don Franco Scarmoncin – Commento al Vangelo di domenica 28 Giugno 2020

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1° Lettura

– I protagonisti della pagina biblica

(siamo 750 prima di Gesù)

sono una coppia di sposi, ormai anziani,

e il Profeta Eliseo.

Questo Profeta non ha lasciato nulla di scritto

come tanti altri profeti;

ma è noto per i numerosi miracoli

narrati nei due Libri storici dei Re.

 

– Il Profeta e un suo discepolo

erano soliti passare e sostare

per riposarsi

presso una famiglia di Sunem;

come una volta erano soliti fare anche

alcuni frati che passavano di casa in casa

a chiedere offerte per il convento.

 

– Marito e moglie, abbastanza benestanti,

di comune accordo decidono

di costruire una stanza in muratura

sopra la loro casa, fatta di un unico piano,

in modo che Eliseo potesse trovare ospitalità

e fermarsi quando fosse tornato da quelle parti.

 

– Come segno di ringraziamento

per il grande gesto di generosità

dei due coniugi,

il Signore accoglie una loro preghiera

che avevano sempre rivolta a Dio

ma che non era mai stata esaudita:

concede loro un figlio.

Il Profeta li assicura che al suo ritorno,

tra un anno,

terranno in braccio un bambino.

Così infatti avverrà.

 

– Conclusione:

fino a che punto di generosità

o di accoglienza ci siamo spinti noi ?

Ricordiamo un gesto particolare

di attenzione verso una persona in difficoltà ?

 

 

       VANGELO

 

– “Chi ama il padre e la madre

più di me,

non è degno di me…”

       Chi ama il figlio o la figlia più di me,

non è degno di me”

 

Ma queste parole sono dettate

da una persona equilibrata

o da uno che è abituato a spararle grosse

e un poco megalomane?

 

Come può pensare Gesù

che abbiamo da amare Lui più dei nostri genitori?

O che un genitore possa amare Dio

più di quanto ami un figlio?

 

Non è proprio pensabile!

 

E allora, come si possono spiegare

queste parole di Gesù?

 

Risposta:

Gesù sta parlando ai suoi Discepoli,

a quanti cioè lo stanno seguendo

nel cammino verso Gerusalemme,

dove verrà preso e crocefisso.

Non sta parlando alla gente comune,

ma solo a quanti lo stanno fisicamente

accompagnando verso la capitale.

A questi Gesù fa un discorso molto serio,

senza creare illusioni

(tutti erano convinti che Gesù avrebbe

creato una sommossa di popolo,

avrebbe vinto i Romani,

dando vita al Regno di cui parlava sempre)…

se si fosse avverata questa possibilità,

i suoi amici discepoli che lo stavano seguendo

avrebbero ottenuto qualche posto di potere.

 

Gesù tenta in tutti i modi di far capire

come invece stanno le cose

e cosa li sta aspettando a Gerusalemme.

Perciò dice:

“Se continuate a seguirmi,

sappiate che non avete nulla da guadagnare

né ora nè in futuro,

ma solo avversità, umiliazioni e percosse.

Quindi

se continuate a seguirmi

dovete rinunciare alla vostra famiglia,

al padre e alla madre,

rinunciare a formarvene una vostra;

perché non potete seguire me e affari,

famiglia, impegni, interessi vari…

Se preferite me

alla famiglia,

se siete convinti di seguire me…

dovete amare me

e stare con me

più che con vostro padre e vostra madre…

Se ve la sentite,

continuate a seguirmi,

altrimenti,

se avete dei dubbi,

tornate sui vostri passi

e amici come prima”.

         Es. Giuda a un certo momento

         lascia Gesù…

         non se la sente di continuare

         a rinunciare a tutto.

 

– Chi crede di salvare la sua vita

circondandola di attenzioni e sicurezze,

che pensa di vivere solo per se stesso…

la sua vita è persa,

inutile se vissuta solo per se stessi…

Se al contrario,

la vogliamo realizzare,

dare alla nostra vita uno scopo alto e grande,

se vogliamo dare un senso,

un obiettivo

che vada oltre alla nostra esistenza…

dobbiamo donare la vita e

viverla per gli altri.

 

– E’ un discorso di “fede”;

per chi crede in Gesù

questo non solo è vero e giusto,

ma pure il nostro bene.

Commento a cura di don Franco Scarmoncin – Diocesi di Padova