di chi ha più bisogno.

La comunità cristiana

è una comunità in servizio e a servizio

non di Dio,

ma dei poveri.

 

         3°

rinunciare ai propri averi.

Il servizio a Gesù e ai poveri

lo si può fare solo se si è poveri;

nel senso che si è liberi da impedimenti,

da impegni, da legami…

Non ci si può portare dietro nulla

e non si può avere a cuore affari, impegni,

interessi economici o altro.

 

La testimonianza della povertà poi

è condizione indispensabile

perché la nostra predicazione sia efficace

e credibile.

 

 

Conclusione di Gesù:

         “Se qualcuno vuole continuare a seguirmi,

         deve pensarci bene;

         come farebbe un padrone

         prima di costruirsi un castello o una casa

         o un re prima di dichiarare una guerra… “

         Non si decide una cosa importante

         a cuor leggero e senza aver riflettuto a lungo.

 

Credo che sotto questo aspetto

come Chiesa e comunità cristiane

siamo molto carenti.

Abbiamo troppa poca fede

per rinunciare ai mezzi umani

e abbiamo troppa fiducia in noi stessi

per avere fede in Dio.

E il risultato è quello che abbiamo davanti

tutte le domeniche:

i super-mercati pieni

e le chiese vuote.

Commento a cura di don Franco Scarmoncin – Diocesi di Padova

Letture della
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?

Dal libro della Sapienza
Sap 9, 13-18
 

Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
 
I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
 
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
 
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
 
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 89 (90)

R. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.
 
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R.
 
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.
 
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R.

Seconda Lettura

Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.

Dalla lettera a Filèmone
Fm 9b-10.12-17

 
Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
 
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario.
 
Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.

Parola di Dio

Vangelo

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14, 25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore

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