don Franco Scarmoncin – Commento al Vangelo di domenica 29 Settembre 2019

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1° Lettura

La scorsa domenica

abbiamo letto una pagina

del medesimo Profeta Amos (VIII sec. a.C)

ed era un richiamo ai ricchi di Israele,

ai latifondisti, ai governatori, ai re

ai sacerdoti, ai nobili ai ricchi commercianti

che si arricchivano imbrogliando

e falsificando perfino i pesi e le misure…

 

Oggi il medesimo Profeta

riprende il richiamo e rimprovero

verso i benestanti, i ricchi e gli arricchiti…

Questi godono di una tale abbondanza

di denaro, di mezzi e di lusso

che possono permettersi agi e servizi

che gli altri

non se li immaginano neppure:

sempre sdraiati a tavola a mangiare

carni tenere e a ingozzarsi,

perdono tempo senza far nulla,

bevono vini pregiati e rari,

si ubriacano,

si fanno ungere di olio profumato

tutto il corpo

per la vanità che li consuma….

 

Mentre i ricchi

non si curano del popolo loro affidato

i poveri non hanno neppure il necessario…

Ma anche per loro ci sarà un momento

per fare giustizia:

saranno tutti deportati;

anzi saranno i primi a pagare le loro malefatte.

 

Succederà pochi anni dopo nel 721

quando il nord di Israele

cadrà in mano agli Assiri

e tutti saranno deportati a Ninive.

 

– L’attualizzazione di questa pagina

l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni:

una ricchezza mal distribuita,

pochi ricchi, troppo ricchi da una parte

con palazzi, castelli, ville in montagna e al mare,

yatch e panfili smisurati, banche ai loro ordini,

e una moltitudine di povera gente

che fatica ad arrivare a fine mese…

         Ci sarà un momento

         in cui sarà fatta giustizia?

         O finirà tutto in una bolla di sapone

         e in un imbroglio colossale?

 

         Io credo che ci sarà giustizia per quanti

         hanno voluto arraffare tutto,

         arricchire solo loro

         escludendo gli altri…

         e spesso nei giornali leggiamo nomi e cognomi

         di gente che finisce in Tribunale,

         viene chiesta loro giustizia

         e devono vergognarsi

         per quello che hanno fatto e rubato.

 

– Collegamento con la pagina del Vangelo:

anche nel Vangelo si parla di un ricco

che mangia da solo e se la spassa,

mentre un povero muore di fame alla sua porta,

tra l’indifferenza di tutti.

VANGELO

– La parabola ha tre protagonisti:

un ricco                 che mangia e se la gode da solo,

un povero     che muore di fame

Abramo                 impersona la voce di Dio

 

– non è detto che il ricco sia cattivo

né che il povero Lazzaro sia una persona buona;

 

– non si dice neppure che il ricco

va all’inferno per il fatto di essere ricco;

come se fosse un peccato

o proibito o un male

essere benestanti o ricchi;

 

Essere ricchi non è male..

il male sta nella maniera in cui usiamo

la nostra ricchezza:

vogliamo essere ricchi e stare bene,

escludendo gli altri…

 

– il povero non va in Paradiso perché è povero.

 

– Né viene detto che il ricco

per il semplice fatto di essere ricco

deve essere anche cattivo e immorale

e pertanto meriti l’inferno,

 

né il povero,

per il fatto di aver patito tanto,

è detto che sia anche buono 

e meriti il Paradiso.

 

– Il nucleo della parabola

sta in questo:

         il ricco viene condannato

         non perché cattivo

         o non faceva l’elemosina

         (troppo comodo dare le briciole)

         quanto piuttosto

         perchè si era chiuso nel suo mondo,

         vive in un mondo fuori dalla realtà,

         e non era interessato a quanto lo circondava,

         non vedeva la miseria degli altri.

 

– Secondo il Vangelo della scorso domenica:

il ricco deve comportarsi

come un buon amministratore

a beneficio del povero…

 

– Il male dei ricchi

e quando diciamo “ricchi”

facciamo riferimento a quanti

hanno la mentalità propria dei ricchi:

voler avere tutto per se stessi,

accumulare sempre di più,

non vedere i bisogni degli altri

e non preoccuparsi della povertà

della massa della gente che ci sta attorno.

 

La mentalità del ricco

(senza essere ricchi economicamente)

l’abbiamo un poco tutti;

come pure la mentalità

propria di chi sta al potere

e pensa che a lui tutto sia lecito,

che le leggi non valgano per lui,

e che a lui non sia richiesto

un comportamento morale onesto e serio

Es.  fate caso:

quando un poveraccio arriva al potere,

si comporta come il peggiore dei dittatori…

manca solo poi che sia anche stupido

e allora sono guai per tutti…

inutile fare nomi…

qualcuno si sentirebbe offeso

 

N.B.

Si parla del ricco all’inferno…

Dio non manda all’inferno nessuno,

neppure se vuole andarci…

         Oltretutto:

“andare all’inferno”

“finire all’inferno”

farebbe pensare a un luogo, un ambiente…

ma l’inferno non è un luogo, o uno stanzone,

un mare di fuoco, ecc…

l’inferno è:

non essere con Dio.

 

La parabola è un insegnamento “didattico”

e vuole spronare i cristiani

a un tipo di comportamento altruistico,

di carità e generosità (che non è elemosina)

prospettando il premio (Paradiso)

e mettendo davanti anche il castigo (l’inferno),

ma non per far credere

che qualcuno ci possa andare,

piuttosto per farci capire quanto importante

sia la carità verso i poveri.

Commento a cura di don Franco Scarmoncin – Diocesi di Padova